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Rivoluzione scientifica - I filosofi

Thomas kun dà una definizione di paradigma come di insieme coerente e articolato di teorie che sono predominanti in un certo momento storico. Prima visione aristotelioco - tolemaica poi rivoluzione di Copernico, che ha abbandonato la visione geocentrica dell universo, che ne poneva la terra al centro e faceva girare tutto intorno ad essa, c'era l'empirio dove c'era l'ultimo cielo e dove c'erano le stelle fisse e dimorava Dio. Durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose che prima non vedevano, perchè erano cose inconcepibili. Se una cosa non si conosce, la mente non porterà i sensi a porre l'attenzione verso una determinata cosa. La teoria aristotelico - tolemaica non spiegava tanti problemi, ma nessuno aveva il coraggio di cambiarla, così creavano ipotesi per tenere in piedi la teoria, che era diventata un mostro. La grandezza di Copernico è stata quella di voltare pagina, egli non ha detto chissà che cosa, ha posto il sole al centro dell'universo, ma già prima un certo Aristarco da Samo ,il giorno dell'equinozio d'estate, quando i raggi cadono più o meno perpendicolari alla terra (si trovava in Egitto), era riuscito a calcolare con approssimazione, la distanza del sole dalla terra uttilizzando la proiezione dell'ombra e aveva capito che il sole era molto più grande della terra e che quindi era esso che le girava intorno, questa teoria però non aveva avuto fortuna, poichè subentra l'autoritarismo, aristotele era considerato l'autorità nel campo della scienza, e perciò la sua teoria che venne assunta dalla chiesa, come la verità e rimase così per tutto il medioevo. Ciò che apre la strada a questa rivoluzione di idee, sarà l'astronomia, e i rappresentanti Copernico, Keplero, Tycho Brahe, Galileo e Newton che ristitemerà tutte queste idee nella fisica classica. Per pezzo per pezzo, a fatica viene smontata questa vecchia teoria, una teoria millenaria. Copernico pone il sole al centro dell'universo, Thyco Brahe che era un anti-copernicano, però elimina le sfere materiali (nella vecchia cosmologia pensavano che nel loro moto i pianeti fossero intrappolati in delle sfere materiali che li trainano e li fanno girare), sarà Keplero a sostituire quest'idea della sfera con l'idea del moto elittico e Galileo dimostrerà che non è vero che ci sono due fisiche, una terrestre da una celeste, perchè lui osserva con il cannocchiale i pianeti, gli astri e la luna e vede che sono fatti di montagne, di valli, come la terra. Galileo non inventa il cannocchiale, sapeva che era stato un fiammingo, e allora non si usava come strumento scientifico, sarà Galileo a perfezionarlo e a creare un telescopio. Galileo dimostrerà la falsità della distinzione della fisica, Aristotele pensava che ci fosse la quint'essenza, l'etere, che rendeva perfetti solo i cieli, a differenza della terra che è fatta dai quattro elementi. Formulerà anche il principio di'inerzia. Newton raccoglie tutte queste teorie. Durante questi 150 anni non cambia solo l'immagine del mondo, ma cambia proprio l'immagine dell'uomo, spostando fuori dal centro la terra, butta fuori anche l'uomo. Cambia la scienza, cambia l'idea del sapere, nasce il metodo scientifico, nasce la figura dello scienzato, mentre prima era un mago, un filosofo della natura, un dotto, mentre da quando la scienza acquisirà un suo metodo e diventerà autonoma dalla filo e dalla teologia, nascerà lo scienziato. Cambiano i rapporti tra la scienza e la società, e tra scienza e filosofia e tra scienza e fede. Copernico sposta la terra e con essa anche l'uomo, ora la terra diventa uno dei tanti pianeti che gira intorno al sole, mentre prima si pensava che dio avesse fatto tutto in funzione della terra e del uomo, suo abitante, ora la terra non è più luogo privilegiato della creazione, perchè sulla terra abita l'uomo, che è la più alta creatura creata da dio, perchè la terra è creata per l'uomo, sorgono allora tantissimi problemi. Se la terra è soltanto uno dei tantissimi pianeti potrebbe essere successa una cosa analoga alla discendenza da Adamo ed Eva anche in qualche altro pianeta. Questi interrogativi per avere un esempio analogo, si erano riproposti quando venne scoperto il nuovo mondo, il problema della diversità che suscita timore, e la cultura occidentale era andata in crisi, e quando Giordano Bruno (filosofo stravagante) farà diventare infinito l'universo, il pensiero tradizionale andrà in crisi. Anche Copernico aveva allargato l'universo, ma si credeva fosse pur sempre finito. Il problema dell'infinita dell'universo faceva sorgere il problema della dimora di Dio, non si sapeva dove dimorasse. Muta progressivamente anche l'immagine della scienza, perchè questa rivoluzione scientifica, non consiste solamente nel raggiungimento di nuove teorie, ma è anche una rivoluzione dell'idea di sapere, dell'idea di scienza. Una rivoluzione scientifica è un grande movimento di idee, un grande movimento di pensiero che coinvolgerà tante discipline e spazierà in vari campi, cambia sostanzialmente il modo di vedere le cose nel mondo. A trascinare questa rivoluzione sarà l'astronomia, Copernico sarà quello che introdurra l'eliocentrismo(tutti i pianeti girano intorno al sole). Il processo di mutamento dell'universo è stato espresso bene da un'epistemologo che si chiama Thomas Kun che ha scritto un classico intitolato La struttura della rivoluzione scientifica, in cui dice che quello che cambia con Copernico, è il paradigma, cioè una serie di metodi che contraddistiguono in una certa fase della scienza una certa visione, un certo metodo di fare scienza. Si abbandona il paradigma tolemaico e si fa spazio a quello Copernicano. Quando si usa il termine rivoluzione si indica qualcosa di nuovo si taglia con il passato. Kun dice: "Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso prende nuove direzioni, ma il fatto ancora più importante, è che durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse, anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano guardato prima. " Questo è ciò che successe con Copernico, il quale ebbe il grande merito di rompere con il passato e addottare una nuova teoria. Tutti i grandi nomi della scienza hanno contribuito a determinare la nuova visione dell'universo e poi è confluito tutto in Newton, tutto è stato sintetizzato in quella che si chiama la fisica classica newtonana, che tutt'oggi serve per spiegare il macrocosmo, se non entriamo in microfisica, che riguarda il mondo delle particelle subatomiche, sono ancora valide le teorie di Newton. Copernico mette il sole al centro dell'universo e la terra le gira intorno(teoria che avevano ipotizzato già i pitagorici). La teoria di Aristotele era più corrispondente alle credenze della bibbia, nella quale c'è scritto "Oh sole fermati". Tycho Brae è un grande anti copernicano, egli elimina le sfere materiali e introduce l'idea di orbita. Keplero (grande matematico discepolo di Tycho) dà una sistemazione matematica, dà ragione a Copernico e tenta di dare una spiegazione matematica alla sua teoria, e scopre che questi pianeti non hanno un'orbita circolare perfetta ma hanno un moto elittico, descrivono un ellissi. Galileo Galilei attraverso il cannocchiale, che usa con uno scopo scentifico, e vede che la fisica terrestre è uguale a quella celeste, e distrugge quella credenza antica che faceva una distinzione fatta da Aristotele tra la fisica celeste (formata dal quinto elemento, l'etere e il movimento circolare, perfetto e incorruttibile dei pianeti) e la fisica terrestre (movimento imperfetto e fatta di materie soggette al divenire, i quattro elementi:acqua, aria, terra, fuoco) per Galileo la fisica è quindi unica. Isaac Newton