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CARTESIO

II problema della verità e dell'errore

- Applicando la “facoltà di giudicare” che ho ricevuto da Dio, non potrò mai ingannarmi; questo perché dietro all’inganno c’è imperfezione e se Dio è perfetto non può ingannarmi.
- Sul piano metafisico l’errore è l’esperienza del non essere come costitutivo della realtà finita dell’uomoà l’errore non è qualcosa di reale, ma solo un difetto: mi inganno perché “la facoltà che Dio mi ha dato per discernere il vero dal falso non è in me infinita”.
- Le due possibili cause dell’errore sono: l’intelletto (facoltà di conoscere) e la volontà (facoltà di scegliere).
Intelletto: con esso si concepiscono le idee delle cose; non si afferma o nega nulla; nell’intelletto non sussiste possibilità di errore: che la realtà sia infinitamente più ampia delle mie idee non è un errore, ma solo un limite della mia conoscenza.
Volontà: la mia libertà che non ha limiti; essa consiste nel poter fare o non fare una cosa (cioè nel poter affermare o negare un oggetto), in modo da non sentirci determinati da alcuna forza esterna.
- L’origine pratica dell’errore: la sfera della volontà è più ampia di quella dell’intelletto e cioè voler affermare più di quello di cui ho l’evidenza: ciò per cattiva volontà, per precipitazione o per prevenzioneà l’errore ha un’origine pratica (extrateoretica), che non intacca il valore dell’intelletto, ma testimonia l’imperfezione della mia libertà.
IL PROBLEMA DEL RAPPORTO TRA CORPO E ANIMA

- Il rapporto tra corpo e anima va concepito come “mescolanza” e non “coabitazione”: infatti, se fosse vero il secondo caso, quando il mio corpo è ferito non sentirei dolore, ma “percepirei questa ferita per mezzo del solo intelletto, come un pilota percepisce con la vista se qualcosa si rompe nel suo vascello”.
- Il corpo è influenzato dall’anima (nei moti volontari, per esempio) e questa dal corpo (nelle sensazioni, nelle passioni ecc.).
- Essendo l’anima inestesa e indivisibile, è difficile dire dove essa si trovi, ma estende la sua influenza in tutto il corpo; tuttavia c’è un posto dove esercita la sua funzione più che nelle altre parti: la ghiandola pineale (ipofisi); perché la ghiandola pineale? Perché ci deve essere un luogo in cui i dati doppi (quelli della vista, udito ecc.) venissero coordinati in modo da consentire all’anima una percezione unitaria degli oggetti.
- Il movimento corporeo nell’uomo: tra la stimolazione nervosa dell’organo periferico e la risposta del cervello si inserisce l’azione dell’anima; quando essa subisce i moti che le terminazioni nervose portano al cervello, si hanno le percezioni (passioni dell’anima); quando fa pervenire le sue risposte al sistema nervoso si hanno le volizioni (azioni dell’anima).
- Le azioni sono di due tipi: quelle che hanno il loro termine nell’anima stessa (come amare Dio) e quelle che hanno il termine nel nostro corpo (come muovere le gambe per camminare)
- Le percezioni sono di due tipi: quelle che hanno per causa l’anima e quelle che hanno per causa il corpo (da corpi esterni, dal nostro corpo, dall’anima).
LA MORALE DI CARTESIO
- La morale provvisoria: se nella teoria posso sospendere il giudizio fino ad avere prove più concrete di una questione teorica, nella pratica non posso perché mentre dubito io devo comunque continuare a vivere basandomi su determinati principi.
- 1° massima: conformismo in fatto di opinioni religiose, politiche e di costumi se si vuole vivere una vita tranquilla e serena.
- 2° massima: perseveranza nelle decisioni assunte, per quanto incerte o opinabili.
- 3° massima: autodominio in materia di desideri e la rinuncia a voler cambiare l’ordine del mondo (meglio cambiare me stesso).

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