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-Fichte e l’Idealismo-

L’idealismo è una corrente filosofica il cui suo maggiore esponente dell’800 fu Fichte.
Johann Fichte era figlio di una famiglia umile ma poté affrontare gli studi grazie ad un barone tedesco, del quale aveva conquistato i favori vista la sua intelligenza e bravura.
Dopo gli studi entrò in contatto con gli scritti di Kant, del quale gli interessò particolarmente la Seconda Critica (della Ragion Pratica).
In terra tedesca negli ultimi due decenni del Settecento si era aperto un dibattito su Kant riguardo il fenomeno (ciò che è visibile, che appare) e il noumeno (ciò che possiamo pensare, ma non conoscere).
Fichte intervenne in questo dibattito pubblicando un’opera, la “Recensione all’Enesidemo”, con cui prende le difese di Kant, che era stato criticato perché secondo la sua filosofia trascendentale attraverso le categorie dell’intelletto non sarebbe stato possibile la realtà in se (noumeno), ma solo come questa appare (fenomeno); quindi il noumeno era trascendentale.

Per difendere Kant, Fichte afferma che Kant avrebbe definito come ‘immanente’ il noumeno, ossia quindi interno alla realtà.
Il primo Fichte era molto vicino allo stile di Kant, tant’è che un suo scritto venne pubblicato in modo anonimo da Kant.

Alla base dell’Idealismo Assoluto di Fichte troviamo l’idea dell’esistenza di una dimensione infinita (dimensione metafisica) a fondamento della realtà fisica.
Secondo Fichte, quindi, per capire la realtà bisogna arrivare ad un fondamento infinito.
Secondo Kant era il pensiero a modellare la realtà esterna, per Fichte invece è il pensiero che pone in essere (che crea) la realtà fisica.
Per Fichte la conoscenza è basata sul pensiero, il quale a sua volta si basa su tre principi: l’Io-Assoluto, il Non-Io e l’Io-Empirico (l’io).

Il pensiero pone in essere le cose tramite il Principio d’Identità (A = A), esiste dunque un principio d’identità che fa porre il pensiero uguale a se stesso (pensiero = pensiero); questo pensiero puro viene detto ‘Io’, il quale pone se stesso: ‘Io = Io’.

Il Secondo Principio è quello di non contraddizione: (A = A, A ≠ B), quindi l’Io = Io e ≠ dal Non Io (la materia, la natura, intese in senso metafisico, non ancora definita come una cosa).
Attraverso il Non Io, che è opposto all’attività di pensiero che è l’Io, si può giungere al terzo principio (il Non-Io limita l’Io).
Il Non-Io corrisponde ad una limitazione dell’Io, che servirà per determinare la natura e gli oggetti.

La conoscenza fisica corrisponde al Terzo Principio, quello dell’Io-Empirico (o ‘Io Divisibile’, inteso come Immaginazione Produttiva), che serve a determinare i singoli soggetti od oggetti o cose finite.

L’Io Divisibile dal punto di vista Etico deve realizzare la sua libertà, andando oltre i limiti sociali, materiali e personali, rispettando gli altri; infatti per Fichte non è necessaria l’esistenza dello Stato se i cittadini sono in grado di rispettare se stessi.

Noi siamo consciamente nel mondo attraverso una divisione dell’Io puro che avviene a livello inconscio e che crea la totalità del reale, ossia noi stessi e la natura.

Il Sapere per Fichte può essere o Teoretico o Pratico; il sapere Teoretico spiega il processo del conoscere, quello Pratico indaga la natura dell’Io.

Io = Io piano metafisico (infinito)
Io ≠ Non Io
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io – le cose piano fisico (finito)


Fichte supera il dualismo Kantiano tra fenomeno e noumeno, tra l’”Io” e la “cosa in sé”, perché è l’”Io” stesso a porre, a creare la cosa in sé; quindi l’Io è soggettività infinita e creativa.

Tutta la costruzione metafisica di Fichte consente di concludere che il sapere e l’azione si svolgono su un piano finito: l’Io non è per l’uomo la meta da raggiungere; esso è solo l’origine del finito, ciò che crea il finito.

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