con la teoria della gravitazione unifica la fisica di Galileo e quella di Keplero. Durante questi 150 anni non muta solo l'immagine dell'universo, ma anche l'idea della scienza, l'idea dell'uomo, il rapporto tra uomo e scienza, tra scienza e filo e tra scienza e fede. Con Copernico la terra diventa un qualunque pianeta, l'universo si ingrandisce, ma rimane pur sempre finito. Ora che la terra non è più al centro, sorge un problema, prima si credeva in una centralità dell'uomo (abitante della terra) tutto l'universo era in funzione dell'uomo, ora invece sorgono tante domande teologiche e antropologiche, è possibile che esistano altri pianeti abitati, da uomini o altri esseri viventi. Questo è una questione tutt'ora presente ai giorni nostri. Il problema allora era conciliare questo con la religione, con la rivelazione, con quanto afferma la Bibbia, che parla solo dell'uomo. Ma se Dio si è rivelato sulla terra, potrebbe essersi rivelato anche in altri mondi? Tutta una serie di interrogativi che mettevano panico nella gente. Ci saranno altri intelletuali come Giordano Bruno, che parlerà dell'infinità dei mondi, e squarcierà i confini dell'universo, e il pensiero comune si ritroverà nell'urgenza di reperire una dimora di Dio. Mutando questa immagine del mondo, muta anche l'immagine della scienza, stessa cosa che successe quando venne scoperto il Nuovo Mondo. La rivoluzione scientifica è anche una rivoluzione sull'idea di che cosa sia la scienza. Fino a questo punto la scienza vera e propria non esisteva, era considerata la filosofia della natura. La nascita della scienza deve molto a Galileo Galilei, il quale espliciterà con molta chiarezza che la scienza non è più un "discorso su un mondo di carta", perchè prima lo scienziato era una persona intelletuale che discuteva su libri, su quello che era già stato detto da persone che erano ritenute autorevoli(il principio dell'autorità), il loro operato quindi si riduceva ad un commento di quello che era già stato detto. Questo secondo Galileo è un mondo di carta, un mondo di parole, la scienza non può procedere in questo modo, ma deve fare un discorso, un'indagine sulla natura, deve fare un'osservazione sulle cose, deve sviluppare anche delle teorie, ma poi deve verificarle, cioè con degli esperiminti. Il metodo scientifico è infatti basato sulla prova delle teorie attraverso degli esperiminti che vengono ricostruiti. Questo metodo lo dobbiamo a Galileo, egli è il primo che dice che la scienza deve avere un suo metodo, e riesce a descrivere questo metodo e riesce quindi a ritagliare un'autonomia alla scienza, che grazie a Galileo riuscirà a distaccarsi dalla filosofia. Questa nuova immagine della scienza emerge dopo una lunga gestazione e da un insieme di tanti elementi, in cui troviamo anche combinate magia, alchimia, ermetismo, astrologia, all'inizio la scienza è come un grande calderone in cui si mescolano tutte queste cose e anche molti temi della filosofia neoplatonica. Il neoplatonismo ha una corrente in cui si dà grande importanza al sole, che è visto come il simbolo di questa mente superiore(dio), architetto dell'universo, si ritiene che l'universo debba essere ordinato secondo delle leggi matematiche, e che la chiave di lettura dell'universo, sia proprio la matematica. Questa è la filosofia di fondo della rivoluzione scientifica. Tutte le figure rilevanti che hanno contribuito, sono dei neoplatonici, anche Galileo, perchè ritengono che l'universo sia ordinato, c'è quest'idea neoplatonica(perchè era stato platone a dire che noi riusciamo a vedere le idee perchè c'è questo sole che ci illumina, altrimenti vivremo nel buio e nell'ignoranza. Conosciamo grazie al sole). Quest'idea è presente in tutti questi astronomi. Che è poi un principio di razionalità, razionalità che si crede sia di natura matematica, e quindi quantificabile attraverso numeri.

Ermetismo: Ermeto trisnigisto (personaggio leggendario), che Marsilio ficino (filosofo che ha fondato l'accademia platonica fiorentina a Firnze), credeva veramente nell'esistenza di questo Ermeto trisnigisto( vuol dire tre volte grande) il quale si riteneva fosse l'autore del pocus ermeticum, una raccolta di testi di filosofia ermetica, testi molto antichi che si fondavano sul parallelismo tra il microcosmo (l'uomo) e il macrocosmo (l'universo), e si riteneva che ci fosse una sorta di "simpatia cosmica" tra l'uomo e la natura, l'universo, come se l'universo fosse un grande essere vivente. E ci sono delle cose stranissime. La filologia riuscirà poi a dimostrare che questo pocus ermeticum era un falso, Ermeto si faceva risalire ai tempi di Mosè, ed era questa grande figura di sapiente che riusciva avere delle conoscenze sulla cabala (l'interpretazione dei testi sacri). La scienza diventerà una scienza sperimentale solo con Galileo. La scienza diventa pubblica in quanto si basa sull'esperimento è teoricamente controllabile da tutti, tutti possono controllare questo sapere, non è più un sapere per pochi, che rimane nascosto tra maghi e alchimisti, che erano molto gelosi delle loro conoscenze e non le rendevano pubbliche. Mentre un tratto importante della scienza moderna è che i scienziati cominciano a mantenere dei contatti (anche internazionali) tra di loro, della corrispondenza attraverso lettere, in cui si comunicavano le loro scoperte, le loro ipotesi, e quindi la scienza diventa qualcosa di pubblico e controllabile, nascono nuovi centri di sapere, come le accademie, fornite di laboratorio. La scienza trova le sue verità indipendentemente dalla filosofia e dalla teologia, indipendenza che però si trafosrmerà in uno scontro, ad esempio Galileo sarà costretto a subire due processi a Roma, la prima volta gli verrà imposto di non protestare più il Copernicanesimo, ma la seconda volta sarà sottoposto ad una vera e propria abiura, dovrà cioè dire pubblicamente che tutto ciò che lui aveva scritto e pensato era sbagliato, per non subire la condanna a morte per Eresia. Scontro tra Galileo e la chiesa. Quando Copernico rende pubblico il suo De rivolutionibus (1543), il giorno prima della morte dello stesso Copernico, che era già ammalato, e che non fu in grado di leggere pubblicamente. Un teologo luterano, Andrea Osianda, si affrettò a scrivere una prefazione a quest'opera, in cui affermò che la teoria copernicana, non era una descrizione vera del mondo, quindi non era una teoria realistica ma era soltanto una teoria strumentalista, cioè è soltanto uno strumento per fare previsioni astronomiche, per fare calendari. E questa sarà anche l'idea che assumerà il cardinale Bellamino che sosterrà nei confronti della difesa del copernicanesimo fatta da Galileo. Sia Galileo sia Copernico erano convinti che il copernicanesimo fosse la descrizione vera del mondo. La chiesa non poteva accettare che il copernicanesimo fosse la descrizione vera del mondo, perchè questo contraddiceva la teoria aristotelico-tolemaica. Compare sempre l'autoritarismo aristotelico che blocca il diffondersi della scienza, e porta al rifiuto di nuove idee, ed è una cosa contro la quale si scaglierà Galileo, che dirà che la scienza non deve tentare di scoprire le essenze delle cose. Aristotele non aveva distinto tra essenza ed esistenza, aveva solo tentato di definire la quiddità, aveva dato per scontato l'esistenza di una cosa. Per Galileo è una cosa vana scoprire l'essenza, perchè è un'impresa dal punto di vista scientifico, inutile, sterile. La scienza non si occuperà più delle essenze o delle sostanze, dei fenomeni delle cose, ma si occuperà delle qualità delle cose, di descrivere i fenomeni che sono pubblicamente controllabili e quantificabili, quindi non sarà più "Che cosa?" ma "come?" avviene un fenomeno. Non più la sostanza, ma la funzione delle cose.
