Cartesio, Renato: Meditazione metafisiche

La pubblicazione delle "Meditazioni metafisiche" (1641) ha l'obbiettivo di mostrare come sia possibile anche in metafisica prevenire a una coscienza "certa e indubitabile". Il primo passo è il superamento del dubbio scettico, che riguarda innanzitutto la conoscenza sensibile. La strategia cartesiana reindirizza ulteriormente il dubbio scettico mediante l'ipotesi del dio ingannatore: immagina infatti che Dio sia così onnipotente da trarci in inganno anche da concepire le verità più chiare ed evidenti, come quelle delle matematiche, che pure prescindono dalla fallibilità dei sensi. A questa totale sospensione del giudiziosi sottrae però la verità dell'esistenza d colui stesso che, dubitando, pensa ("cogito ergo sum": penso dunque sono). Ma per passare dalla certezza isolata della propria esistenza, come essere pensante, alla certezza del mondo esterno e di tutte le altre verità(comprese quella matematica) è necessario pervenire preliminarmente all'idea di Dio e attribuirle un valore fondativo. Distinguendo fra "idee avventizie" (quelle che al soggetto sembrano "venute dal di fuori"), "fattizie" (quelle formate o trovate dal soggetto stesso), "innate" (quelle che sembrano a te con e nel soggetto), Cartesio scopre che la nozione di Dio come essere perfetto, eterno, immutabile non può trarre origine né da alcuna cosa finita, né da noi stessi in quanto enti perfetti: essa si rileva dunque "innata" e non potrà derivare se non da un essere che esiste realmente così come è pensato. Ma in questo modo cade anche il dubbio sul dio ingannatore: la veracità rientra infatti nella perfezione dell'ente infinito. Ne consegue che Dio non farà mai in modo che ci inganniamo, almeno finché ci serviamo di conoscenze evidenti assunte per quel che esse realmente significano (l'errore trae origine non dall'intelletto bensì da un atto di volontà che ci porta a pronunciare giudizi errati sulle cose). A partire da questa "garanzia" fornita dalla veracità divina, Cartesio procede a dipanare i nodi della sua ontologia: sotto il segno delle idee chiare e distinte, non riconosce nelle cose materiali null'altro che res extensa (sostanza estesa) e le separa in modo netto dall'altro tipo di sostanza, la res cogitans (sostanza pensante), il pensiero. Da ciò deriva anche la conoscenza della distinzione reale di anima e corpo. Ultima viene la dimostrazione dell'esistenza reale dei corpi. In quanto effetto involontario, la facoltà passiva di ricevere le idee sensibili implica fuori di noi una causa attiva che produca queste idee. Questa causa avrà una realtà effettiva (realtà formale) uguale o superiore alla realtà ideale(realtà oggettiva) di tale idee. Nel primo caso si tratterà direttamente dei corpi; nel secondo caso, si potrebbe ipotizzare che l'autore sia Dio o una creatura più nobile del corpo. Ma Dio stesso ci ha dato una grande inclinazione a credere che tali idee derivino dai corpi e, poiché non possiamo ritenerlo ingannatore, neppure immagineremo che ci abbia instillato una convinzione da cui saremmo tratti sistematicamente in errore.

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