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Niccolò Copernico
Il modello dell’astronomia aristotelico-tolemaica che Copernico sovverte, presenta alcuni caratteri fondamentali:

- Il mondo celeste era perfetto e incorruttibile, quello terrestre imperfetto e corruttibile;
- I corpi celesti erano infissi entro le sfere e si muovevano con moto circolare;
- La Terra era immobile e collocata al centro del cosmo;
- L’universo era finito, in sé conchiuso;
- La scienza astronomica si fondava su un impianto qualitativo e non quantitativo.

Di per sé la concezione eliocentrica non era nuova, essendo stata sostenuta nell’antichità (Aristarco di Samo). D’altra parte, il sistema elaborato da Aristotele e Tolomeo, pur essendo in grado di spiegare molti fenomeni celesti noti nell’antichità e nel Medioevo, aveva lasciato irrisolti numerosi problemi, in particolare quelli legati alle diverse traiettorie delle stelle e dei pianeti. Le stelle si muovevano come se fossero infisse su un’immensa sfera ruotante; i pianeti invece sembravano avere traiettorie irregolari. Si cercò di spiegare queste traiettorie attraverso un complicatissimo sistema di circonferenze (gli epicicli), il cui centro si muoveva a sua volta su un’altra orbita circolare (il deferente), rispetto alla quale la Terra risultava leggermente eccentrica, cioè spostata rispetto al centro geometrico. I dati osservativi avevano costretto astronomi e matematici a complicare ulteriormente il modello tolemaico, aggiungendo sfere ed epicicli.

L’ipotesi che sia la Terra, con i pianeti, a ruotare intorno al Sole, appare a Copernico più semplice di quella geocentrica di tipo aristotelico-tolemaico. Lo scienziato muove da una constatazione elementare: il movimento nello spazio può avvenire o dalla cosa osservata o dall’osservatore o da entrambi.
A una delle obiezioni avanzate contro l’ipotesi del movimento rotatorio della Terra, secondo cui esso avrebbe comportato la distruzione della Terra stessa, Copernico risponde che ciò dovrebbe valere a maggior ragione per le sfere celesti, che nell’ipotesi geocentrica dovrebbero muoversi con una velocità superiore a quella della Terra, dato il loro maggiore raggio. Copernico sostiene le sue argomentazioni con l’ausilio di un robusto apparato matematico e soprattutto con l’idea della struttura geometrica della realtà. Di fronte all’obiezione che il suo modello astronomico contraddice alcuni passi della Bibbia (in cui si afferma che sono il Sole e gli astri a girare intorno alla Terra), Copernico risponde che una tesi scientifica avvalorata da argomentazioni razionali non si può contestare con interpretazioni distorte delle Scritture. Egli è quindi convinto della verità dell’eliocentrismo, ritenuto capace di risolvere i problemi posti dall’osservazione e di descrivere un nuovo ordine del cosmo.

Giovanni Keplero
Keplero pur accettando il sistema eliocentrico è consapevole delle difficoltà e dei limiti riscontrabili nel modello copernicano. Dalla sua ispirazione platonica e pitagorica deriva l’esistenza di formulare leggi rigorose capaci di dare ragione del funzionamento del cosmo e di evidenziarne la struttura essenzialmente matematica. Egli giunge così all’elaborazione di 3 leggi fondamentali:
1 - Le orbite dei pianeti sono ellissi di cui il Sole occupa uno dei fuochi;
2 - Nel moto di ogni pianeta il raggio vettore descrive aree uguali in tempi uguali;
3 - I quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono proporzionali ai cubi della loro distanza media dal Sole.