La rivoluzione scientifica è un grande cambiamento di idee, della concezione dello scienziato ma c’è una metafisica dietro,un impianto filosofico, perché tutti questi approcci sono neoplatonici: loro credono che l’universo debba essere ordinato,un ordine semplice dettato da regole matematiche e dio è una specie di architetto, per scoprire i misteri dell’universo abbiamo bisogno della matematica. Questa concezione neoplatonica rimane come presupposto metafisico di tutta la rivoluzione scientifica.
All’inizio la scienza è un mix di magia astronomia alchimia misticismo, è solo durante la rivoluzione scientifica e un grosso contributo di Galileo (che chiarisce il metodo della scienza) che la scienza avrà la sua autonomia, staccandosi dalla filosofia e fede.
Galileo iniziò guardando con il cannocchiale gli astri scoprendone un numero maggiore di quelli conosciuti,lui scriverà tutte le sue scoperte nel Siderium nuntius, che metteranno in difficoltà anche gli astrologi oltre che gli astronomi. Lettera contro Galileo di un astrologo perché Galileo gli scombussola tutti i calcoli: un mecenate napoletano dice che la lettera è da parte degli astrologi e medici i quali incolpano Galileo di rovinarli tutta l’astrologia e tutte le cose che al tempo derivavano dallo studio dei pianeti vengono scombussolate (i mesi della formazione degli embrioni,la qualità delle stelle fisse,l’ordine ecc..): più si afferma la teoria copernicana più si riduce lo spazio per l’astrologia. Quindi il Copernicanesimo dovette combattere contro la chiesa e anche contro l’astrologia. Per arrivare al concetto di scienza odierno c’è un lunghissimo periodo dove la mistica neoplatonica si intreccia con l’ermetismo, con la magia, alchimia, astrologia, ecc.
Quindi la rivoluzione scientifica non avviene di colpo e non è del tutto razionale ma ci sono ancora alcuni elementi mistici che verranno eliminati nel corso di tanti anni.
Una cosa importante è che viene a crearsi un forte legame tra tecnica e scienza. Fino alla rivoluzione il sapere era diviso in arti liberali e meccaniche. Le arti liberali richiedevano l’intelletto, quindi ritenute nobili e pure, mentre quelle meccaniche erano dovute all’uso delle mani quindi inferiori considerate arti per i servi. Infatti l’intellettuale del tempo non si sporcava le mani era solo teorico il suo lavoro. Nel processo della rivoluzione scientifica avviene una cosa nuova: la separazione tra i due tipi di arte viene meno perché per il nuovo scienziato il metodo diventa l’esperimento, cioè va a sperimentare se la teoria è vera,deve riprodurre la situazione ma gli servono strumenti che deve costruire deve sporcarsi le manideve avvalersi della tecnica. Cambia l’immagine del sapere,per il quale diventa indispensabile la tecnica, la pratica. Alle volte tanto è vero che lo scienziato deve rivolgersi all’artigiano per costruire i macchinari. Il sapere necessita delle arti meccaniche e diventa un sapere pubblico,cioè riproducibile con esperimenti con la pratica.
Quando Galileo insegnerà a Padova, dove scoprirà il cannocchiale, lui continuerà a modificarlo e a migliorarlo e va nei cantieri di Venezia negli arsenali per imparare dagli artigiani.
Grande disputa: ma la rivoluzione chi l’ha fatta? L’hanno fatta gli scienziati o i tecnici?
Koyrè, storico della scienza, dice che sono stati gli scienziati,perché ad es. Galileo si è recato nei cantieri ad imparare ma lui non ha imparato la sua professione da quella gente ma è stato lui che gliel’ha insegnata. Perché ad esempio l’elettricista sa mettere apposto la corrente ma non sa il perché viene ripristinata lui sa solo come fare…solo lo scienziato sa spiegare il perché. Lui fa l’esempio dei pozzi nex sapeva perchè l’acqua non saliva oltre i 10 m e 36 cm ci volle Torricelli per spiegarlo. O i marinai conoscevano le maree ma solo Newton le spiegò.
Un’altra questione è quella degli strumenti: durante la rivoluzione la strumentazione diventa parte della teoria stessa,infatti dal 600 la strumentazione negli elenchi degli esperimenti è innumerevole(telescopio di Galileo,microscopio di Malpighi,il pendolo di Uk,termometro ad alcool di Magalotti, il barometro di Torricelli) invece nel 500 è molto scarsa perchè gli strumenti erano legati + che altro all’osservazione astronomica, in meccanica si usavano le leve e le pulegge(ruote su un albero rotante).Quindi la strumentazione entra nella teoria, prima non volevano che si usasse ad esempio il cannocchiale perché pensavano: perché Dio ci ha dato gli occhi? Galileo diceva che i sensi erano limitati la vista doveva essere potenziata per vedere le stelle con degli strumenti, ma molti si rifiutavano pensando che fossero strumenti del demonio o magia e che Galileo fosse un furfantello.
Galileo dirà che i sensi possono anche ingannarci: noi vediamo il sole che sale a est e tramonta a ovest quindi diremo che il sole gira attorno alla Terra(teoria aristotelica - tolemaica). Lui formulerà il principio della relatività galileiana andrà contro i sensi.
Un’altra questione è lo strumento perturbatore: cioè lo strumento può anche perturbare l’oggetto che stiamo osservandopolemica tra Newton e Uk sulla teoria dei colori e del prisma: Newton fece esperimenti sulla luce con il prisma e Uk apprezza il suo lavoro ma contesta l’ipotesi che la luce sia bianca e quindi composta da tutti i colori (ruota dei colori veloce) non pensava che il colore fosse una proprietà dei raggi ma pensava che la luce bianca fosse prodotta dal movimento delle particelle che compongono il prisma cioè dovuto dallo strumento che usa.Questa questione è ancora attuale paradosso della scatola e gatto. La rivoluzione sancisce la legalità degli strumenti.

Copernico
copernico nasce in polonia e studia a Cracovia e a ferrara si laurea in diritto canonico.
In polonia non trascura gli studi astronomici e a circa 30 anni stenda il de rivolutionibus omni celesti (la rivoluzione dei corpi celesti) ma non le pubblica subito.
Nel frattempo la fama di copernico aumenta, inizia ad essere conosciuto come nuovo astronomo che avrebbe teorizzato il nuovo sistema, diverso da quello tolemaico del geocentrismo se non che non pubblica l’opera perché aveva paura, lui si riteneva come i pitagorici che tengono le idee nascoste, poi sollecitato da più parti soprattutto da Reticus, insegnante di Wittemberg, riesce a conquistare la fiducia di copernico e così copernico fece un breve sunto della sua opera e lo pubblica come “narratio brevis” successivamente pubblicherà l’intera opera.
Della stampa si occupa un teologo luterano Andre Osiandere che senza il benestare dell’autore scrive una prefazione (anonima) dove sostiene che questa non è un’opera realista ed attendibile ma solamente una strumento di calcolo, per fare bene i calcoli astronomici (previsioni e calendari in maniera più esatta). L’autore non sarebbe stato per nulla d’accordo con la refazione di osiandere ma il destino vuole che copernico muoia il giorno stesso della pubblicazione, ricevette la prima copia stampate poco prima della morte e non fu in grado controbattere.
