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Cartesio dice che le conoscenze che ha sono come un muro tutto fatto di concetti e di sapienza. Questo muro però non è saldo e sicuro, ma gli sembra un po’ incerto e allora decide di non accettare nessuna verità e nessun concetto che non sia saldo. In questo modo il muro viene distrutto: egli dice che non c’è nessuna conoscenza certa. Questo muro crolla ma deve trovare il primo mattone, la prima certezza su cui poi ricostruire il muro.
Il primo mattone che trova è l’Io. Su questo primo mattone costruisce il secondo mattone che si chiama Dio e poi mette il terzo mattone che si chiama mondo. Questi sono i tre pilastri di Cartesio.
Egli non è contento della sua formazione e inoltre si rende conto che la filosofia non era progredita e che invece erano progredite le scienze.
Cartesio è un matematico e lui ha avuto questa idea fidandosi di un sogno. Lui dice che in sogno ha avuto questa ispirazione. Questo sogno consisteva nel trovare un unico fondamento sia per la filosofia sia per la scienza. Cartesio ha quindi il compito di unificare con un unico metodo le due discipline, in quanto si rende conto che la filosofia dopo tanti anni non è riuscita a fare nessun passo avanti.

Si trasferisce in Olanda, infatti l’Olanda non subisce domini di tipo religioso. Cartesio è un pauroso, in quanto non vuole avere scontri con la Chiesa. Per evitare scontri con la Chiesa non pubblica i suoi libri e si trasferisce in Olanda.
Verso la fine della sua vita riceve un invito dalla regina Cristina di Svezia, la quale gli chiede di farle lezioni di filosofia. Lui rimanda, in quanto la Svezia è tanto rigida e il clima è freddo. Alla fine accetta. Il problema è che la regina può fare lezioni soltanto la mattina presto e la temperatura fredda lo uccide.
Cartesio è il fondatore della filosofia moderna, perché ha messo insieme filosofia e matematica.
Cartesio è colui che introduce gli assi cartesiani che hanno unito geometria e aritmetica.
Cartesio scrive le Meditazioni metafisiche. È un unicum nella storia della filosofia, perché lui espone i suoi pensieri e poi dà il manoscritto a tutti i grandi personaggi che facevano parte del circolo di padre Mersenne, un circolo di dotti e scienziati, i quali leggono e poi scrivono le obiezioni su quello che hanno letto in fondo al libro.
Lui legge le obiezioni e risponde.
L’edizione che è uscita di questo testo presenta le meditazioni di Cartesio, le obiezioni e le risposte: è un unicum nella storia della filosofia.


Le quattro regole del metodo cartesiano

Cartesio individua le “quattro regole del metodo cartesiano”:
1. regola dell’evidenza: ovvero non accogliere mai nulla per vero che non sia evidente e con evidenza intendiamo idee chiare e distinte, e cioè “chiarezza” vuol dire che emerge dal fondo, ciò che si staglia dallo sfondo, è qualcosa che vedo con chiarezza e la “distinzione” è quando una cosa che si è stagliata dallo sfondo è contornata con chiarezza diversamente dalle altre.
2. regola dell’analisi: ovvero scomporre, cioè prendere un problema e destrutturarlo in elementi semplici.
3. regola della sintesi: ovvero ricomporre, cioè dagli elementi singoli ricomporre il problema.
La quarta regola non è una vera e propria regola, ma è una particolare attenzione:
4. regola dell’enumerazione: è una rivisitazione di tutti i passaggi per essere sicuri di non omettere nulla.
Cartesio, che ha costruito questo metodo, analizza tutte le conoscenze che ha accumulato nel tempo e negli studi e comincia ad applicare questo metodo e si accorge che applicando la regola dell’evidenza, dell’analisi e della sintesi, la grande maggioranza delle conoscenze che aveva appreso sono incerte: allora fa crollare il sistema di conoscenze che aveva costruito nel tempo.
Utilizza quindi il metodo e gli viene il dubbio che tutto quello che ha conosciuto fosse incerto.
Il dubbio è un dubbio metodico, perché è un metodo che lui utilizza.

