Mito 119085 punti

La teoria dell'evoluzione di Darwin riassunto

Nel 1859 Darwin pubblica L'origine della specie che descrive la teoria dell'evoluzione della specie. Per primo spiega il passaggio da specie a specie, e quindi la nascita di nuove speci, non in termini lamarchiani (che diceva che la giraffa aveva il collo lungo perché gli si era allungato per lo sforzo di raggiungere le cime degli alberi, per mangiare le foglie).
Secondo Darwin l'evoluzione della specie avviene come risultato di caso e necessità: nelle specie si hanno della mutazioni naturali casuali (piccoli errori nella riproduzione) e l'ambiente salva quelli adatti e elimina gli altri, principalmente attraverso la lotta per la vita. Es: da una giraffa con il collo corto nascono 20 cuccioli con il collo corto e 1 con il collo lungo. Viene una siccità. Quelle con il collo corto muoiono, non c'è più erba a sufficienza, quella con il collo lungo sopravvive e trasmette questo carattere alla prole. La lotta per la vita, cioè la competizione per acquisire risorse alimentari quando sono scarse, per Darwin è la forma principale di selezione dovuta all'ambiente, ma non l'unica. Esiste anche una selezione sessuale, i più forti e sani si riproducono di più; la predazione selettiva (le farfalle chiazzate si mimetizzano sulla corteccia degli alberi; in certe zone dell'Inghilterra, la forte industrializzazione con combustione enorme di carbone aveva annerito le cortecce; la varietà melanica, cioè nera, di farfalla chiazzata si mimetizzava meglio sugli alberi anneriti e così si è moltiplicata notevolmente, mentre nelle stesse zone quella chiazzata era mangiata dai predatori ed è molto diminuita di numero) ed altre forme di selezione dovute all'ambiente.

Per Darwin, la specie umana deriva dalle scimmie, forse dallo scimpanzé, perché alcune scimmie si abituarono alla posizione eretta, poi per selezione naturale (i bipedi sopravvivono più facilmente) e per selezione sessuale.

Obiezioni culturali e scientifiche
* Viene messo da parte il finalismo perché tutto avviene per caso. Gli esseri viventi erano sempre stati considerati come prova della finalità presente nella natura (nella teologia ogni ente ha un fine ultimo intrinseco alla sua natura, perché creato da Dio).
* Viene ridimensionato il ruolo dell'uomo nel mondo. In quel periodo si credeva che il mondo fosse stato creato da Dio affinché l'uomo lo potesse utilizzare; con questa teoria l'uomo viene considerato una specie come la altre. · Darwin non spiegò le cause di questi piccoli errori, mutazioni naturali. Solo oggi sappiamo, con lo studio del DNA, che sono dovuti a errori nella trascrizione del patrimonio genetico. Poiché la sequenza delle basi azotate che compone il DNA è composta da miliardi di unità, sui grandi numeri qualche errore nella copiatura è probabile. Se dovessimo copiare un romanzo di centinaia di pagine, è facile fare qualche errore di trascrizione

* Obiezioni epistemologica: viene mossa a Darwin l'accusa di non aver reso la teoria una teoria pienamente scientifica. Secondo Popper una teoria è scientifica quando un certo evento contrario può falsificarla. La fisica di Newton è scientifica. Se dico che tutti i corvi sono neri è una legge scientifica, perché nel momento in cui trovo un corvo non nero falsifico la teoria. Darwin dice semplicemente che sopravvive la specie che è adatta all'ambiente. Per falsificarla si dovrebbe trovare una specie che non è adatta all'ambiente, ma che sopravvive. Cosa che però non si può fare, perché Darwin non ha dato dei criteri per definire la specie adatta all'ambiente. E' la sopravvivenza di fatto di una specie che fa capire ai biologi che questa era adatta all'ambiente. La teoria di Darwin è come una tautologia, e quindi non può essere falsificata. Se nell'affermazione "sopravvive la specie adatta all'ambiente" sostituiamo alla locuzione "adatta all'ambiente" con "che sopravvive" (non possedendo una definizione indipendente di adattamento all'ambiente) otteniamo appunto una tautologia. Perciò la teoria dell'evoluzione non può essere sottoposta a severa verifica sperimentale.

Darwinismo sociale
viene utilizzata la teoria dell'evoluzione per giustificare il colonialismo. Come la lotta per la vita, in un ambiente privo di risorse abbondanti, premia gli individui e le specie migliori, perché più adatte alla sopravvivenza, così nella lotta tra gli Stati, i più evoluti, sono destinati a sopravvivere e a trasmettere ai posteri la loro civiltà. Quindi è naturale che gli Stati più forti sfruttino gli Stati più deboli. Viene quindi spostata la teoria in ambito sociale, cosa che Darwin non voleva.

Il primo a utilizzare la teoria applicata alla società è Herbert Spencer, massimo rappresentante inglese del positivismo.
Spencer ha inglobato la teoria dell'evoluzione nela concezione di positivismo, creando il darwinismo sociale. Idea che ottiene grande successo, perché giustificava la legge del più forte. I più adatti alla sopravvivenza erano gli europei, che sono il popolo più civile ed evoluto. In questo modo viene giustificato il colonialismo: gli altri popoli si adeguano così a standard di vita migliori. Spencer ha fatto dell'evoluzione il concetto chiave del sistema filosofico. È un filosofo che ha scritto tanto (pagava un segretario a cui dettare). La sua opera principale è I primi principi, in cui stabilisce i criteri generali del sistema e dà la definizione di evoluzione: "l'evoluzione è un'integrazione di materia e una concomitante dissipazione di movimento, durante la quale la materia passa da un'omogeneità indefinita e incoerente ad un'eterogeneità definita e coerente; e durante la quale il movimento conservato soggiace ad una trasformazione parallela".
L'evoluzione è un passaggio dal semplice al complesso e dall'omogeneo all'eterogeneo. Dal punto di vista biologico: i primi batteri sono semplici e poco differenziati, il mammifero è complesso e c'è differenziazione tra gli organi. Questa idea non è solo biologica, ma per Spencer, è applicabile in tutti i campi (cultura, arte, politica, religione). Tutto è riconducibile alla legge dell'evoluzione. Spencer è stato in assoluto il filosofo più letto, perché il suo sistema rispettava la visione dell'800 e perché rispetto al positivismo di Comte e Mill (atei) il suo era compatibile con la credenza in un Dio trascendente. Secondo Spencer esiste infatti l'inconoscibile, cioè un qualcosa che non verrà mai completamente eliminato. Per Spencer c'è sempre qualcosa di inverificabile, perché se l'uomo sapesse tutto non ci sarebbe neanche più progresso nel sapere. Quindi l'evoluzione del sapere umano, pur essendo continua, manterrà qualcosa di inconoscibile. Qualche forma di avvicinamento all'inconoscibile è data dall'arte e dalla religione. L'inconoscibile garantisce che fra scienza e religione non ci possa essere un contrasto, perché hanno due oggetti diversi: la scienza il conoscibile, la religione l'inconoscibile. La visione positivista di Spencer viene soprattutto accettata negli Stati Uniti. Nel romanzo Martin Eden di London, il protagonista era prima overo, poi riesce a studiare e rimane affascinato dalla filosofia di Spencer, che aveva allora una notevole influenza sul grande pubblico. In Italia non è tanto conosciuto, alcune opere non sono neanche state tradotte.

Registrati via email