gaiabox di gaiabox
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In filosofia, la crisi del modello positivistico di scientificità vide da un lato il fiorire di posizioni antiscientifiche, di carattere spiritualistico, neoidealistico, "irrazionalistico", dall'altro Io sviluppo di una maggiore consapevolezza critica circa le possibilità, i limiti e i metodi del sapere scientifico.

Ciò che sembrò tramontare era la possibilità di costruire quell'edificio unitario che la scienza ottocentesca aveva tenacemente perseguito, attraverso il primato del meccanicismo in tutti i campi del sapere. La convinzione che si era fatta strada era che non esistevano verità di carattere assoluto, ma piuttosto una molteplicità di saperi, di prospettive parziali sulla realtà, irriducibili a un fondamento unico. Ma se è cosi, allora la scienza era ancora capace di offrire una descrizione oggettiva del mondo? E 'e risposte della scienza esaurivano le domande di verità che l'uomo pone intorno ai mondo? La cultura positivistica aveva teso a separare scienza e filosofia e a mettere in discussione la portata conoscitiva della riflessione filosofica: sovente tacciata nel suo complesso come pura e astratta metafisica. Ora nella cultura europea si affacciavano orientamenti che riproponevano alcuni dei problemi tradizionali del sapere filosofico: la domanda sull'essere e sul senso della vita, il problema del rapporto tra fede e ragione.

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