Alcuni anni prima la pubblicazione del De rivolutionibus, Copernico aveva scritto il commentarius, riassunto per amici, e De rivolutionibus dedicato a Papa Paolo III e alla lettere dedicatoria al pontefice lui parla di questa sua lunga prima della pubblicazione perché timoroso ma è stato spinto dagli amici e ad un certo punto mette da parte le paure e confida nella preparazione dei matematici.
Copernico paura perché consapevole della novità della teoria eliocentrica, e potrebbe risultare ai tanti lettori assurda ma sostiene che chi se ne intende veramente capirà.
In questa opera descrizione fisica dell’universo.
Copernico studia znche in italia e nella città di bologna aveva incontrato domenico maria novara, neo platinico (legato alla neoplatonica di Firenze) e questo maestro trasmette a copernica questa fede per il neoplatonismo.
La teoria tolemaica considerata una teoria mostruosa perché si erano aggiunte una serie di eorie di “pezze” per tenere in piedi questa teoria che perdeva acqua da tutte le parti e appunto copernico di fede neoplatonica si rende conto che il sistema tolemaico non può essere la vera definizione del mondo perché troppo complessa e complicata mentre il mondo è semplice, Dio, geometra dell’universo non può aver creato una mostruosità tale.
Invece il sistema copernicano è in grado di rispondere a tante domande, tante questioni astronomiche in maniera molto più semplice e migliore di quella tolemaica.
Copernico rendendosi conto dell’estrema complessità della teoria tolemaica ricerca se altri prima di lui aveva ipotizzato ipozzoto la teoria eliocentrica e traova che anche cicerone aveva sostenuto questa teoria, anche filolao pitagorica ed Eraclito ed altri pitagorici sostenevano l’eliocentrismo, allora un po’ incoraggiato che altri prima di lui aveva avuto un idea che i suoi contemporanei avrebbero ritenuta assurda, copernico comincia ad ipotizzare la mobilità della terra. De rivoluzionibus diviso in capitoli e in ognuno affronta un tema diverso.
Ma nella teoria copernicana si scorgono pezzi della vecchia teoria come per esempio la concezione del moto circolare perfetto, apparte l’elio centrismo copernico non introduce niente di straordinario, la novità: lui ha avuto il coraggio di abbandonare questa venerabile teoria tolemaica.
- L’universo di cop è sempre finito, chiuso
- la forma sferica e ancora quella perfetta
- il moto naturale dei pianeti è circolare
- i pianeti si muovono su delle sfere cristalline (sono le sfere che si spostano e hanno una realtà materiale).
E quindi compernica potrebbe sembrare un conservatore perché trascina nella sua teoria pezzi del vecchio mondo, ma qualcosa di nuovo c’è L’ELIOCENTRISMO e la grandezza di copernico fu quella di non adattarsi alla teoria tolemaica.
Si parla di rivoluzione copernicana perché ebbe questa forza di ammettere la sboglio della teoria tolemaica.
Copernica muore nel 1543 (anno di pubblicazione) e poi da lì partirà la fortuna di copernico, molti lo criticheranno ma appunto parlandone ne faranno pubblicità. Contribuiranno a diffondere la fama del copernicanesimo.

Tyco Brahe
Grande figura nella storia dell’astronomia (grande personaggio della rivoluzione), dedicò quasi tutta la sua vita all’osservazione delle stelle, passo 30 anni ad osservare e trascrivere dati. Lavoro preziosissimo.
Fu protetto dal re di Danimarca Federico2 poi dopo la morte di questo sovrano brae si trasferirà a praga al servizio di Rodolfo II e tra i suoi discepoli c’è Keplero che prederà il posto del suo maestro.
Tyco molto attratto da movimento delle comete e riuscì a dimostrare che le sfere cristalline supposte dalla cosmologia tradizionale in realtà non esistono e introduce così il concetto di orbita, i pianeti descrivono intorno ad un centro gravitazionale. (comete orbita ovale).
Anche secondo Brae il sistema tolemaico non era coerente e aveva molte falle e non era da considerare una teoria scientifica attendibile ma, è anche un anticopernicano (sia antitolemaico che anticopernicano).
*Secondo Brae non è vero che la erra si muove per una semplice constatazione: se la terra girasse se io sparo una cannonata verso ovest e contemporaneamente una verso est il tragitto della palla verso ponente (ovest) dovrebbe essere più lungo di quella verso est perché nel frattempo la terra si è mossa, siccome questo non era verificato (lui fece questo esperimento) allora vuol dire che la terra sta ferma.
*Brae inventa una terza via:
- secondo lui la terra è ferma ed è il centro dell’universo (come sosteneva tolomeo)
- la terra è al centro delle orbite del sole e della luna (il sole e la luna girano intorno alla terra che è ferma)
- gli altri pianeti, allora conosciuti, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno girerebbero intono al sole.
Sistema Tycconico non convinse nè Keplero, né Galilei (che quando scriverà il dialogo sopra due max sistemi del mondo non cita il sistema Tycconico)

Johannes Keplero
Tedesco nato a Kubinga, allievo di Brae ma non condivide le idee del maestro.
Copernicano e neoplatonico, Keplero convinto della veridicità del copernicanesimo e il suo lavoro sarà dare una spiegazione matematica per sostenere e giustificare i copernicanesimo.
La fede copernicana si congiunge con quella neoplatonica nel fatto che ci sia una dio matematico, geometra dell’ universo che ha creato tutte le cose del mondo secondo le relazioni matematiche e il lavoro di Kep consistette nella ricerca delle armonie matematiche e geometriche del mondo e riusci a formulare le famosi leggi di Keplero.
Passaggio dal cerchio all’ellisse, i pianeti si muovevano descrivendo orbite ellittiche, non più circolari e perfette.
Era un grane neoplatonico credeva in una metafisica del sole, cioè i pianeti sono mossi da una forza motrice, magnetica e manata dai raggi del sole (anticipazione della forza gravitazionale di Newton)

Galileo Galilei
Nasce a pisa nel 1754, sua padre era un musicista e commerciante, secondo a famiglia gallio sarebbe dovuto diventare un medico ma la sua passione era la matematica e comincia a studiare sotto il maestro Stilio Ricino, discepolo del grande algebrista Nicolò Tartaglia.
Scrive un’operetta (1786) intitolata La bilancetta dove va a cercare il peso specifico dei corpi, bilancetta considerato il suo debutto nella produzione scientifica ma, lui aveva degli interessi di tipo umanistica infatti tenne delle lezioni all’università.