Con l’introduzione delle orbite ellittiche Keplero riesce a prevedere la disposizione dei pianeti e a far coincidere le previsioni con le osservazioni. Con la seconda legge egli stabilisce che, essendo le orbite ellittiche e non circolari, la velocità di un pianeta non può essere uniforme, ma è maggiore quando esso è più vicino al Sole (perielio) e minore quando è più lontano (afelio). Inoltre, stabilendo una relazione tra la velocità del moto del pianeta e la sua distanza dal Sole, Keplero ha introdotto un nuovo nesso funzionale di causa-effetto tra fenomeni diversi. Infatti, se 2 fenomeni presentano una relazione costante, o l’uno è causa dell’altro, oppure entrambi sono effetto di una stessa causa. La terza legge si basa sul presupposto che il moto planetario sia dovuto ad una “forza motrice” legata all’attrazione magnetica che lega tra loro i corpi celesti e questi al Sole, spiegando così le ragioni del carattere ellittico e non circolare delle orbite. L’idea di questa forza di attrazione gli viene ispirata dal “De Magnete” di Gilbert: ipotizzando che la Terra fosse come un’enorme calamita, la quale genera il campo magnetico e influenza l’ago della bussola, questi aveva respinto la tesi aristotelica della gravità come effetto della tendenza dei corpi pesanti a raggiungere il loro “luogo naturale”, cioè il centro della terra.

Inoltre Keplero difende la funzione della matematica come modello di conoscenza, come descrizione delle correlazioni esistenti tra i corpi celesti. Se il cosmo è ordinato secondo relazioni matematiche, l’astronomia ha lo scopo di individuare le leggi oggettive dei moti celesti.
In definitiva, da un lato Keplero difende l’idea che la teoria eliocentrica copernicana descriva la realtà dell’universo fisico; dall’altro, riprende i motivi e concetti-base della metafisica classica e rinascimentale, assegnando loro la funzione di idee-guida sul cui sfondo sviluppare l’impianto teorico della scienza astronomica.

Francesco Bacone
A Bacone dobbiamo la formulazione di alcuni caratteri della modernità: il binomio di scienza e tecnica e l’idea di progresso. Soprattutto trasforma la concezione della scienza, che non è più un contemplare, ma un fare: è potenza umana di cambiare il mondo.
Alla scienza greca che è Theorìa, contemplazione di una realtà immutabile, Bacone contrappone la scienza e la tecnica moderne, poste al servizio del dominio dell’uomo sulla natura. Al primato greco della teoria sostituisce il primato moderno della prassi, che intende trasformare il mondo per migliorare la vita dell’uomo. Ma l’idea di promozione della “potenza umana” si iscrive in un processo di rigenerazione religiosa ed etica dell’umanità: l’uomo può riscattarsi dal peccato originale, recuperando l’innocenza con la religione e con la fede, e il perduto dominio sul mondo con la scienza e con le tecniche. Per fare ciò l’uomo deve prima liberarsi dalla colpa della superbia, della pretesa di essere simile a Dio. Deve liberarsi dalle filosofie errate, che lo hanno allontanato da Dio e dalla natura.

A Paltone ------ imputa di aver sostenuto che la verità abita nella mente umana, distogliendo l’uomo dall’osservazione della realtà e facendolo diventare schiavo dei suoi idoli ciechi e confusi, chiamando in sostegno la religione (le cose terrene altro non erano che copie imperfette delle idee che non risiedevano nel mondo naturale, ma nell'iperuranio platonico).
Ad Aristotele ------ imputa di aver corrotto la filosofia naturale con un sapere speculativo, pretendendo di trarre il mondo da astratte categorie e di ricondurre la stessa esperienza a schemi precostituiti mediante artifici verbali.

Così viene abbandonato l’ancoraggio ai classici: ormai i “moderni” possono camminare con le proprie gambe, sostiene il filosofo. Anche perché la “verità è figlia del tempo”, non dell’autorità. Essa è frutto di un incessante progresso delle conoscenze, che la tradizione può ostacolare ma non impedire del tutto. L’epoca nuova esprime esigenze e motivazioni sulle quali il passato non ha nulla da dire. La vecchia autorità del passato e della tradizione sta morendo ed una nuova autorità, basata sulla ragione e sull’esperienza, sta nascendo.
Bacone elabora l’idea della “scientia activa”; cioè riconosce il valore produttivo della conoscenza scientifica ed è convinto che le applicazioni tecniche del sapere scientifico abbiano un ruolo determinante per il progresso del genere umano. Il fine della scienza è:

- La comprensione dei “segreti” che la natura nasconde;
- La trasformazione e la manipolazione delle cose per farne prodotti utili all’uomo.

