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Destra e sinistra hegeliana

Subito dopo la formulazione delle maggiori tesi hegeliane e già mentre il filosofo tedesco era ancora in vita, si iniziarono a mostrare delle diverse interpretazioni su alcuni concetti espressi da Hegel, che culmineranno con una netta divisione tra i filosofi successivi tra la destra e la sinistra hegeliana. Tutto il pensiero di Hegel infatti conteneva una contraddizione di fondo ben visibile ad esempio nel fatto che egli avesse considerato la sua filosofia come superiore alle altre e punto verso cui convergeva tutta la sua riflessione: questo concetto però poteva essere inteso in due diversi modo. Infatti il filosofo tedesco poteva sia intendere che essendo la sua filosofia il punto più alto esso non poteva essere superato, e quindi che quella era una sintesi assoluta e definitiva e che ogni riflessione successiva sarebbe stata inutile sia che la sua filosofia era sì un momento sintetico che però si apriva ad un’ulteriore evoluzione, essendo la tesi di una successiva triade. Le chiavi di lettura del pensiero hegeliano si cristallizzarono in due posizioni che fornivano entrambe un’interpretazione plausibile ed ugualmente accettabile, anche perché Hegel non spiegò mai apertamente quale posizione fosse corretta: i continuatori di Hegel si divisero tra coloro che ritennero il suo pensiero insuperabile e tra coloro che tentarono comunque di innovarlo.

La destra riteneva il pensiero hegeliano insuperabile quindi si collocava su una posizione tradizionalista o conservatrice, appoggiando questa propria convinzione anche sul fatto che Hegel, attraverso il concetto della nottola di Minerva, aveva esplicitamente negato come il compito della filosofia fosse quello di modificare la realtà: il compito della filosofia era solo quello di prendere atto della razionalità insita nel reale. La sinistra invece si collocava su una posizione progressista ed innovatrice del pensiero hegeliano e lo scontro con l’altra fazione si concentrò anche sulla questione della religione: nell’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche infatti Hegel aveva posto la religione in una posizione inferiore rispetto alla filosofia. Mentre gli esponenti della destra hegeliana sostenevano che Hegel era riuscito a preservare sia la religione che lo spirito nella sua sistemazione, per la sinistra Hegel era stato molto critico verso la religione, inferiore alla filosofia, e quindi elemento da escludere completamente e da eliminare.
Si può dunque notare come mentre la destra rimanga molto fedele al contenuto espresso da Hegel, cercando in ogni modo di preservarlo, la sinistra tenda a sottolineare maggiormente il metodo usato da Hegel, caratterizzato da un continuo divenire o almeno da una continua evoluzione. Altro esempio di questa ambiguità di fondo è, in campo politico, la concezione di stato hegeliano che culminava con l’esaltazione del regno prussiano a lui contemporaneo e anche la dottrina del giustificazionismo, secondo la quale era lo spirito a decidere il corso della storia e l’uomo non aveva alcuna possibilità di modificarlo. In sintesi mentre per la destra lo stato prussiano era stato voluto dallo Spirito e questa situazione non poteva essere modificata, per la sinistra invece la razionalità dello Spirito era qualcosa che doveva ancora manifestarsi: per la sinistra quindi non è più accettabile l’affermazione “ ciò che è reale è razionale “ che viene sostituita da “ ciò che è reale deve diventare razionale “. Questa affermazione indica come per la sinistra hegeliana le trasformazioni del mondo non sono volute dallo spirito, che non entra mai in contatto con la realtà, ma sono invece dovute all’uomo che agisce attivamente nella realtà

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