Galileo divenne rettore di matematematica a Pisa dove scrisse il De motum, operetta, secondo la quale il movimento di un corpo, deve essere mosso per forza da un motore, poi venne chiamato ad insegnare a Padova. Praticamente a Padova dal 1592 fino al 1610, dice che saranno gli anni più belli della sua vita, insegna matematica e nelle sue lezioni commenta l'alma gesto?, che è il libro fondamentale dell'astronomia tolemaica, l'opera di Tolomeo, si attiene ancora quindi all'insegnamento della cosmologia tradizionale. Commenta anche gli elementi di Euclide, scrive anche tante cose. In una lettera del 1597 indirizzata all'amico Keplero, dice che già da tempo ha maturato la convinzione della veridicità del copernicanesimo, nonostante continui ad insegnare la teoria tolemaica, durante questo soggiorno padovano si lega in amicizia con alcuni esponenti della nobiltà veneziana, si recca spesso a Venezia, Giovan Franceso Sagredo, un nobile veneziano, che sarà anche protagonista della'opera Il dialogo sopra i due massimi sistemi nel mondo, era anche uno studioso di ottica, anche con fra' Paolo Sarpi, un frate che ha scritto la storia sul concilio di Trento, e Fulgenzio Micanzio, incontra anche la donna della sua vita, Marina Gamba, dalla quale avrà tre figli, non la sposerà, avrà due femmine e un maschio, una femmina diventerà suora (suor maria Celeste), che però morirà a soli 33 anni, dolore insuperabile per Galileo. Nel 1609 viene a sapere della notizia del cannocchiale, che un fiammingo in Olanda era riuscito a costruire un cannocchiale, lui lo ricostruisce in laboratorio, lo perfeziona e lo potenzia con lenti più potenti(anche fino a 1000 volte) e fa una cosa che nessuno mai aveva fatto, lo punta verso il cielo, perciò lo usa secondo uno scopo scientifico, mentre fino a quel momento era stato usato o per scopi militari o come strumento di curiosità. Scopre tante stelle nuove, scopre la galassia, e tutte queste scoperte, le renderà note nel Siderius Nutius 1610. A questo punto diventa un astronomo famoso, è molto noto a Firenze, e viene anche chiamato a ricoprire delle cariche importanti dal granduca Cosimo II De medici, da cui gli viene assegnato un posto molto redditizio di matematico straordinario dello studio di Pisa, era una carica onorifica che non richiedeva la residenza a Pisa, gli permetteva di riscuotere un buon stipendio anche senza dover fare delle scoperte. Anche il titolo di filosofo del serenissimo duca (Cosimo). Nel 1611 si trasferisce a Firenze, dove prosegue le sue ricerche astronomiche, ma intanto la sua adesione al Copernicanesimo, comincia a procurargli i primi guai, perchè tra il 1613 e 1615 pubblica le famose 4 lettere copernicane, una indirizzata ad un suo amico benedettino, Benedetto Castelli, due sono indirizzate a monsignor Pietro Dini e una alla granduchesa di Toscana Madama Cristina di Lorena, donna colta, che amava tenere nei suoi salotti uomini di grande cultura, le indirizza questa lettera molto importante perchè contiene molti riferimenti sul rapporto scienza - fede. Queste lettere gli procurano dei guai, perchè si era esposto pubblicamente e aveva difeso il copernicanesimo, ed ecco che viene denunciato al sant'uffizio di Roma e viene invitato a presentarsi a Roma nel 1616, dove subisce il primo di due processi, non è un vero e proprio processo, gli viene semplicemente ingiunto (ordinato) di non insegnare nè difendere più in alcun modo nè oralmente nè per iscritto, la teoria copernicana, altrimenti sarebbe incorso in provvedimenti maggiori da parte del collegio cardinalizio romano. Poi nel 1623 pubblica Il Saggiatore, che nasce da una polemica con un gesuita, un certo Orazio Grassi, il tema è la natura delle comete, nel saggiatore avanza una teoria peraltro sbalgiata, perchè sosteneva che le comete fossero dei fenomeni prodotti da una luce riflessa su vapori che si sprigionavano dalla terra, quindi come un fenomeno ottico, non reale, ma quello che importa su quest'opera sono alcune considerazioni di carattere metodoligico e filosofico. Sempre nel 1623 si verifica un fatto importante, perchè viene nominato Papa un certo Maffeo Barberini, con il nome di Urbano VIII, egli si era sempre mostrato favorevole nei confronti di Galileo, aveva difeso anche prima Tommaso Campanella, e quindi sembrava una persona aperta e disposta a queste novità. Galileo stesso disse di aver ripreso coraggio dopo il primo processo, con la nomina di questo nuovo papa, e allora scrive e pubblica il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo( cioè che mette a confronto il sistema tolemaico, con quello copernicano), la pubblica nel 1632, è una grandissima opera scritta in forma di dialogo. Galileo per precauzione, nell'introduzione, prende le posizioni della chiesa, sembra quasi difenderla, in realtà, quest'opera letta per intero è una vera e propria difesa del copernicanesimo, e allora Galileo venne richiamato e processato questa volta realmente nel 1633 a Roma, un processo che lo costringerà ad abiurare, cioè ammettere che tutte le sue idee erano delle eresie, e Galileo il quale era condannato al carcere, questa condanna verrà poi comutata in confino, cioè costretto a risiedere, prima presso un suo amico in Siena (Ascanio Piccolomini) e poi nella sua casa ad Arcetri (Toscana), dove non avrebbe potuto più scrivere niente se non senza una previa autorizzazione. In questa solitudine, però Galileo scrive l'ultima delle sue opere, quella dal punto di vista scientifico di maggior rilievo: I Discorsi e le dimostrazioni sopra le due nuove scienze, che però farà pubblicare in terza persona a Leida, all'estero. Quest'opera si occupa della dinamica. Ad Arcetri Galileo avrà la consolazione della figlia suor maria celeste che spesso andrà a trovare il padre e lo consolerà, essa però purtroppo morirà a soli 33 anni, provocando un dolore indicibile, seguirà un periodo di depressione e dolore, perchè era anche la figlia prediletta che gli era stata accanto. In seguito riuscirà a riprendersi, ma ormai avanti con gli anni avrà diversi attacchi da un punto di vista fisico, andrà in contro alla cecità, e non sarà più in grado nè di leggere nè di scrivere per conto suo, sarà assistito da due dei suoi discepoli, uno Vincenzo Viviani, colui che scriverà la biografia di Galileo e l'altro è Evangelista Torricelli, colui che inventerà il barometro. Viviani descrive il momento della morte di Galileo l'8 di gennaio 1642 (nato nel 1564 circa 78 anni), Dice che con la sua morte, l'anima di Galileo va a vedere da vicino, quelle stelle, quegli astri, che attraverso questo fragile strumento(cannocchiale), aveva provato a far vedere a noi mortali.
