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Fichte

L'Io e il Non Io


Fichte fu il fondatore dell'idealismo etico, il primo ad affermare l'infinità dell'io. Questo "io" è il creatore del mondo ed è ciò che dà senso al mondo, e senza il quale il mondo non esisterebbe. Infatti, cosa sarebbero le montagne, l'oceano, il fiore, se non ci fosse una coscienza a dare loro significato e a farli esistere?

Quindi, l'uomo, l'Io, è la sorgente di tutta la realtà, non solo formale, come vuole Kant quando dice che l'Io penso impone le proprie forme a una realtà già formata, ma al contrario è sorgente di una realtà nel suo contenuto materiale, pertanto è infinito. "Tutto esiste nell'io e per l'io". Fichte aggiunge che l'io non solo crea l'oggetto, ma crea anche il soggetto, crea anche se stesso come io fenomenico; pertanto l'io è un'attività autocreatrice e l'autocreazione avviene nell'attimo in cui l'io ha l'intuizione intellettuale di se stesso, cioè nell'attimo in cui si intuisce come esistente.

Del resto, l'io non potrebbe creare il non io, e perciò deve riconoscersi come esistente. La vita dello spirito è un processo creativo che si articola attraverso i momenti, i quali si identificano rispettivamente con tesi, antitesi e sintesi. La tesi afferma, l'antitesi nega ciò che è stato affermato e la sintesi concilia, rendendo così possibile il superamento del contrasto.

Il primo momento è l'io che pone se stesso (tesi); il soggetto di questa frase è l'io infinito che è chiamato io puro, incondizionato e illimitato. Questo atto avviene in maniera spontanea e inconsapevole, quindi, quando l'io pone se stesso, non ha ancora coscienza di sè come attività creatrice e libera. Affinchè acquisisca questa coscienza, l'io deve produrre l'oggetto, ovvero qualcosa diverso da se stesso.

L'oggetto, proprio in quanto diverso dall'io, viene detto non io
.

L'io, quindi, pone il non io
.

Anche in questo caso, la produzione e la creazione del non io avviene in maniera inconsapevole per cui a prima vista questo non io, appare come una realtà esterna, autonoma ed indipendente. Quindi l'io vede il non io come qualcosa che lo limita e condiziona.

Si arriva così alla sintesi.

All'interno dell'io, l'io oppone all'io divisibile il non io divisibile, dove col termine divisibile Fichte intende infinito. Il non io divisibile si identifica con i singoli oggetti che sono in natura. Quindi l'io, si sente limitato dal non io, e ciò avviene reciprocamente. Questa reciproca limitazione avviene all'interno dell'io, perchè al di fuori non c'è nulla.

Però, ad un certo momento, alla produzione inconscia subentra la riflessione, mediante la quale l'io scopre che il non io non è un ostacolo che si oppone all'io stesso, dal momento che è una sua produzione.

Alla luce di ciò viene fuori che l'io infinito non è da considerarsi come l'essenza dell'uomo, ma come un ideale ed una meta da raggiungere, che l'uomo cerca di realizzare superando gli ostacoli che si identificano con il non io.

Perciò possiamo dire che per Fichte la vita dell'uomo non è che una lotta contro il limite, per il conseguimento della propria libertà.

L'ostacolo, però, non viene mai superato, ma solo spostato in avanti, perchè, se l'uomo riuscisse a superare definitivamente tutti gli ostacoli, finirebbe per considerare il mondo come qualcosa di autonomo e finirebbe per adeguarsi a quel mondo, lasciandosi condizionare da esso e rinnegando la propria libertà. Detto altrimenti, per Fichte, l'uomo esiste per agire, perchè solo agendo può superare se stesso e raggiungere la propria libertà; ma l'azione c'è soltanto se c'è sforzo, e lo sforzo c'è se c'è un ostacolo.

L'uomo ha bisogno del non io per realizzare se stesso e qui troviamo il motivo per cui l'idealismo di Fichte è detto etico: solo l'uomo che agisce può considerarsi un soggetto etico, perchè chi agisce è colui che non si lascia condizionare dalle cose esterne.

Hegel,invece, lo chiamerà idealismo soggettivo, perchè fa dell'io, quindi del soggetto, il principio originario e fondamento ultimo di tutto ciò che esiste.

Il Pensiero Politico

Nel pensiero politico di Fichte si sviluppa in due fasi differenti:
1. Fase Giusnaturalistica;
2. Fase Organicistica o Nazionalistica;

1.Durante la prima frase accoglie i principi del giusnaturalismo, per cui afferma che l'uomo prima ancora della costituzione del diritto positivo, che è elaborato dagli uomini, gode di diritti che sono naturali perchè appartengono alla natura stessa dell'uomo.
Sempre condividendo le posizioni del giusnaturalismo aggiunge che i diritti naturali sono 3: libertà, proprietà e conservazione.
Infatti sin da quando l'uomo nasce disponde di una sfera di libertà all'interno della quale può agire liberamente. E' chiaro che per poter godere di questa libertà gli deve essere assicurato il possesso esclusivo di determinati beni ( una casa, un campo da lavorare, etc.)
Inoltre gli deve essere assicurata la conservazione del proprio corpo, ovvero la vita.
Secondo Fichte il compito dello stato è quello di garantire i diritti naturali dell'uomo, affinchè ogni uomo possa realizzarsi come persona.
Nei primi anni dell' 800 Fichte abbandona questa prospettiva individualistica e nel suo pensiero si realizza una svolta in senso nazionalistico.
Tutto è riconducibile all'esperienza della Prussia, invasa da Napoleone, a seguito della quale in Fichte nasce l'esigenza di risvegliare l'orgoglio nazionale nei tedeschi che si sentono fortemente mortificati dalla occupazione.
Fichte sostituisce al concetto di 'stato' quello di 'nazione': lo stato indica la struttura istituzionale che un popolo si da, e ha una connotazione politica.
Invece 'nazione' indica una comunità di individui che condividono la stessa lingua, cultura, religione, usi e costumi.

La nazione è un organismo, una totalità unitaria all'interno della quale le singole parti (gli individui) non hanno un'esistenza autonoma ma esistono e hanno senso solo in relazione al tutto.
2. la seconda fase del pensiero politicodi Fichte si contrappone alla prima: qui il filosofo la superiorità del tutto sulle parti e finisce per negare il valore dell'uomo come individuo indipendente.
I fini individuali devono ora essere subordinati a quelli generali della nazione.

Soltanto i tedeschi, anche se sono divisi in una pluralità di stati, costituiscono una nazione perchè hanno conservato intatta la lingua, la culutra, la religione, cioè non sono stati contaminati dall'esterno, a differenza di altri stati come ad esempio l'Italia.
Proprio in quanto pura, la nazione tedesca deve porsi come una guida di tutti gli altri popoli.
Fichte riconosce solo alla nazione tedesca la capacità di compiere una missione civilizzatrice, che venne usata negli anni dell'imperialismo come pretesto per le conquiste coloniali.
Fichte è considerato il teorico del pangermanesimo, che ha ispirato il nazionalismo (sciovinismo) dei tedeschi e in seguito la politica mondiale ma anche quella antisemitica.

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