Bacone guarda soprattutto al fine pratico della scienza, alla sua capacità di accrescere il dominio umano sulla natura. Occorre perciò riformare la scienza perché realizzi questa finalità e divenga lucifera e fructifera, illuminante e produttiva. La scienza può acquisire tale efficacia solo osservando e descrivendo i processi causali, che si svolgono nella natura, e riproducendoli attraverso gli esperimenti. Così non servirà più una filosofia basata sulla deduzione, ma serve che il sapere, mediante l’induzione, compia una paziente ricerca nel libro della natura.
Per il filosofo il sapere scientifico e tecnico costituisce il principale fattore di progresso dell’umanità e la storia della civiltà viene quasi ad identificarsi con la storia dello sviluppo della scienza e della tecnica.
Bacone critica pesantemente la cultura che mostra un disprezzo aristocratico contro le arti meccaniche, ritenendole estranee al vero sapere: si tratta di una cultura libresca, contemplativa e sterile di risultati, mentre la nuova è concreta, produttiva e cumulativa, capace di accrescere in modo indefinito le conoscenze e i beni a disposizione degli uomini. Ma Bacone ha presente il pericolo di un uso distorto delle tecniche, quando scrive che dalle arti meccaniche possono scaturire non solo un progresso della condizione umana e della cultura, ma anche potenti e crudeli strumenti di distruzione (es: armi da fuoco).
Bacone concepisce l’ambizioso progetto di una riorganizzazione della ricerca e di una nuova Enciclopedia del Sapere, da realizzarsi nel quadro di un’opera complessiva che ridefinisca il sapere e lo faccia poggiare su nuove basi. Il quadro del sapere si articola in 3 parti fondamentali, corrispondenti ad altrettante facoltà dell’uomo:
1) la memoria, matrice della storia.
2) la fantasia, fondamento della poesia.
3) la ragione, alla base della filosofia.

Nel progetto baconiano, l’Enciclopedia Universale deve contenere anche le invenzioni già realizzate e quelle da realizzare. Quanto all’organizzazione della ricerca, Bacone non lascia molto spazio al singolo, ma privilegia il lavoro organizzato degli scienziati, basato sulla divisione dei compiti e su un metodo comune improntato a cautela nel formulare e saggiare la validità delle ipotesi mediante il paziente accertamento dei fatti. Gli scienziati devono procedere con prudenza nella ricerca della verità. Il sogno di Bacone è quello di una comunità della scienza che operi solidalmente per procurare all’umanità le conoscenze e i beni di cui ha bisogno, facendo progredire incessantemente la società attraverso un accumulo di conoscenze e di innovazioni tecniche e realizzando il sogno umano di una vita tranquilla, sicura e pacifica. Egli è convinto che un progresso scientifico e tecnico non sarà più lasciato al caso e sarà perseguito intenzionalmente.
- Nel ‘600, giunta a maturazione l’esigenza di costruire un nuovo edificio del sapere, alternativo a quello aristotelico, diviene centrale la questione del metodo con cui operare nel lavoro scientifico, per renderlo più efficace e incrementarne la “produttività”. Bacone è convinto che della necessità e dell’importanza fondamentale del Metodo come strumento e aiuto per l’intelletto. Analoghi agli strumenti meccanici che servono per ampliare o regolare il movimento delle mani.
- L’idea-guida del metodo baconiano vuole giungere a un’interpretazione corretta della natura che passa dall'obbedienza, ma obbedire alla natura significa per l’uomo riconoscere che è vincolato dalle leggi della natura, dai nessi causali che regolano la realtà naturale. Solo adeguandosi alla natura l’uomo la può controllare e trasformare con procedimenti e strumenti tecnici adeguati. Ma condizione fondamentale è liberare la mente dalle immagini distorte della conoscenza, dai pregiudizi e dalle illusioni che la offuscano e ne limitano l’azione.
Vi sono 4 tipi di pregiudizio, che Bacone chiama Idola: i primi 2 sono radicati nella natura umana; gli altri 2, invece, sono indotti dall’esterno.

