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Empirismo/razionalismo

Empirismo, dal greco empeiria, "esperienza", designa l’orientamento di quelle dottrine filosofiche che:
1) individuano nell’esperienza la fonte e l’origine delle conoscenze, negando la presenza delle idee innate;
2) ritengono che la conoscenza proceda dalla sensazione al concetto: nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (detto ripreso da Locke);
Indica in età moderna la corrente filosofica, disomogenea al suo interno, che ha in Locke, Guglielmo da Ockham e Hume i suoi maggiori esponenti. Per gli empiristi l’esperienza è sia la fonte della conoscenza sia la prova della verità e della falsità di una tesi. L’esperienza diventa quindi l’auctoritas moderna.
Razionalismo indica tutte quelle filosofie per le quali la realtà è interpretabile attraverso un principio intelligibile, la cui evidenza non è di tipo empirico ma razionale. Il termine indica un orientamento di pensiero sviluppatosi nel ‘600 (con Cartesio come fondatore) il quale fonda l’universalità e la necessità delle conoscenze sulla garanzia del patrimonio delle idee innate. Solo grazie a queste idee innate possiamo apprendere le altre cose. L’esperienza da sola non conta nulla: essa infatti fornisce informazioni che si inseriscono in concetti già presenti nell’intelletto. Il testo originario di critica all’empirismo è il "Teeteto" platonico in cui si afferma che i dati sensoriali non hanno significato se non assunti da un'"anima" già in possesso, a priori, di forme ideali o concettuali che le forniscono di interpretare l’esperienza. In età moderna Leibniz aggiunge al motto tipico del razionalismo "nisi intellectus ipse". Sulla base di uno schema di Hegel, che raggruppa tutti i pensatori sino a Kant nelle due categorie, si è soliti interpretare tutta la filosofia moderna, come animata dal contrasto razionalismo – empirismo. Lo schema va interpretato alla luce dei pensieri dei singoli filosofi, senza considerare razionalismo e empirismo correnti opposte. Tra di essi vi sono differenze, ma anche analogie. Un’analogia, evidente soprattutto tra il pensiero di Locke e di Cartesio, è la tendenza comune all’interpretazione meccanicistica della natura e alla matematizzazione del metodo scientifico; altra analogia è l’importanza assunta dalla ragione che elabora i contenuti che gli empiristi riconducono all’esperienza, e che i razionalisti ritengono innati nel pensiero. Per alcuni studiosi è parso più conveniente riunire i principali filosofi del ‘600 sotto l’etichetta di razionalisti, distinguendo poi al suo interno empiristi e non empiristi, i quali a loro volta sono innatisti oppure non innatisti.

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