1. La prima ondata del dubbio investe soprattutto i sensi, perché con i sensi è facile vedere come ognuno di noi ha un modo di percezione diverso. I sensi, inoltre, cambiano e ci ingannano.
2. C’è un’altra cosa che viene revocata in dubbio, ovvero la differenza tra sogno e veglia: Cartesio infatti dice che tante volte si rende conto di essere in sogno e gli sembra di essere sveglio e delle volte è sveglio e comincia a sognare. Il sonno è talvolta così partecipante e vivido che gli sembra di essere sveglio.
3. La terza ondata del dubbio riguarda tutto, anche la matematica. A questo punto non è più un dubbio metodico, ma è un dubbio iperbolico, perché va a colpire anche quello che fino adesso si era salvato. E come fa a diventare iperbolico? Cartesio dice “perché io presuppongo un essere maligno che si diverte a confondermi il vero con il falso”.
Il dubbio è iperbolico, ovvero c’è un genio maligno che non permette a nessuna verità di resistere a questo dubbio.
A questo punto non c’è niente che sia solido e sicuro, perché Cartesio mette in dubbio anche la matematica.
Ad un certo punto ha un illuminazione e si rende conto che per essere ingannato da questo genio maligno, per dubitare di tutto e per pensare, c’è una cosa che deve assolutamente esserci: l’Io come soggettività e sull’Io lui fonda la sua prima certezza che è il cogito ergo sum (“penso dunque sono”). La certezza di questo cogito non riguarda io come corpo, ma riguarda solo la mia mente.
Il cogito diventa il fulcro di un sacco di obiezioni e quindi lui dopo risponde.


Dal cogito ergo sum al Dio

L’unica certezza che ha Cartesio è l’Io e infatti comincia ad indagarlo e scopre che dentro all’Io ci sono delle idee che sono di tre tipi:
1. idee avventizie
2. idee fattizie
3. idee innate
Lui dà importanza solo alle idee innate.
Le idee avventizie non gli interessano, perché “avventizie” vuol dire “che vengono dai sensi esterni” e siccome io non ho certezza dei sensi, non le prendo in considerazione.
Le idee fattizie sono quelle che mi creo io, che mi invento, che mi costruisco, che provengono dalla mia fantasia e quindi hanno un carattere di verità pari a zero.
Le idee innate: “innate” vuol dire che sono all’interno e sono connaturate al mio pensiero, non derivano dall’esterno o da una mia creazione. Queste idee possono essere le idee matematiche o le idee logiche. Qui ribadiamo una concezione che abbiamo visto in Platone che diceva che non apprendiamo tutto di nuovo, ma ricordiamo.


Le tre prove dell'esistenza di Dio

Come faccio a dire che c’è un’idea di Dio? Perché io ho un’idea della perfezione, ma la perfezione non la ricavo né da me che sono imperfetto, né dalle cose esterne che non sono mai perfette. Un’idea di perfezione ce l’ha messa soltanto un essere perfetto, quindi Dio. E questa è la prima prova dell’esistenza di Dio che si chiama “marchio di fabbricazione”.

La seconda prova dell’esistenza di Dio: Dio ha creato un uomo finito e imperfetto, perché se io avessi potuto crearmi, non mi sarei creato finito e imperfetto, ma mi sarei creato infinito e perfetto.

La terza prova dell’esistenza di Dio, Cartesio la prende dalla prova ontologica di Anselmo, ovvero che l’assoluta perfezione di cui gode di Dio prevede anche l’esistenza di Dio.


Da Dio al mondo

Sono tre i passaggi per arrivare al mondo.
Il primo passaggio: Dio è buono: non ci inganna.
Il secondo passaggio: Dio ci fa distinguere il vero dal falso e quindi tutto quello che attestano i miei sensi è vero.
Allora cisi domanda: “se Dio è buono, non mi inganna e mi garantisce che percepisco il vero e non il falso, allora io non sbaglio mai”. E invece l’errore esiste.
Il terzo passaggio: l’errore non viene più né dalla mia facoltà né dall’essere ingannati, ma l’errore proviene dalla volontà che è precipitosa e fa aderire l’intelletto a cose che non ha ancora ben analizzato.
La critica che hanno fatto i contemporanei a Cartesio è che lui ha fatto un errore, perché ha indicato come prima verità l’Io che è una verità di tipo soggettivo, poi dall’Io ha trovato Dio attraverso le idee innate e sembra che Dio sostenga l’Io, ma è l’Io che ha fondato Dio e quindi si crea un circolo vizioso.
Cartesio risponde: “mentre il cogito è un’evidenza soggettiva, Dio è capostipite di una verità oggettiva”.


La materia e il mondo esterno

Cartesio vuole ad arrivare a definire cos’è il mondo fisico senza avere alcun impaccio con la morale, con la religione e con la Chiesa e ci riesce.
Cartesio divide il mondo in res extensa e res cogitans.
Questo è quello che viene chiamato “dualismo cartesiano”, perché ci sono due principi, due sostanze.

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