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Critica della ragion pura

Logica
Con la Critica della ragion pura, Kant intendeva criticare la ragione umana. Per Kant era importante mettere la ragione davanti al tribunale della ragione stessa. Questa impostazione del ragionamento kantiano era simile a quelle di Locke e Hume. Kant poi prese atto che al suo tempo la metafisica era in piena crisi e aveva perso ogni credibilità. Le pretese della metafisica, che va aldilà dell’esperienza, si sono rivelate fallaci. Notò inoltre che l’empirismo con Hume, oltre a dare i definitivi colpi alla metafisica, aveva portato a negare qualsiasi forma di sapere certa e universale. Secondo Kant però questa considerazione era troppo azzardata perché la scienza era qualcosa di universale. I due quesiti di cui si occupa Kant in quest’opera sono che cosa renda possibile la scienza e se la metafisica possa essere considerata una scienza.

Per Kant conoscere significa giudicare, poter esprimere dei giudizi. Prese in esame le varie forme di giudizio che si possono utilizzare nella vita di tutti i giorni per vedere quali tipi di giudizi stanno alla base della scienza.
1. ogni uomo è esteso / ogni terzino è un calciatore (giudizio analitico a priori: universale ma non fecondo)
2. questo caffè è amaro (giudizio sintetico a posteriori: fecondo ma non universale)
3. 365 + 1814= 2179 (giudizio sintetico a priori: universale e fecondo)
Il primo giudizio è analitico a priori, perché è universale ma non ci dice niente di nuovo poiché il concetto di estensione è già ricavabile dal concetto di corpo e il concetto di calciatore è già ricavabile dal concetto di terzino. Questo tipo di giudizio non può stare alla base della scienza perché essa è universale ma ci dice sempre qualcosa di nuovo. È un giudizio a priori perché si può esprimere a prescindere dall’esperienza.
Il secondo giudizio è sintetico a posteriori. È fecondo (o sintetico), ma non universale. Si dice qualcosa di nuovo, ma è particolare e non valido per tutte le situazioni. Sono i giudizi di cui si fa più uso nella vita quotidiana, ma non sono alla base della scienza appunto perché sono particolari.
Il terzo giudizio è un giudizio sintetico a priori. È universale, perché valido sempre e comunque, e fecondo, perché dice qualcosa di nuovo. Questo tipo di giudizio quindi sta alla base della scienza. La fecondità deriva dall’esperienza, che però è particolare. Una delle riflessioni affrontate in seguito da Kant fu quindi quella di capire da che cosa derivasse il giudizio “a priori”. Per Kant bisognava quindi analizzare i vari livelli di conoscenza.
Il primo livello di conoscenza è quello sensibile. L’estetica trascendentale è la parte della Critica della ragion pura che analizza la conoscenza sensibile. Kant rifiutava l’innatismo e riteneva che l’esperienza permetteva di accumulare conoscenze. A prescindere dalla propria volontà, l’uomo riceve sensazioni in maniera passiva attraverso i cinque sensi. Kant è però convinto che l’uomo possieda qualcosa a livello di sensibilità che permetta di ordinare in un modo preciso le sensazioni. Questo strumento automatico era rappresentato dai criteri di spazio e tempo, che Kant chiamava intuizioni pure oppure, più genericamente, forme pure a priori. Con questo passaggio, Kant compì quella che lui stesso definì la “sua rivoluzione copernicana” che gli permise di superare in un colpo solo empirismo e razionalismo. Come Copernico era riuscito a chiarire i problemi dell’astronomia cambiando la posizione tra Terra e Sole, così Kant era riuscito a chiarire i problemi della filosofia cambiando la posizione tra soggetto e oggetto. Non è il soggetto che si deve adeguare all’oggetto, cioè non è l’uomo che deve adeguarsi alle leggi del mondo che lo circonda, ma è l’oggetto che si deve adattare alle leggi del soggetto, cioè è il mondo che ci circonda che si deve adeguare alle leggi dell’uomo. L’asse su cui si sposta la questione gnoseologica in Kant è l’uomo stesso. Già a questo punto Kant riteneva di avere giustificato l’“a priori” di due scienze, cioè l’aritmetica e la geometria, secondo le forme pure a priori del tempo e dello spazio. Kant parla di estetica trascendentale perché l’estetica è ciò che appare davanti ai nostri sensi. Nella scolastica medievale il trascendentale rappresentava tutto ciò che trascendeva le categorie aristoteliche ed era quindi universale. Kant usa questo termine con un’accezione differente per indicare lo studio delle condizioni di conoscibilità a priori. Per gli empiristi spazio e tempo erano due concetti elaborati dalla mente umana in un secondo tempo per ordinare le esperienze, per i razionalisti invece erano idee innate, mentre per Newton erano dei contenitori che gli uomini hanno nella mente.

