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Così parlò Zarathustra

Breve biografia dell’autore e sue opere principali
Friedrich Nietzsche nasce a Rocken nel 1844. Dopo la precoce morte del padre la famiglia si trasferisce a Naumburg, qui frequenterà il ginnasio. A questi anni risale la passione per la musica che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza. Una volta completato il liceo, intraprende gli studi di teologia e filologia classica all’Università di Bonn, studi che verranno spesso interrotti per motivi di salute. Intorno al 1865-69 legge un opera di Shopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione, che esercita su di lui una grande influenza. Proprio a questo periodo risalgono le amicizie con Erwin Rhode, Jacob Burckadt, Franz Overbeck ,Richard Wagner. Nell’Agosto del 1970 presta servizio come infermiere militare durante il conflitto franco - prussiano e, dopo poche settimane, colpito da dissenteria e difterite, è costretto a lasciare il fronte. Dal 1872 cominciano ad essere pubblicate le sue opere. E’ di questo stesso anno la Nascita della tragedia. Tra le altre opere, le più famose sono Umano troppo umano, Gaia Scienza, Considerazione inattuale, Ecce homo, Transvalutazione di tutti i valori.

Sintesi di ogni capitolo
L’opera si compone di cinque parti: una prefazione, la prima parte, la seconda parte, la terza parte e la quarta e ultima parte. In ogni parte la storia del viaggio di Zarathustra fa da cornice ad ogni discorso che egli terrà per i suoi discepoli:sono i discorsi la parte più interessante dell’opera.
Nella prefazione c’è una breve narrazione della vita di Zarathustra che, una volta compiuti i 30 anni, decide di lasciare il suo paese e rifugiarsi tra i monti. Qui la solitudine riuscì in dieci lunghi anni a trasformare il suo cuore e renderlo in un certo senso più saggio. Analizzando la funzione del sole capisce che è venuto il momento di portare agli altri la saggezza acquisita ,al pari del sole anche Zarathustra vuole tramontare. Ritornando in paese decide di annunciare pubblicamente di voler insegnare alla gente ciò che aveva scoperto negli anni solitari: voleva insegnare agli uomini cosa fosse il Superuomo. La folla lo derise apertamente, così Zarathustra intraprese il suo cammino capendo che il suo Superuomo non era alla portata di tutti e che doveva scegliere i suoi discepoli.
Nella prima parte vengono elencati i discorsi di Zarathustra. Essi sembrano quasi tutti volti a criticare i valori tradizionali, critica per tutto quello che si trova nella vita reale. Zarathustra annuncia, infatti, in un suo discorso che la virtù risiede nel riuscire a sentire il cuore che parla attraverso simboli. Riesce allo stesso modo a cominciare che per il momento i discepoli non si sono ancora cercati, che credono fermamente in Zarathustra ma non conoscono se stessi e tantomeno la terra a cui devono restare fedeli (Zarathustra infatti crede che non ci sia alcuna vita ultraterrena). Il capitolo si chiude con l’annuncio ai discepoli che gli Dei sono morti tutti e che bisogno fare strada al Superuomo.

