Cartesio

vita e opere di Cartesio

L’obiettivo di Cartesio non è quello di insegnare, ma di descrivere se stesso, ed è per questo che parla in prima persona. Dopo aver assimilato, tramite il collegio dei gesuiti La Fleché, tutto il sapere del tempo, si accorge di non avere alcuna certezza ed è per questo che il suo obiettivo è quello di avere le capacità per saper distinguere il vero dal falso, anche e soprattutto in vista dei vantaggi che possono derivarne alla vita umana. Il suo metodo è quindi una guida per l’orientamento dell’uomo nel mondo e perché questo abbia un’applicazione universale, si fonda sulle scienze matematiche. Il tutto si concretizza nelle regole da lui esposte:
• Evidenza: l’intuizione chiara e distinta di tutti gli oggetti del pensiero e l’esclusione di ogni elemento dubbio;

• Analisi: che deve essere svolta suddividendo qualsiasi tipo di problema/difficoltà nel maggior numero di parti possibili e necessarie per meglio risolverla;
• Sintesi: per la quale si passa dalle coscienze più semplici alle più complesse gradualmente;
• Enumerazione: che controlla l’analisi;
• Revisione: che controlla la sintesi.
Una volta stabilita la metodologia, Cartesio viene colto dal dubbio che anch’essa possa essere una costruzione astratta e soggettiva. Introduce così il dubbio metodico, secondo il quale il dubbio deve essere applicato a tutte le verità, perché solo così è possibile giungere a un principio sul quale i dubbio non è possibile, quindi a una verità certa. Il dubbio metodico viene portato alle estreme conseguenze, ossia al dubbio Iperbolico. Se si deve dubitare di ogni verità per arrivare a qualcosa di innegabile ed evidente è plausibile dubitare anche della stessa esistenza dell’uomo come essere pensante. Per uscire da questo vicolo cieco Cartesio arriva al “Cogito ergo sum” ossia penso quindi esisto. Questa è un’evidenza immediata e quindi rende l’uomo origine e garanzia del sapere filosofico - scientifico. Per giungere al cogito come verità originaria, Cartesio formula la più radicale delle ipotesi: l’uomo potrebbe essere stato creato da un Dio malvagio che gli fa apparire per vero solo le apparenze, ma nel momento stesso in cui pensa di essere stato ingannato, l’uomo presuppone di esistere come essere pensante, quindi l’atto stesso dell’inganno garantisce l’esistenza dell’ingannato.

Critiche

- circolo vizioso: l’evidenza immediata è un concetto anteriore al cogito quindi non da nessuna certezza; risposta il cogito è la stessa auto evidenza esistenziale che il soggetto ha di se medesimo;
- sillogismo abbreviato: “tutto ciò che pensa esiste, io penso quindi esisto”, cade quindi nel genio del dubbio maligno; risposta il cogito non è un ragionamento ma un’intuizione immediata;
- Hobbes: afferma che è giusto che l’io esista in quanto pensa, ma che è sbagliato definirlo anima o spirito; risposta il pensiero indica l’atto del pensiero, talvolta la facoltà del pensiero, talvolta la cosa o sostanza, quindi si può parlare di sostanza pensante.

Assodata l’esistenza dell’essere, Cartesio ha la necessità di dividere in tre categorie le idee per comprendere se effettivamente corrispondono alla realtà al di fuori di esso. Vi sono quelle innate, avventizie (estranee, venute dal di fuori) e fattizie (formate o trovare da se stesso). Alla prima classe appartiene la capacità di pensare o possedere idee; alla seconda corrispondono quelle naturali e alla terza quelle chimeriche o inventate. Bisogna ricercare la possibile causa di esse.

Dio esiste poiché è perfetto e dato che la causa dell’idea deve avere tanta perfezione quanta è quella che l’idea rappresenta, non scaturisce dunque da me. La causa dell’idea di una sostanza infinita non posso essere io che sono una sostanza finita. Non mi sono creato da me in quanto altrimenti mi sarei dato le perfezioni che concepisco, ma bensì da Dio che mi ha creato finito pur dandomi l’idea di infinito. Infine non è possibile concepire Dio come Essere sovranamente perfetto senza ammettere la sua esistenza, perché l’esistenza è una delle sue perfezioni necessarie.

Dio è quindi perfetto e non può ingannarmi, per cui tutto ciò che appare chiaro ed evidente deve essere vero poiché Dio lo garantisce come tale. Si ha l’errore quando la volontà, libera e più ampia dell’intelletto, soverchia quest’ultimo che è limitato. Quando infatti si da un giudizio a qualcosa di poco chiaro si rischia di cadere nell’errore. L’evidenza, essendo fondata direttamente dalla veridicità di Dio, consente quindi di eliminare il dubbio che è stato avanzato in principio sulla realtà delle cose corporee.
Critiche: circolo vizioso  dimostra Dio per mezzo dell’evidenza e l’evidenza per mezzo di Dio.

La sostanza corporea possiede proprietà oggettive (tutte le determinazioni quantitative) e proprietà soggettive (determinazioni qualitative). Abbiamo così il dualismo cartesiano: la sostanza pensante o res cogitans ossia tutto ciò che deriva dal pensiero e la sostanza estesa o res exstensa ossia tutto ciò che vi è di corporeo e che è quindi inconsapevole. Per riunire e spiegare il rapporto tra queste due sostanze Cartesio risolve la questione con la teoria della ghiandola pineale, l’unica parte del cervello che non essendo doppia può unificare le sensazioni.