Cannocchiale: tramite questo strumento incomincia ad accumulare tutta una serie di prove, che diventeranno decisive per abbandonare l'idea tolemaica e abbracciare il copernicanesimo. Un amico da Parigi scrive una lettera a Galileo in cui lo informa della notizia della nascita del cannocchiale, Galileo lo potenzia, e riguardo a come lo prepara dice: prepara questo tubo di piombo, alle cui estremità applica 2 lenti, ambedue piene da una parte, l'altra invece, una convessa e l'altra concava, (da 3x a 6x a 1000). Il 25 agosto nel 1609 va a Venezia davanti al doge di Venezia, e presenta il cannocchiale al governo di venezia, come se fosse una sua invenzione. Rimangono tutti stupiti, gli si raddoppia la paga da 500 a 1000 fiorini e contratto a vita per l'insegnamento all'università di Padova, che altrimenti sarebbe scaduto l'anno dopo. C'è una disputa tra gli storici per chi abbia veramente costruitto il cannocchiale, probabilmente un italiano ancora prima dell'olandese, la cosa importante è che Galileo lo abbia usato per scopi molto diversi da quelli che si usavano al tempo, per uno scopo scientifico, ed è qui che sta la grandezza di Galileo. E per fare ciò ha dovuto affrontare molti ostacoli epistemologici, cioè delle idee talmente entrate nell'uso comune, da ostacolare altre idee più moderne, per esempio si sà che la mentalità comune, fosse ostile alle lenti, perchè si riteneva che esse fossero cose o per malati o per vecchi, o per trucchi da fare durante le fiere, e non ci si fidava di esse, perchè fondamentalmente, si pensava che ingannassero, che deformassero, e siccome dio ci aveva donato gli occhi, bisognava usare quelli. Questi pregiudizi non erano solo del popolo ignorante, anche in ambiente accademico ed ecclesiastico c'erano delle grosse resistenze nei confronti delle lenti, perchè venivano costruitte dagli occhialai, che erano degli artigiani che lavoravano con le mani, e c'era la grande distinzione tra arti liberali e arti meccaniche, e la costruzione delle lenti ricadeva in quelle meccaniche. E quindi Galileo dovette lottare contro tutte queste resistenza. La fede nel cannocchiale procurò a Galileo moltissime prove, riesce a vedere tantissime cose. Tutte queste sue scoperte le rende pubbliche il 12 marzo 1610 nel siderius nuntius, e nella prefazione egli stesso afferma di aver visto grandi cose e di volerle comunicare a tutti. Queste straordinarie scoperte. Il cielo non termina con le stelle fisse (cioè quelle che si vedono ad occhio nudo e che gli astronomi fin dall'antichità avevano individuato), Galileo scopre che le stelle sono molte di più, l'universo diventa più grande. Osserva anche la Luna e vede che ha una struttura identica alla terra, e questo lo porta alla conclusione, che non ci sono due fisiche distinte come aveva affermato aristotele, una fisica celeste perfetta e una terrestre, la fisica è uguale, la superficie della Luna e della terra è uguale. Scopre anche cos'è la galassia, cioè nient'altro che una "congerie", un ammasso di innumerevoli stelle, che sono molto più distanti di ciò che si pensava(si pensava fossero subito dopo saturno). La scoperta più importante è forse quella dei satelliti di Giove, vede che intorno a Giove ruotano dei satelliti, piccoli pianeti, le dedica a Cosimo II De Medici (suo grande mecenate), le chiamerà le stelle medicee. Questa visione di Giove rappresentava in scala il sistema eliocentrico, cioè così come intorno a giove ruotavano dei piccoli pianeti, così intorno al sole giravano dei pianeti. Ma mentre va pubblicando quest'opera e cioè scoprendo delle prove, simultaneamente va distruggendo la vecchia teoria tolemaica. Quando si trafserirà a Firenze nel 1611, continuerà a fare altre osservazioni, per esempio le fasi di Venere, che non sono esposte nel Siderius nuntius perchè sono postume, il fatto che venere avesse delle fasi come la LUna era collegato al eliocentrismo, nel senso che sono le priezioni del cono di ombra del sole su venere, cioè Venere doveva girare intorno al sole. Scopre anche le macchie solari del sole, una cosa sorprendente, perchè il sole era sempre ritenuto l'immagine di Dio, della perfezione assoluta, Galileo vede invece che il Sole ha delle macchie scure, e questa era un'idea inammissibili per gli aristotelici, e infatti essi tentarono di costruire delle ipotesi ad Hoc per difendere l'antica idea della perfezione del sole, e dissero che in realtà queste macchie non erano del sole, ma si formavano davanti al sole, erano come degli sciami roteanti di astri davanti al sole, ma Galileo fece osservare che questo non era possibile, perchè queste macchie erano irregolari, e non presentavano il carattere di astri, ma dovevano proprio appartenere al sole, ci fu tutta una disputa, i peripatetici(Aristotelici), cercarono di inventarsi in tutti modi una teoria per difendere le loro credenze, per esempio, Padre Clavio, un gesuita, difronte al fatto che la LUna era uguale alla terra disse che era vero(anche lui guardò dentro al cannocchiale), però disse che intorno alla luna materia perfettamente cristallina e trasparente, e quindi in questo modo salvava la perfezione dei corpi celesti, e allora introdusse una teoria non dimostrabile, la risposta di Galileo: "Veramente hai tanta fantasia, peccato però che tu non la possa dimostrare". Pochissimi in questo scontro stettero dalla parte di Galileo, tra questi ci fu Tommaso. La natura dello scontro tra copernicanesimo e teoria tolemaica, inanzitutto sta nel fatto che il primo era una descrizione fisica dell'universo, ma la chiesa non era disposta ad accettarlo, nè quella cattolica, nè quella protestante, mentre sarebbero stati più disposti ad accettare una tesi strumentalistica, le ragioni sono un pò diverse, i protestanti non volevano tesi realistica, perchè questa contraveniva alle sacre scritture, in cui c'è qualche versetto che parla della terra e del sole, in cui dalla lettura ad litteram, sembrerebbe che la bibbia sostenga la teoria geocentrica, una citazione è un versetto dell'ecclesiaste che è un libro della bibbia e al capitolo 1 versetto 4-5 dice: "La terra rimane sempre al suo posto e il sole sorge e tramonta, tornando al luogo dal quale si è levato". Sembra che il sole si sposti. Poi c'è un versetto di Giosuè 10-13, egli dice: "Oh sole fermati" facendo supporre che sia sole che si muova. Non c'è molto altro, però per tutti gli esponenti della riforma religiosa, ai tempi di Lutero, la Bibbia va presa alla lettera, perchè loro sostenevano il diretto contatto del fedele con le sacre scritture, quindi per loro era inconcepibile una teoria che andava controla parola di Dio. Per i cattolico, la questione era ancora più delicata, perchè essi affermano che la Bibbia non vada presa alla lettera, dobbiamo stare all'interpretazione che ne dà il magistero della chiesa, i Papi, i Santi, chi guida la chiesa, ed essi avevano sempre sostenuto la teoria geocentrica, quindi voleva dire andare contro l'autorità della chiesa. E' qui la radice dello scontro tra la chiesa e Galileo, e sono qui anche le ragioni dell'interpretazione strumentalistica che invece poteva passare del copernicanesimo che oltre che da Osianda, venne proposta dal cardinale Bellarmino, che Galileo che era un realista si ostinava a rifiutare.
Galileo teorizza che ci debba essere una netta demarcazione tra scienza e fede.
Prendendo spunto da una frase del cardinale Barogno “La scienza ci dice come vada il cielo, la fede come si vadia al cielo”, Galileo dice che la Scrittura non è un trattato di astronomia e come tale tutti gli scrittori di testi sacri si sono posti il pensiero di educare alla fede e insegnare a salvare l’ anima, ma non quello di darci una descrizione vera dell’Universo.
Se il problema della Sacra Scrittura fosse quello di una descrizione realistica dell’Universo avrebbe molti più riferimenti.
Di conseguenza il compito delle Sacre Scritture è quello della salvezza dell’anima umana e non quello di un trattato scientifico, la scienza pertanto deve attenersi alle sensate esperienze e alle necessarie dimostrazioni e la Sacra Scrittura non è un testo autorevole in campo scientifico.
Siccome la scienza è autonoma perché ha un suo metodo e campo di indagine diverso da quello della fede, fede e scienza non devono litigare, possono andare d’ accordo proprio perché hanno due ambiti separati e sono incommensurabili.
Di cosa si occupa la Sacra scrittura? Galileo analizza nel dettaglio questa questione. Ad esempio è sicuramente autorevole in materia di fede, bisogna però stare attenti a non prenderla sempre alla lettera (andremmo così ad attribuire a Dio cose o sentimenti in realtà non suoi, a volte si parla di Dio come se fosse una persona in carne ed ossa). D’ altra parte dobbiamo anche pensare che la Bibbia è stata scritta per un popolo analfabeta, molte volte quindi si sostituiscono immagini alle frasi.
Soprattutto nella lettera a Madama Cristina di Lorena Galileo rivendica questa autonomia della scienza: le verità della scienza si stabiliscono attraverso l’ osservazione guidata da delle ipotesi scientifiche e convalidate da calcoli, che devono poi essere messi alla prova.
Quindi non dobbiamo scegliere tra fede e scienza: possiamo essere scienziati e allo stesso tempo uomini di fede, non aut aut.
