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L’alienazione e l’ateismo

Qualunque sia l’origine della religione, è comunque certo secondo Feuerbach, che essa costituisce una forma di alienazione, intendendo con questo termine quello stato patologico per cui l’uomo proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette. L’ATEISMO si identifica quindi come una riappropriazione, da parte dell’uomo della propria essenza alienata: non è critica alla teologia, si tratta di una visione dialettica della realtà. Secondo Feuerbach, è ormai venuto il tempo che l’uomo recuperi in sé i predicati positivi che egli ha proiettato fuori di sé in quello specchio illusorio e astratto che è Dio; quindi, ciò che nella religione soggetto deve ridiventare predicato. Di conseguenza,il compito della filosofia non è più quello di porre il finito nell’infinito, ma quello di porre l’infinito nel finito . Ciò fa si che l’ateismo di Feuerbach non abbia meramente un significato negativo ,ma si presenti anche positivamente come proposta di una nuova divinità: l’uomo. →all’ateismo sostituisce una forma di antropoteismo

Ogni sua analisi riporta all’uomo e alle sue caratteristiche, in particolare considerando l’uomo nella sua condizione naturale basata sui bisogni; tale messa in luce dei condizionamenti naturali fa si che in Feuerbach assuma dignità etica la teoria degli alimenti,secondo cui «L’UOMO E’ CIO CHE MANGIA» che esprime una lucida consapevolezza:

1.Dell’unità psicofisica dell’uomo;
2.Del fatto che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo bisogna innanzitutto migliorare le sue condizioni materiali;
La filosofia finisce per risolversi in una forma di filantropia: dall’amore per Dio all’amore per l’uomo, dalla fede in Dio all fede nell’uomo. L’uomo prendendo coscienza dell’ateismo, dall’more per l’astratto sostituisce l’amore per il concreto. La sua teoria, tuttavia, fu rivalutata solo nel 900.

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