- Gli Idoli della Tribù: sono fondati sulla stessa famiglia umana o tribù. L’intelletto può essere indotto ad avvertire delle uniformità, delle regolarità dove esse non sussistono, facendosi sfuggire la varietà e la specificità dei fenomeni; oppure a fermarsi a ciò che è vicino o che più facilmente colpisce la fantasia, lasciandosi così sfuggire ciò che è lontano, nascosto, più difficile da afferrare.
- Gli Idoli della Spelonca: consistono nelle inclinazioni proprie di ciascun individuo. Tali “inclinazioni partigiane” derivano dal carattere, dai gusti personali, dall’educazione, dai libri letti, dalle amicizie, dall’autorità che ogni uomo riconosce, e condizionano l’intelletto ad accettare frettolosamente ciò che sembra corrispondere ad esse.
- Gli Idoli del Foro: sono forse i più pericolosi. Essi hanno origine dalla società e dalla comunicazione tra gli uomini, poiché il linguaggio può generare equivoci e distorsioni. Infatti, la ragione non domina le parole. A volte sono coniate parole che non corrispondono a cose esistenti e producono nei ragionamenti, idee false. Altre volte l’assegnazione delle parole alle cose, provoca intralci e inconvenienti all’attività dell’intelletto.
- Gli Idoli del Teatro: derivano dalle filosofie antiche e medievali. Queste filosofie somigliano a favole che narrano di mondi fittizi e che vengono “recitate” come in un teatro. Esse poggiano su dogmi, cioè su tesi non dimostrate, e su errate dimostrazioni.
- La parte costruttiva del metodo si basa sull’induzione e su una sistematica osservazione della realtà, che si avvale dell’impiego di 3 tavole:

A) La prima è la tavola della presenza, che registra ed enumera la presenza del fenomeno o della qualità, in una varietà di casi e situazioni.
B) La seconda è la tavola dell’assenza, in cui si raccolgono ed enumerano i casi e le situazioni in cui un fenomeno non si manifesta. Questa tavola descrive il mancato verificarsi di un fenomeno in situazioni di “prossimità” a quelle in cui esso si verifica.
C) Nella terza, la tavola dei gradi o delle comparazioni, si descrivono e si registrano le variazioni di grado, cioè l’aumento o la diminuzione di una qualità in uno stesso corpo, e nel confronto tra corpi diversi.

L’uso delle tavole permette di evitare ipotesi di spiegazione errate, l’esclusione delle quali è proprio il primo compito dell’induzione. Si giunge così alla formulazione di una prima Ipotesi, che ha carattere provvisorio e richiede delle Verifiche Sperimentali. Sperimentare vuol dire interrogare la natura con procedure adeguate, quindi ascoltarne le risposte, tenendole nel debito conto per riformulare eventualmente le ipotesi. Fondamentale è l’ Esperimento cruciale. Quando l’intelletto si trova davanti a 2 ipotesi opposte, che appaiono egualmente fondate, l’esperimento cruciale permette di imboccare la strada giusta, di verificare, cioè quale delle 2 vie sia valida.
- La scienza porta alla conoscenza della forma della cosa, cioè del suo principio costitutivo, della sua struttura caratteristica. Essa è sia l’organizzazione della materia di un corpo, la sua struttura e composizione interna, sia un processo continuo e nascosto, un impercettibile movimento che ha luogo nel corpo.

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