Il meccanicismo cartesiano afferma che l'universo è composto da materia e movimento (la res extensa) e la materia è composta da elementi che non si muovono a caso, ma secondo leggi ben precise. Quindi l'universo nel suo insieme è come una macchina (meccanicismo) il cui funzionamento è automatico e determinato da leggi ben precise e deterministiche. Il suo metodo deduttivo però, creava l’illusione che l’evidenza soggettiva delle argomentazioni fosse garanzia della loro corrispondenza con la realtà, ed è per questo che egli spesso attua un salto dall’ ordine logico a quello ontologico, senza conferma sperimentale, così come desideravano i razionalisti. È una forma di apriorismo Cartesiano.

La geometria analitica

La Geometria è la parte più importante del Discorso sul Metodo ed è l’atto di nascita della geometria analitica. Cartesio è consapevole dell’unità delle diverse scienze matematiche, e ritiene quindi possibile unificare la geometria degli antichi con l’algebra dei moderni. Ma per far ciò crede che sia necessaria una revisione di entrambe le scienze. La geometria antica ha il difetto del procedere per episodi, ed essere legata a delle dimostrazioni necessarie, non riesce a cogliere i rapporti nella loro universalità ed a elevarsi ad un livello di generalità necessario ad un’impostazione sistematica della scienza. Invece l’algebra moderna è un’arte confusa e oscura, usa simboli inadeguati ed è suddita della geometria. Cartesio riordina la simbologia algebrica e leva la sua geometrizzazione, rendendo questa scienza idonea a riprodurre la geometria, che a sua volta si offre come strumento di chiarificazione dell’algebra. Il numero e la forma diventano traducibili l’uno nell’altra.
L’operazione per Cartesio richiede l’assunzione di un’unità di misura, che traduca il numero in distanza, e di una coppia di linee fondamentali, gl’assi cartesiani, prese come riferimento. Gli elementi geometrici (linee, punti, curve) si possono cosi identificare sugli assi tramite procedimenti algebrici.

La fisica di Cartesio

Nelle opere di fisica di Cartesio stupisce la quasi assenza della matematica, ma ciò non è una contraddizione perché a lui non interessa svolgere la matematica, ma fornire della realtà un’interpretazione matematizzabile. La fisica di Cartesio vuole ricondurre tutti i fenomeni del mondo all’estensione e al moto, entrambi originati da Dio, che gli ha poi forniti alla res extensa: due principi di conservazione del moto e della materia deducibili dall’immutabilità di Dio (se Dio è immutabile lo è anche ciò che Egli crea). Altri interventi di Dio nel mondo non sono necessari, come disse Pascal, al Dio Cartesiano basta dare il primo calcio al mondo.
Se la materia si identifica con lo spazio allora: 1) così come è infinito lo spazio euclideo lo è anche la res extensa; 2) Dato che lo spazio euclideo è infinitamente divisibile la materia non può essere formata di atomi; 3) Lo spazio è continuo, quindi non può esistere il vuoto, l’estensione non può esistere senza qualcosa cui inerire; 4) Le qualità che noi diamo alla materia oltre l’estensione sono soggettive perché lo spazio è qualitativamente indifferenziato. Il motore del mondo è l’iniziale quantità di moto, che si distribuisce fra i corpi tramite gli urti. Per Cartesio viene quindi bandita ogni forza attrattiva, repulsiva, a distanza, magnetica, elettrica, gravitazionale ecc., perché Egli non crede che un corpo possa esercitare un’azione dove non è. Solo due leggi dominano l’universo per Cartesio: il principio di inerzia e il principio della conservazione della quantità di moto.
Ci sono delle difficoltà però che derivano dalla riduzione della fisica alla geometria. Non è facile concepire il movimento in uno spazio perfettamente omogeneo e indifferenziato, quindi Cartesio conclude che esistano frammenti di spazio che si muovono rispetto ad altri, ma non si capisce come si possa notare il moto se lo spazio è uniforme. Inoltre questo moto diverrebbe origine della disomogeneità della res extensa che a noi si manifesta sotto forma liquida, solida, aeriforme o come etere. I diversi aspetti che assume per noi la res extensa dipendono dalla condizione inerziale dei frammenti di spazio: coerenza e durezza sono effetto della condizione inerziale del corpo (non vi sono moti all’interno del corpo). Cartesio non può appellarsi ad una forza per spiegare la coesione di questi frammenti. Secondo lui l’etere, che è ciò che noi chiamiamo vuoto, è in realtà formato da corpuscoli, frammenti minuscoli di estensione, privi di coerenza perché soggetti ognuno a differenti condizioni inerziali.
Ma se il vuoto non esiste allora il moto deve avvenire in circolo: quando un corpo si muove nella materia sottile (etere), essa si dovrà richiudere su se stessa. Ciò produce dei vortici, vortici che avvolgono la terra, i pianeti e il sole. È attraverso questo sistema meccanico che Cartesio spiega la gravità e il moto di rivoluzione dei pianeti. La materia sottile in moto vorticoso spingerebbe i gravi sulla terra e manterrebbe i pianeti intorno al sole. Questo sistema ebbe un gran successo e fronteggiò pure quello Newtoniano, perché unificava la causa della caduta dei gravi e del moto orbitale.
Cartesio aveva un visione meccanicista persino della vita: un essere vivente è una macchina che funziona in virtù dell’inerzia e del moto, e a ciò traeva conferma dalla scoperta della circolazione sanguigna di Harvey. La res cogitans si serve del corpo umano come macchina, con la morte l’anima deve abbandonare lo strumento non più funzionante. Ma il fatto che la res cogitans agisca sulla res extensa è un’altra debolezza del sistema Cartesiano.

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