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Feuerbach, Ludwig

È il fondatore dell’ateismo ottocentesco. Nasce nel 1804 da una famiglia bavarese adagiata. Studia teologia a Heidelberg e filosofia dove segue le lezioni di Hegel a Berlino. Si laurea a Erlonge e inizia il suo insegnamento conducendo una vita ritirata in un appartamento circondato da alberi e pubblica nel 1830 un libro “pensieri sulla morte e l’immortalità” sebbene pubblicato in forma anonima verrà ricondotto a lui e sarà pesantemente criticato come ateo e spirito libero. Lascia così l’iinsegnamento intensificando lo studio. Durante i moti del 1848 sno sempre più contenti delle sue tesi contro Hegel e lo invitano alla carriera politica. Muore a Norimberga nel 1872.

La concezione naturalistica dell’uomo
Feurbach si accorge che Hegel trascura il tema che a lui sta più a cuore cioè quello dell’uomo concreto (trionfo sull’astratto), non l’uomo nel Romanticismo e quello razionale dell’Illuminismo. L’uomo che nella sua corporeità rimane ancorato alla natura cioè alla dimensione sensibile (“il reale nella sua realtà o in quanto reale è il reale come oggetto del senso: è il sensibile. Verità, realtà, sensibilità sono identici. Solo un ente sensibile è un ente vero, reale”  il fondamento della realtà è la sensibilità). Dunque gli uomini sono esseri naturali che hanno bisogni sia materiali che sensibili. Con particolare attenzione alle condizioni di vita poichè un popolo per elevarsi al livello spirituale che deve migliorare le proprie condizioni di vita, “l’uomo è ciò che mangia”. Si rivela un aspetto filantropico perchè rifiuta di considerare l’uomo come qualcosa di spirituale e diverso dalla povertà (la filosofia deve interrogarsi sull’uomo come essere naturale).

L’umanizzazione di Dio
La questione sulla quale si interessa di più Feurbach è il vincolo che lega l’uomo a Diochiedendosi quale fosse l’essenza della religione in particolare del cristianesimo (essenza del cristianesimo). Dio, ossia un essere soprannaturale che non ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza ma l’uomo ha proiettato fuori di se le sue qualità migliori che gli ha attribuito. Questo perchè l’uomo dipende sempre da qualcosa! Ne rimane impoverito la vera cosa è che l’uomo venera la natura (elementi per l’uomo che generano dipendenza) sia esterna che interna.

L’analisi dell’alienazione

L’assegnazione a Dio delle qualità umane e la sottomissione a Dio implicano una falsificazione della natura dell’uomo, l’uomo aliena da se tutto ciò che è di puro, buono e giust e rimane un essere infido, cattivo e debole. L’alienazione porta ad un impoverimento delle sue qualità ponendo fuori di sè la propria assenza in un essere trascendente (condizione negativa). L’abbattimento della religione diviene un compito morale come un movimento progressista e il idscorso religioso si intreccia con quello dell'ateismo. Inoltre a Feurbach non interessava la teologia ma l’analisi e la critica della sua essenza.

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