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Cartesio Renato - il Dubbio e il Cogito

Secondo Cartesio, nessun grado o forma di conoscenza si sottrae al dubbio. Perciò Cartesio come base del suo sistema cerca l’evidenza escludendo tutto ciò che può essere suscettibile all’indeterminatezza. Si può e quindi si deve, dubitare della percezione sensibile poiché, la conoscenza sensibile è mutevole e ingannevole: il miraggio, l’illusione del bastone spezzato in acqua. Quindi, non è vero che, tutto ciò che si vede può essere assimilato con certezza. Inoltre, nel momento in cui, esibisco dei ragionamenti anche in questo caso, sono assalito dal dubbio giacché si potrebbe trattare di falsi ragionamenti o pseudo ragionamenti (il paralogismo aristotelico). In entrambi i casi, siccome si possiedono le medesime conoscenze sia nei sogni sia nella veglia, non si può trovare un sicuro criterio di distinzione fra le une e le altre. Ci sono invece, conoscenze che sono vere sia nel sogno che nella veglia, cioè le conoscenze matematiche, per le quali ogni cosa è certa durante lo stato onirico che nella veglia. Tuttavia, neppure queste conoscenze si sottraggono all’incertezza poiché, si può sempre supporre che l’uomo sia stato creato da un genio o da una potenza maligna (il genio maligno) che si sia proposta di ingannarlo, facendogli apparire chiaro ed evidente ciò che è falso e assurdo. Il dubbio, così da “metodico” ora diventa “iperbolico”, cioè espanso a tutto e, ogni cosa anche certa nell’apparenza potrebbe rivelare l’inganno. A questo punto, si accorse che il dubbio stesso, stava determinando una certezza che, non avrebbe mai potuto scalfire che anzi, rafforzava di lucidità e razionalità: la certezza dell’IO pensante si rafforza attraverso il pensiero e il dubbio (Cogito ergo sum=penso, dunque sono) quindi, l’attività pensante è reale e l’entità umana si rafforza con il dubbio che dimostra un’attività del pensiero. Ha scoperto in questo modo l’auto evidenza di se come essere pensante, cioè la “Res Cogitas” (cosa pensante)
La grande novità rispetto alla tradizione risiede nel fatto che, prima l’essere era indicato nel mondo, adesso invece, l’ontologia diventa oggettistica: la ricerca della verità non è un oggetto, ma il soggetto, l’attività pensante.
Le discussioni intorno al Cogito
I coevi di Cartesio, impressionati dal Cogito, lo esaminarono ampiamente. Fu accusato di circolo vizioso, poiché accettando il cogito (l’evidenza), la regola dell’evidenza risulta anteriore allo stesso, come presupposto per la sua evidenza, per cui significa confermare l’evidenza per l’evidenza. Cartesio fronteggia l’accusa, ritraendo il cogito non come semplice evidenza bensì, come l’evidenza originaria, una sorta di appercezione, fondante l’uomo un’auto evidenza che acquisisce la realtà in modo riflessivo. Inoltre, le accuse si mossero anche sotto un altro profilo, intrise nell’espressione del cogito, secondo cui l’affermazione del cogito ergo sum, appare una formulazione sintetica di un sillogismo aristotelico: cogito (prop. principale) ergo sum (prop. consecutiva) =sillogismo; Cartesio, naturalmente, smentì tale asserzione sostenendo che il discorso non era stato colto con un ragionamento mediato ma, intuitivo . Il filosofo britannico Hobbes, invece, pur appoggiando l’esistenza dell’IO in quanto pensante, disapprova le modalità della sua esistenza «uno spirito, un’anima» cioè il passaggio dal pensiero alla cosa pensante che, non autorizza naturalità ontologica. Cartesio, perciò risponde, con il fatto che l’uomo intraprende molte attività ma, il pensiero non è tra le tante, dal momento che, è l’essenza stessa dell’uomo, cioè gli garantisce sussistenza ontologica.

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