Nella seconda parte assistiamo ad un regresso di Zarathustra. Egli preferisce ritornare alla montagna piuttosto che stare ancora con i suoi discepoli. Sembra assumere un atteggiamento egoistico nei confronti della sua dottrina, sa di avere ancora tanto da insegnare ma, in cuor suo, sa di "aver gettato il seme" nei suoi discepoli. Scosso da un sogno capisce però che la sua dottrina è in pericolo e torna a donare la sua saggezza. I discorsi di questa parte non sembrano invettivi come quelli della parte precedente, bensì molto più tranquilli, sembrano quasi spronare all’accettazione della diversità. Pare che nei discepoli sia avvenuto un certo cambiamento che li rende superiori agli uomini. Egli dunque non nega la diversità, anzi quasi la obbliga, ma la giustifica argomentato dal fatto che i valori opposti tra di loro come bontà e cattiveria, ricchezza e povertà, devono essere segnali per la vita che deve sempre superare se stessa. Dopo vari sogni inquietanti Zarathustra sente che il suo destino è quello di tornare alla solitudine delle sue montagne perché il suo lavoro non gli pare abbastanza. Dirà infatti "la mia parola non ha ancora spostato alcuna montagna". Zarathustra è molto inquietato ,prima di ritornare non riesce a contenere le lacrime, il distacco stavolta è più amaro ma non tale da impedirgli il ritorno.
Nella terza parte Zarathustra lascia le Isole Beate attraversando il mare. Nella nave, dopo giorni di silenzio, decide di lasciare la propria testimonianza esortato dal fatto che era amico di quelli che fanno viaggi lunghi. In un attimo di solitudine Zarathustra in questa parte delle opere si sente completo, vede finalmente in se il "tramonto". Una volta sbarcato, non decide di dirigersi direttamente alla sua caverna in montagna e si accorge che tutto sembra divenuto più piccolo. Capì che era la mancata estensione della dimensione a rendere le cose prive di virtù. In realtà, anche quando arrivo nella Grande città si accorge della sua imperfezione. I discorsi di questa terza parte non sono rivolti a nessun discepolo, ma appaiono come monologhi interiori e sogni e in questa parte riprende il Vangelo adattandolo alla sua dottrina. Nella solitudine e nella moltitudine di parole rivolte a se stesso, Zarathustra si rovesciò a terra come morto e vi rimase quasi una settimana. Al suo risveglio, viste le condizioni malconce, gli animali che sempre l’avevano accompagnato decisero di rivolgergli parole di conforto. Gli animali lo spronarono ad uscire dalla caverna e apprendere dalla natura a cantare e ballare.
Nella quarta parte i discorsi sono quasi assenti mentre si presenta una parte narrativa. Zarathustra riceve la visita dell’indovino che gli annuncia che l’Uomo superiore lo stava cercando e che doveva mettersi in cammino per andargli incontro. Sulla strada Zarathustra incontra molti personaggi strani tra cui un mago, un uomo brutto e un viandante, ma dopo un lungo cercare Zarathustra tornò a casa nella sua caverna senza aver incontrato l’Uomo superiore. Nella caverna udì nuovo un urlo, questa volta l’urlo non proveniva dall’esterno, ma dalla sua caverna. Andando più a fondo nella caverna vi ritrovò tutte le persone che avevano incontrato nella ricerca dell’uomo superiore. Si accorge così di avere avanti a se l’uomo superiore e di averlo ricercato invano. Decide di ospitare nella sua caverna gli uomini superiori e per molti giorni si rallegra e pranza con loro. Dopo un avvenimento che lo stesso Zarathustra non riesce a spiegare bene capisce che ha sbagliato tutto, che è stato imbrogliato dall’indovino e che questo è stato per lui un enorme peccato. Lascia la caverna e torna dai suoi discepoli.

Brevi citazioni
"Dio è morto", pag 7.
"Ogni tanto un po’ di veleno : rende più piacevoli i sogni.E alla fine molto veleno per morire piacevolmente", pag 12.
"Bisogna avere in se il caos per partorire una stella danzante", pag 12.
"E’ se un giorno la mia saggezza mi abbandonerà possa il mio orgoglio ancora volare con la mia follia", pag 19.

Emozioni suscitate,commento
La storia del viaggio di Zarathustra fa da cornice in tutte le parti, e rende l’opera organica. Abbastanza geniale per quanto riguarda i contenuti, molto complesso in quanto a comprensione. Come dice il titolo è un libro per tutti e per nessuno, è un opera allegorica ,ricca di metafore. Bisogna ammettere che è un libro che osa correlare la semplice esposizione, simile alle parabole, con contenuti forti.

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