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L’etica eroica (ritorno al principio)

Alla contemplazione plotiniana corrisponde L’Eroico Furore: esso è una forma di “indiamento”, cioè slancio irrazionale il cui fine è l’immedesimazione con il divino = brama d’amore. Mentre all’estasi plotiniana, corrisponde l’esperienza magica, cioè la visione magica dell’unità della natura e della sua vita inesauribile. Il senso di questa esperienza è indicato nel mito di Atteone: un cacciatore, Atteone, riesce a contemplare la dea Diana nuda, per questo è trasformato in preda anziché cacciatore, ed è sbranato dai suoi stessi cani, veltri e mastini. Tale mito è metafora dell’anima umana che, andando in cerca della natura e giunta finalmente a vederla, diventa essa stessa natura. Diana = divinità immanente;

Atteone = intelletto unico alla caccia della verità e bellezza divina;
Veltri = Pensieri che lo predano;
Mastini = le volizioni e le passioni che ugualmente lo predano;
La verità ricercata è nell’uomo stesso che, quando scopre di possederla, è bramato dai suoi stessi pensieri. Perciò comprende che già avendola contratta in se, non è necessario cercarla al di fuori. Per Bruno, il filosofo è il «furioso» l’assetato di Dio che mediante uno sforzo «eroico» (eroico deriv. da Eros) raggiunge un’immedesimazione extramondana con il processo cosmico.
Infine, nelle sue opere si può cogliere lo sdegno con cui si rivolge ad ogni morale ascetica e misticheggiante in favore di una morale attivistica, esaltante i valori della fatica, dell’ingegnosità e del lavoro umano. Critica in questo modo, il mito dell’età dell’oro, e celebra il lavoro come attività che assoggetta la materia all’intelligenza e fonda l’unicità della specie umana. L’uomo quindi conquista a se medesimo la sua condizione nel mondo, consapevole che l’artefice del reale della sua redenzione non è Cristo ma, la sua stessa operosità e il suo contributo attivo nel mondo.

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