xpinkyx di xpinkyx
Ominide 160 punti

Tommaso Campanella

Campanella inizia la sua Metafisica riproducendo il pensiero di S. Agostino, anche lo scettico, che sa di non sapere nulla conosce almeno questa verità, così si presuppone che esiste un sapere originario di cui non si può dubitare. Questo sapere originario è la conoscenza innata che l'anima ha di se stessa. La conoscenza originaria di sè è la condizione di ogni altra conoscenza. Le cose esterne producono nell'anima modificazioni che rimarrebbero estranee all'anima e non conosciute da essa, se l'anima non avesse originariamente coscienza delle proprie modificazioni. Ma questa conoscenza originaria non è propria solo dell'anima umana, ma appartiene a tutte le cose naturali in quanto queste sono dotate di sensibilità. L'anima è oscurata dalla conoscenza acquisita che è prodotta dalle cose esterne. In Dio soltanto, che è privo di ogni conoscenza acquisita, la conoscenza innata conserva tutta la sua potenza. La Metaphysica di Campanella fu pubblicata a Parigi nel 1638. Nel 1637 Cartesio pubblicava il Discorso del metodo nel quale riconosceva il principio dell'autocoscienza come la condizione e il fondamento di ogni sapere scientifico. Ma alla teoria dell'autocoscienza di Campanella mancano i tratti che costituiscono la vitalità del principio cartesiano. In primo luogo l'autocoscienza di Campanella non è pensiero, ma sensibilità, e come tale non è propria solo dell'uomo ma di tutti gli esseri della natura. Di conseguenza è assente dalla dottrina di Campanella la problematicità della realtà esterna al pensiero che costituisce il tratto caratteristico della dottrina cartesiana. Così com'è il principio di Campanella rappresenta l'ultima formulazione del presupposto animistico del naturalismo rinascimentale. L'autocoscienza rivela secondo Campanella i principi fondamentali della realtà naturale. Noi siamo consapevoli di sapere, di potere, di amare e dobbiamo ammettere che l'essenza di tutte le cose è costituita da queste tre primalità. Ogni cosa è in quanto può essere, e il poter essere è la condizione dell'essere e dell'azione di ogni cosa. Inoltre ogni cosa è dotata della conoscenza di sè e della conoscenza delle altre cose in quanto è provvista di sensibilità. Su questa sensibilità è fondato l'universale consenso delle cose, l'armonia che regge il mondo. Infine tutti gli enti amano il loro essere e desiderano conservarlo, così l'amore è la terza primalità del mondo. Ma potenza, sapienza e amore, nelle cose finite sono limitate dal non essere, quindi dalle tre primalità del non essere quali, impotenza, insapienza e odio. Solo in Dio che è infinito le primalità non sono limitate dal non essere. Attraverso le tre primalità Dio crea il mondo e lo governa. Dalla potenza Dio deriva la necessità per cui una cosa può essere o agire diversamente da come prescrive la sua natura; dalla sapienza deriva il fato, che è la catena delle cause naturali; dall'amore deriva l'armonia dalla quale tutte le cose sono indirizzate al fine supremo. Questi sono i tre grandi influssi attraverso la quale Dio crea e sorregge il mondo.

Registrati via email