Il discorso scientifico è un discorso empirico, che è controllabile con le prove dei fatti, ci aiuta a capire come è fatto il mondo, il discorso della fede va a parare sulla nostra salvezza, sul destino ultimo dell’uomo e riguardo a ciò la scienza non potrà mai dirmi cosa fare, cosa è giusto o meno, così come in campo scientifico non potrò adottare come criterio di autorevolezza il Vangelo.
Scienza e fede non devono contraddirsi e se lo fanno è perché c’ è qualcosa di sbagliato, o lo scienziato si è messo nei panni del teologo o viceversa.
Quella di Galileo è una posizione molto chiara, netta ed attuale, ma tutti questi discorsi lo porteranno incontro al primo processo.
Alcuni Domenicani nelle loro prediche avevano cominciato già a dare contro al Copernicanesimo, come fosse un’eresia.
Niccolò Lorini (Domenicano) si prende cura di trascrivere una copia di una lettera di Galileo indirizzata ad un amico, Benedetto Castelli, e poi la manda al Santo Uffizio di Roma sottolineando quelle proposizioni che secondo lui erano in sospetto di eresia.
Erano due e riguardavano la teoria eliocentrica: una diceva che la Terra non è immobile e al centro dell’Universo, è il Sole che è fermo.
Nel 1616 Galileo viene chiamato a Roma per discutere questa questione, tutti i teologi concordano sul fatto che si tratti di un’ eresia, il Sato Uffizio si esprime con una sentenza di condanna di queste affermazioni. A galileo viene imposto (con le buone) di non scrivere e parlare più di teorie copernicane. E’ un’ammonizione, pena il carcere. Nei verbali del Santo Uffizio viene riportata la frase “acquieri”: Galileo acconsente. Stando ai verbali sembra che promise anche di rimanere fedele al patto.
Dopo questa ammonizione Galileo rimane a Roma per circa tre mesi e siccome circolavano voci che avesse abiurato le proprie teorie, Galileo era molto scocciato perché era ancora un copernicano e si fce rilasciare dal cardinale (c’è la documentazione) una lettera in cui il cardinale dichiarava che Galileo non aveva abiurato. Con questa lettera Galileo parte da Roma alla volta di Firenze.
Torna in Toscana ma qui molte persone accorte come Guicciardini lo mettono sull’attenti, clima di controriforma di Roma, le cose per Galileo potrebbero anche mettersi male.
Nel 1623 pubblica Il Saggiatore sulla teoria delle comete.
Ma in questo anno sale al soglio pontificio Matteo Barberini, in passato amico, favorevole alle teorie di Galileo e altri scienziati.
Ritorna a scrivere e pubblica nel 1632 i dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo (Tolemaico e Copernicano). In quest’opera scrive un proemio in cui tratta la teoria di Copernico come una pura prova matematica, sembra sostenere la tesi strumentalistica che alla chiesa va bene. Aggiunge che capisce la condanna del copernicanesimo da parte della Chiesa. Sembra prendere le parti della chiesa, invece l’ opera poi è una serrata difesa del copernicanesimo.
L’ opera si svolge attorno al dialogo tra un certo Simplicio (non sappiamo se sia veramente esistito, forse commentatore di Aristotele vissuto nel VI secolo), Sagredo e Salviati (due amici di Galileo, nobili realmente esistiti).
Simplicio difende il sistema aristotelico tolemaico, Salviati le parti dello scienziato copernicano, Sagredo è il pubblico, ignorante che vuole capire dove stia la verità, interviene con delle domande.
Il dialogo è scritto appositamente in volgare, vuole raggiungere il pubblico colto ed il volgare era la lingua parlata allora nelle corti, la lingua degli intellettuali.
Si svolge in 4quattrogiornate, ogni giornata un tema: la prima è dedicata a dimostrare l’infondatezza della distinzione aristotelica tra fisica celeste e fisica terrestre. Secondo Salviati questa è una distinzione che non ci deve essere, come ci attestano i sensi osservando dal cannocchiale la fisica è identica.
Siccome Aristoele diceva che il canone di verità fossero i sensi, rivolgendosi a Simplicio, Salviati dice che lui dovrebbe dare più ascolto ai sensi e dire quello che dice lui, non dire che c’ è una distinzione perché l’ ha detto Aristotele (ipse dixit).
La seconda giornata verte sull’ argomento di quelle che erano le prove addotte da Simplicio in difesa dell’ Aristotelismo, prove basate sulla semplice osservazione attraverso i sensi: sono tre prove.
Quando i corpi cadono, precipitano perpendicolarmente al suolo, se effettivamente la terra si spostasse non dovrebbero cadere perpendicolari ma un po’ spostati dato che la Terra si è mossa nel frattempo. Se noi spariamo con un cannone due proiettili, uno verso est, uno verso ovest , se la terra si spostasse verso levante, il tempo impiegato nel tragitto dovrebbe essere diverso per i due. Questo non si verifica, quindi la Terra è ferma.
Simplicio apporta poi un’ altra argomentazione, la più rilevante dalla quale partirà poi la controffensiva di Salviati e dice che se noi su una nave ferma lasciamo cadere una pietra dall’ albero maestro, questa cade perpendicolare alla base, se la nave è in movimento la pietra cade lontano dalla base, verso poppa (i realtà questo esperimento non lo avrà fatto davvero). Lo stesso dovrebbe accadere se lascio cadere un masso dalla cima di una torre.
Risponde Salviati, esponendo la teoria della relatività galileiana, che spazza via tutte le argomentazioni dedotte da Simplicio. Noi pensiamo di essere fermi e invece stiamo su un sistema che si muove, l’importanza di questo principio salta subito agli occhi: neutralizzate in un colpo esperienze e prove contro copericanesimo.
Distrusse anche la dottrina dell’ impetus, sostenuta da Aristotele e nel Medioevo “se un corpo è in movimento deve esserci un motore che lo provoca e lo mantiene ”. invece stato di quiete e di moto sono stati persistenti ai corpi, galileo apre la strada verso la formulazione del principio di Inerzia.
Urbano VIII (Barberini), viene convinto dagli avversari di Galileo che il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo rappresenta un pericolo, uno screditamento dell’ autorità dello stesso Papa. (infatti Simplicio rappresenta la Chiesa e riveste il ruolo del sempliciotto, dell’ ignorante àChiesa compromessa). Papa messo con le spalle al muro, scrive a Galileo nel 32 affinchè egli si rechi a Roma al Santo Uffizio. Galileo cerca di sviare, dice di avere problemi di salute e il viaggio sarebbe compromettente, la reazione dell’ Inquisizione fu durissima àcostretto ad andare, nel aprile del 1633 Galileo è a Roma. Accusato di non aver rispettato accordo e di aver ingannato il padre Riccardi, che aveva dato l’ultimatum per pubblicare il dialogo (proemio che inganna).
Inoltre con quest’opera avrebbe violato il patto stabilito nel 1616 di non insegnare le sue teorie copernicane.
Galileo afferma che il dialogo era stato scritto per dimostrare l’ invalidità del copernicanesimo, e dice di non ricordarsi che gli fossero state imposte quelle condizioni.
Galileo aggrava la sua situazione, i cardinali credono che voglia farsi beffa di loro.
Gli inquisitori lo interrogano e emettono la sentenza di condanna: 22 giugno in ginocchio Galileo costretto a pronuncia la sua abiura.