Intelletto
Il secondo livello conoscitivo è l’intelletto. La logica trascendentale si occupa della conoscenza intellettiva e si suddivide in analitica trascendentale, che si occupa dell’intelletto, e dialettica trascendentale, che studia la ragione in senso stretto.
L’analitica trascendentale si occupa dell’intelletto che è l’organo che ci permette di elaborare i pensieri. Nell’ambito dell’intelletto siamo attivi perché decidiamo noi a cosa pensare. L’intelletto è dotato di dodici forme pure a priori, chiamate anche concetti puri o categorie. I concetti sono quegli elementi che ci servono per incasellare le cose. In Aristotele le categorie avevano una funzione sia ontologica sia gnoseologica. In Kant invece le categorie hanno semplicemente un valore gnoseologico. Secondo la logica classica di Aristotele esistevano dodici possibili giudizi. Quindi, siccome per Kant conoscere vuol dire giudicare, nel nostro intelletto devono esistere dodici categorie. Le categorie sono le funzioni a cui ricorriamo per sviluppare dei pensieri. Le categorie sono divise in quattro gruppi: categorie della quantità (unità, pluralità, totalità), della qualità (realtà, negazione, limitazione), della relazione (inerenza e sussistenza, causalità e dipendenza, reciprocità) e della modalità (possibilità e impossibilità, esistenza e inesistenza, necessità e contingenza). Gli uomini però esprimono un pensiero alla volta. Secondo Kant deve esistere un centro mentale unificatore che sintetizzi tutto e ci permetta di fare dei pensieri compiuti. Questo centro mentale unificatore venne chiamato da Kant io penso, in tedesco ich denke. La dimostrazione dell’esistenza dell’io penso venne chiamata da Kant deduzione trascendentale. Lo schematismo trascendentale tratta del legame tra sensibilità e intelletto, che è rappresentato dal tempo. Il tempo è lo schema trascendentale perché ricorre sia nelle sensazioni sia nei pensieri. Il tempo è valido anche per tutte le dodici categorie. Con le categorie e l’io penso Kant ritiene di aver trovato l’“a priori” di tutte le altre scienze. Detto questo Kant disse che gli uomini vedono la realtà allo stesso modo, che può non essere perfettamente corrispondente alla realtà. Kant chiarì che gli uomini conoscono solo i fenomeni della realtà, cioè solamente ciò che possono cogliere con i sensi. Gli uomini hanno una conoscenza fenomenica della realtà. Non possiamo conoscere altro della realtà, ma sicuramente secondo Kant esiste sicuramente dell’altro, un qualcosa che sia dietro ai fenomeni, che però noi non possiamo conoscere. Questo elemento misterioso viene chiamato da Kant noumeno. Il fenomeno è tutto ciò che possiamo conoscere della realtà, mentre riguardo il noumeno possiamo solo dire che esiste ma non sappiamo conoscerlo. La sfera noumenica è aldilà dei fenomeni.

La dialettica trascendentale si occupa della ragione in senso stretto. La ragione in senso largo per Kant rappresenta le capacità conoscitive dell’uomo, mentre in senso stretto indica l’intelletto che vuol fare a meno dei dati dell’esperienza. La dialettica trascendentale si occupa di stabilire se la metafisica sia una scienza o meno. Kant utilizzò il termine dialettica nel senso aristotelico con cui s’intendeva fare passare per vero ciò che è solamente probabile. Scelse questo termine per far comprendere come la metafisica sia una disciplina non scientifica e spesso non conforme al reale. La metafisica è nata perché il nostro intelletto è abituato a elaborare giudizi su tutto, anche quando non possiede dati ed esperienze. L’intelletto cerca di elaborare una spiegazione per tutti i fenomeni interni, per tutti i fenomeni esterni e per tutto. L’intelletto arriva a elaborare le tre idee di anima (per spiegare i fenomeni interni), di cosmo (per spiegare i fenomeni esterni) e di Dio (per spiegare tutto). Si parla quindi di psicologia razionale, di cosmologia razionale e di teologia razionale. Però tutte queste spiegazioni che l’intelletto umano crea sono estranee a dati di esperienza e quindi sono idee inconsistenti. Sono paralogismi, cioè ragionamenti ingannevoli che sono solo probabili. Sulle questioni della cosmologia disse che si possono fare antinomie, cioè dire qualcosa e il suo contrario senza aver chiaro su quale sia la verità. Kant suddivise chiaramente la sfera logica da quella reale. La metafisica non è una scienza perché tutti i suoi ragionamenti sono inconsistenti, ma l’uomo non può farne a meno poiché risponde a un’esigenza insopprimibile dell’uomo. Per Kant non è completamente inutile perché ha una funzione regolativa, cioè di stimolo per l’uomo alla ricerca continua.
I due principali quesiti su cui si fonda la Critica della ragion pura hanno quindi ottenuto risposta. La scienza è resa possibile dai giudizi sintetici a priori che derivano la loro sinteticità dall’esperienza e la loro universalità dalle forme pure a priori. La metafisica non è una scienza perché manca dell’esperienza ed è quindi vuota. A questo punto si comprende pienamente anche il significato del titolo dell’opera: Kant critica duramente la ragione intesa in senso largo quando vuole essere pura, cioè fare a meno dell’esperienza. La Critica della ragion pura è divisa in due parti: la dottrina degli elementi e la dottrina del metodo (di cui non ci occupiamo).

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