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Pascal Blaise

Domande e risposte
1. In che cosa consiste la teoria della grazia difesa da Pascal nell’ultima delle Lettere provinciali?
Pascal, mentre si impegna alla stesura di un’apologia del cristianesimo, entra in polemica con la Sorbona e i gesuiti in difesa del giansenismo con le Lettere provinciali, con le quali egli tenta di guadagnare la pubblica opinione cristiana contro le false insinuazioni dei gesuiti e la condanna da essi provocata delle dottrine di Giansenio (vescovo di Ypres, autore di un’opera dal titolo Augustinus). I giansenisti riproponevano un’etica rigorista, fortemente ancorata alla dottrina agostiniana del peccato originale, della predestinazione e della grazia; essi venivano così ad accentuare il valore dell’iniziativa divina e di tutti gli elementi della vita soprannaturale. Nell’ultima lettera, Pascal ribadisce la dottrina agostiniana della grazia e difende l’etica agostiniana-giansenista contro l’etica lassista e mondana che vedeva sostenuta dai gesuiti, accusati di combattere il giansenismo per fini politici e per la difesa della Compagnia, e soprattutto accusati di avere imbrigliato la coscienza cristiana in un complesso di riti e norme essenzialmente esteriori che fanno prevalere la legalità sulla moralità. Tra i due punti di vista opposti, quello di Calvino e di Lutero, secondo i quali noi non cooperiamo in alcun modo alla nostra salvezza, e quello di Molina, il quale non vuole riconoscere che la nostra cooperazione è dovuta alla forza stessa della grazia, bisogna, secondo Pascal, ricono-scere, con Agostino, che le nostre azioni sono nostre a causa del libero arbitrio che le produce e che esse sono anche di Dio, a causa della sua grazia, la quale fa sì che il nostro arbitrio le produca.


2. Perché, secondo Pascal, non è accettabile che si resti indifferenti alle tematiche esistenziali?

La questione più importante dell’uomo, secondo Pascal, è l’interrogativo sul senso della vita. È inaccettabile che gli individui possano rimanere indifferenti al problema di ciò che l’uomo è a se stesso. Come egli scrive nei Pensieri (194), le tematiche esistenziali “c’interessano talmente, ci riguardano così profondamente, che bisogna avere smarrito ogni sentimento per trascurare di venirne in chiaro”. Lo studio dell’uomo, di Dio e dell’anima sono fondamentali e solo il cristianesimo è in grado di dare una risposta adeguata al senso dell’esistenza.

3. Divertimento, stordimento e fuga: quale senso hanno questi tre termini nella riflessione pascalia-na?

Pascal ritiene che l’atteggiamento della mentalità comune nei confronti dei problemi esi-stenziali sia quello del divertissement. Il termine, tradotto solitamente con “divertimento”, ha valore filosofico di oblio e stordimento di sé nella molteplicità delle occupazioni quotidiane e degli intrattenimenti sociali. Il divertimento è quindi una “fuga da sé”, ottenuta tramite qualsiasi attività. Fuga dalla propria infelicità costitutiva e dagli interrogativi sulla vita e sulla morte. Il divertimento di Pascal va inteso come distrazione (dal latino devertere), ovvero come lasciarsi distogliere dalla realtà e dalla vera condizione umana. Divertimento é qualsiasi attività in cui l' uomo si cala e che lo porta a non riflettere sulla propria situazione. D'altronde, fa notare Pascal, la cosa che l'uomo maggiormente evita è la solitudine, il trovarsi faccia a faccia con se stesso a riflettere sulla propria condizione; quando si ferma e, da solo, riflette è preso dall' angoscia, che invece non sente quando é indaffarato e si diverte. Pascal è il secondo pensatore ad avvalersi della parola "angoscia": già Lutero l'aveva adoperata per indicare la totale perdizione derivante all'uomo da un'esperienza religiosa vissuta fino in fondo, quando l'uomo capisce di non essere nulla: l'angoscia è proprio il sentimento del nulla. Quando si ha paura si teme qualcosa, quando si ha angoscia si teme il nulla. L'uomo, una volta nato, può sfuggire all' angoscia fin tanto che si divertirà, ossia fin tanto che non rifletterà tra sé e sé. Ma divertirsi non é certo una cosa positiva, proprio perché ci impedisce di renderci conto della nostra reale situazione. Pare quindi che la miseria del genere umano sia un vicolo cieco, nel quale l' uomo è destinato a soccombere. Ma per Pascal la via d'uscita c'è ed è di tipo religioso, ma per poter uscire bisogna conoscere effettivamente la condizione in cui ci si trova, e chi si diverte, fin tanto che persiste nel divertirsi, non la saprà mai. La sofferenza fisica e morale di Pascal diventa allora uno strumento conoscitivo che consente di guardare con lucidità alla nostra situazione. L’uomo non deve chiudere gli occhi di fronte alla sua miseria, ma deve saper accettare, lucidamente, la propria condizione e tutto ciò che essa implica.

5. Spiega quale contrapposizione intende esprimere Pascal con le due espressioni ésprit de géometrie ed ésprit de finesse.
Pascal elaborò la contrapposizione tra spirito di geometria e spirito di finezza, espressioni che rendono bene l'idea: abbiamo da un lato le argomentazioni che riguardano il ragionamento di tipo cartesiano (geometrico) delle verità evidenti (che per Pascal sono di "carattere intuitivo" e parenti dello spirito di finezza) e, dall' altro lato, lo spirito di finezza che fa cogliere le varie sfumature. Lo spirito di geometria è la ragione scientifica, che ha per oggetto le cose esteriori o gli enti astratti della matematica e procede dimostrativamente, lo spirito di finezza ha per oggetto l’uomo e si fonda sul cuore, sul sentimento e sull’intuito. Se prestiamo attenzione ci accorgiamo che é esattamente l'opposto di Cartesio: per lui le verità o sono nette o non sono verità; per Pascal, invece, esiste la capacità di cogliere le sfumature, ossia quelle realtà non chiare e distinte. C'é poi un altro aspetto da chiarire sui limiti della ragione dimostrativa: nella scienza i principi fondamentali derivano dall' intuizione, che Pascal accosta al sentimento; ma egli fa anche notare come nell' ambito stesso del ragionamento matematico non entra in gioco solo la necessità, ma anche la possibilità. In una filosofia esistenzialista come quella pascaliana diventa importante non ciò che avviene necessariamente (ossia quello che avviene e basta, senza che si possa cambiare), bensì ciò che avviene nell' ambito della possibilità (ciò che può avvenire) proprio perché é qui che noi possiamo effettuare le nostre scelte. Pascal non solo rivaluta la possibilità, ma arriva addirittura ad introdurla dove sembra fuori luogo, applicandola in ambito matematico e dando vita al calcolo probabilistico.

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