Galileo non rispetta poi quest'abiura, nel senso che scrisse ancora, la sua più grande opera dal punto di viste scientifico, si intitola Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, in maniera sintetica si dice discorsi. Queste due grandi scienze, sono una la statica e una la dinamica. Tratta del problema del moto, questo libro viene pubblicata nel 1638, a Leida in Olanda, viene fatta giungere clandestinamente, non la firma lui, perchè aveva abiurato. Questi discorsi riproducono la struttura di dialoghi, quindi è in forma dialogica, i protagonisti sono gli stessi, Brae, Simplicio, Salviati e Sagredo, si struttura in quattro giornate nelle prime due si occupa della statica, quindi grande elogio ad Archimede che l'aveva inventata, nelle terza e quarta giornata si occupa invece di una scienza, inventata da lui, la dinamica. Nelle prime due giornate si occupa sopratuttto della resistenza dei corpi solidi all'essere spezzati, e allora va a vedere se esistono delle relazioni di tipo matematico tra per esempio la lunghezza e la grossezza di un corpo, per capire se ci sono relazioni. Tra le cose che affronta, da notare è la questione del vuoto, qui prende delle distanze da Aristotele( che diceva che nel vuoto era impossibile il movimento) mentre Galileo sostine non solo che il movimento nel vuoto sia possibile, ma anche che tesi della caduta dei gravi che cadrebbero con la stessa velocità se potessero cadere in uno spazio sottovuoto, privato dell'aria. Quindi, mentre aristotele credeva che ci fosse un rapporto di diretta proporzionalità tra il peso dei corpi e la velocità di caduta degli stessi, Galileo ribadisce invece l'opinione contraria, allora non lo poteva dimostrare con un esperimento, perchè mancava la pompa per creare il sottovuoto, che venne inventata 100 anni dopo. Ma lo fece idealmente, immaginando che se si potessee levare tutto l'atrito e si fa cadere una piuma o un sasso, essi arrivano alla stessa velocità. Passa in queste due giornate a studiare le leggi del pendolo, la proporzionalità che esiste tra il periodo e l'oscillazione del pendolo e la radice quadrata della lunghezza del pendolo, si occupa anche di acustica, e di tante altre cose. Invece nella terza e quarta giornata formula tutte le leggi sul moto uniforme, sul moto naturalmente accelerato, sul moto uniformemente accelerato o ritardato. Espone anche un esperimento sui piani inclinati, e capisce il rapporto che c'è tra una pallina di bronzo(velocità), la lunghezza del piano, e il tempo impiegato a percorrerlo. Un'asse di 3 metri, e largo 10 - 15 cm, si scava un canaletto non più largo di un dito, incolla dentro una carta pecora, per togliere l'attrito, faceva scendere una palla di bronzo, alza il piano e lo inclina di un braccio o due, si notava il tempo che ci metteva la palla. Dopo averlo fatto molte volte questo esperimento, e non trovava mai differenza nel tempo, che calcolava con un orologio ad acqua. Prima fa scndere la palla per tutta la lunghezza, poi solo per un quarto, esaminando poi il tempo per l'intera lunghezza o per qualunque altra divisione della lunghezza, ben 100 volte, si incontrava la lunghezza percorsa essere tra loro come i quadrati del tempo e questo ad ogni inclinazione. Nella descrizione di questo esperimento, non c'è solo l'osservazione, ha bene in testa dove vuole arrivare, e vuole arrivare alla sua teoria, l'sperienza non è qualcosa che si dà, ma si costruisce, come l'esperimento, che lo scienziato costruisce guidato dalla teoria. Qual è l'immagine che Galileo ha della scienza? Per Galileo questa scienza è autonoma, la separa dalla filo dalla teologia e ci dice che non è più un sapere al servizio di esse, ha un suo metodo, ha le sue ragioni e il suo campo di indagine specifico. La sacria scriuttura ci dece come si vadia al cielo, la scienza invece ci dice come vadia. Frase del cardinale Barogno che Galileo fa sua. è una frase che indica la dimensione fisica e metafisica. Galileo si scaglia contro l'autoritarismo filosofico, se la sacra scrittura non può essere presa come punto di riferimento, tanto meno quello che hanno detto i filosofi, che alla fine sono uomini. Galileo non ce l'ha con Aristotele, per il quale poi prova una grande venerazione, egli è convinto che se aristotele fosse vissuto a quel tempo, gli avrebbe dato ragione, ma ce l'ha con i seguaci aristotelici, che invece di arrivare con le prove, con i fatti, con le dimostrazioni, portano i libri e dicono ah ma lui ha detto, ragionano su un mondo di carta dice Galileo. Per bocca di Salviati(rappresenta lo scienziato copernicano, cioè la voce di Galileo) nel dialogo sopra i due massimi sistemi si scagli contro gli aristotelici, dice--> non c'è cosa più vergognosa che il sentire nelle pubbliche dispute, mentre si tratta di fatti dimostrabili, ne esce uno con il testo e con esso serrare la bocca all'avversario. Altro punto per Galileo la scienza non deve interessarsi di andare a scoprire quali sono le essenze dei fenomeni, perchè la scienza deve occuparsi di quelli che sono gli aspetti oggettivi o primari delle cose. Questa distinzione tra le qualità, aspetti primarie e secondarie delle cose, era stata fatta da Democrito, ci sono cose che fisicamente appartengono all'oggetto e sono quantificabili, ci sono cose che invece dipendono dal soggetto senziente, da noi, sono gli aspetti secondari, qualitativi, il sapore, l'odore, il colore. La scienza non si occupa delle qualità soggettive, ma di quelle oggettive, quantificabili, che sono tradotte in numeri. La scienza proprio perchè tratta l'oggettività si occupa della natura (Galileo è più un fisico che un matematico), egli è un neoplatonico perchè è convinto che l'universo è un libro aperto della natura che sta dinanzi agli occhi di tutti (scrive ne Il saggiatore), però noi non possiamo intendere questo libro se non capiamo i caratteri nel quale è scritto, se non abbiamo la chiave di accesso, ossia la matematica e la geometria, perchè è un mondo che ha un ordine matematico. Lui è convinto nelle verità della matematica. L'universo di Galileo non è antropocentrico, come quello di aristotele, dove tutto è fatto in funzione dell'uomo, ma l'universo è una macchina, visione meccanicistica, ha le sue leggi, è una visione molto più grande, la giustifica dicendo che dio ha dei pensieri incommensurabili, e non possiamo spiegarci il perchè di tutte le stelle, o di un universo così grande. Altra cosa, Galileo ci ha consegnato soprattutto il metodo scientifico, che è l'esperimento, cioè il sapere scientifico è un sapere sperimentale, l'esperimento scientifico non è pura osservazione, pure sensate(fatte con i sensi)esperienza, ma anche le necessarie dimostrazioni. L'osservazione per Galileo, non è mai vuota, dove la mente dorme, è sempre guidata dalle ipotesi, dalle teorie che ha in mente lo scienziato, infatti lui dice che le osservazioni sono il punto di partenza, ma queste mettono in moto il cervello, la fantasia, la creatività, dello scienziato che cerca di risolvere i problemi che le osservazioni pongono. Da una ipotesi di tipo matematico, bisogna dedurre delle conseguenze e dopo bisogna andare a verificare se queste esperienze si danno o non si danno, creando l'esperimento. D'ora in poi la scienza procederà in questo modo. Con questo metodo dà un input che permette alla scienza di procedere autonoma, basandosi sull'osservazione, sulla creazione di ipotesi e sulla verifica delle ipotesi. Popper molto dopo dirà che il vero motore della scienza non è quando le cose vanno bene, ma quando vanno male, quando una teoria viene falsificata, perchè vuol dire che si trova un conto sbagliato e si è costretti a cercare teorie più forti, ed è in questo modo che si procede. C'è una assimmetria logica, perchè centinaia di conferme non bastano a dire che una teoria è assolutamente valida per sempre, mentre una sola smentita basta per dire che una teoria è falsa. Ecco la forza della falsificazione.

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