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PENSIERO POLITICO RINASCIMENTALE

Nel Rinascimento si ha un rinnovamento anche nell'ambito politico; alcuni filosofi si occupano di rinnovare lo Stato.
Ci sono tre correnti di pensiero politico rinascimentale:

REALISMO POLITICO: il punto di partenza è la realtà.
Il massimo esponente è Machiavelli (Principe). Egli, parte dalla 'realtà effettuale' (realtà così com'è), affermando che l’arte politica si basa su due elementi: l’osservazione del presente e lo studio del passato (esperienza diretta e indiretta).

UTOPIA: il punto di partenza è l'idea.
I massimi esponenti sono Moro e Campanella. Il termine utopia, dal greco, significa 'non luogo': non qualcosa di irrealizzabile, ma qualcosa che non è in nessun luogo. Un’utopia politica è la descrizione di uno stato ideale, perciò perfetto; una forma di stato alternativa rispetto a quelli esistenti (monarchie assolute: Francia, Inghilterra e Spagna; frammentazione: Germania e Italia). Però, questi 'stati ideali' vengono descritti senza tener conto della realtà e senza spiegare come e da chi siano realizzabili.

[Il primo esempio di utopia politica è la repubblica di Platone, considerata precursore dell'utopia politica rinascimentale].

GIUSNATURALISMO: il punto di partenza è il diritto di natura.
Il massimo esponente è Hobbes, il fondatore Grozio. Il termine, dal latino (ius: diritto, nature: natura), significa 'diritto naturale'. Gli uomini, in quanto uomini, possiedono dei diritti naturali (nascita) contrapposti ai diritti positivi (istituiti dalla società); per i giusnaturalisti lo stato nasce per garantire i diritti naturali che sono inalienabili, cioè non possono essere sottratti o ceduti.
[Il diritto alla vita è il diritto naturale per eccellenza].

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