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Fichte ci parla di idealismo etico alla base del quale abbiamo la libertà. Fichte è un discepolo di Kant e ammiratore della critica alla ragion pratica. Scrisse "i discorsi alla nazione tedesca" del 1789, durante l'occupazione Napoleonica. è uno scritto che tende ad esaltare la coscienza nazionale tedesca in questo momento fragile, suscitando nel popolo tedesco la convinzione della loro superiorità morale, della coscienza spirituale sugli altri popoli.
La libertà diversamente da Kant dove l'uomo è felice se sue le leggi che si è dato, è diversa nel concetto del perfezionamento morale. In Fichte questo c'è e ci sarà sempre ma non raggiungerà mai un livello altissimo, non possiamo parlare di un uomo completamente libero in assoluto. L'uomo raggiungerà sempre gradini più alti di perfezionamento morale ma la libertà rimarrà sempre un desiderio dell'uomo non raggiungibile in assoluto. Pure i filosofi idealisti parlano di infinito, il perfezionamento dell'uomo andrà avanti all'infinito ma non lo raggiungerà mai, ci sarò sempre qualcosa che l'uomo si crea ostacolandosi ma come dice Fichte ogni ostacolo che l'uomo si crea, riesce sempre a superarlo. Come nella rivoluzione francese che esprime gli ideali della libertà si prende l'ostacolo dell'assolutismo ma è una libertà temporanea, dopo questa vi è il terrore giacobino. L'uomo quindi non è capace di gestire bene quella componente che Kant chiamava insocievolezza umana. Fichte non nega l'evoluzione dell'uomo dal punto di vista morale evolvendosi progressivamente, ma nega l'assoluto in libertà, sostenendo che il raggiungimento della piena libertà sfuggirà sempre all'uomo (concetto di infinito che abbraccia tutti i romantici e i filosofi idealisti).

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