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La vita di Giordano Bruno (come di Socrate) è legata alla sua fama. È stato un martire della filosofia e dei pregiudizi della chiesa, fu condannato ingiustamente dal tribunale dell'Inquisizione soprattutto perchè era un personaggio scomodo che poneva la verità come una ricerca anche in contrasto all'autorità. Nel tempo, è stato descritto con tante sfaccettature: il filosofo, il frate ribelle, il martire dell’Inquisizione ma, in generale, come un uomo che rompe gli schemi dell'epoca (religiosi, culturali, politici..). A differenza di Galileo Galilei che, per aver salva la vita, abiura anche se con la frase ‘eppur si muove’; sia Bruno che Socrate, dedicano la loro vita alla ricerca filosofica e all'affermazione delle proprie idee. Bruno, infatti, in sentenza di morte pronuncia queste parole: 'certamente voi conferite questa sentenza contro di me con più timore di me che provo nell'accoglierla' quindi, afferma che la morte è un attimo, mentre le sue idee continueranno a vivere divulgandosi ancora di più.

In realtà, Bruno si chiamava Filippo, nasce a Nola e a circa quindici anni entrò nell’ordine domenicano con il nome di Giordano. Già dall’adolescenza, manifestò un atteggiamento anticonformista nei confronti dell'autorità della Chiesa; infatti, la prima volta, fu denunciato dal suo superiore poichè tolse le immagini dei santi dalla propria cella lasciando solo il crocifisso; riteneva che il culto dei santi fosse degenerato in una forma di idolatria, cioè era divenuto superiore a quello verso Dio. Bruno ebbe sempre dei forti dubbi su alcuni dogmi della religione e, così, per allontanarsi dal clima di sospetto creatosi nei suoi confronti, decise di abbandonare l’ordine e lasciare l’Italia. Nel 1576 iniziò a girare l’Europa, viaggiò per varie capitali europee, entrò in contatto con varie corti e anche con i sovrani; era certo che fosse necessaria una rigenerazione politica (oltre a quella religiosa). In Germania approfondì gli studi sulla magia, che lo resero famoso; infatti su invito di Giovanni Mocenigo, nobile veneziano, rientrò in Italia affinché lo istruisse sulle arti magiche. A Venezia vigeva un clima di libertà e tolleranza ed essendo protetto da Mocenigo Bruno pensava di essere al sicuro, in realtà fu lo stesso Mocenigo a denunciarlo per eresia, in seguito alle pressioni ricevute dall’Inquisizione. Il processo si sarebbe dovuto tenere a Venezia e poichè non c’erano altri accusatori si avviava verso una condanna lieve o l’assoluzione; ma l’Inquisizione chiese di trasferire il processo a Roma e questo cambiò l’esito. Bruno entrò in carcere nel 1593, subì un lungo processo e fu torturato. Nei processi di eresia l’imputato veniva invitato ad abiurare ma egli rifiutò e fu arso al rogo nel 1600, in Campo dei Fiori, a Roma (tutt'oggi c'è una statua). Bruno fu accusato di:
-Mettere in dubbio i dogmi della religione cristiana: Trinità, Incarnazione e divinità di Cristo.
-Sostenere l’esistenza di infiniti mondi: cioè, l’universo non si ferma al cielo delle stelle fisse ma è infinito e non bisogna escludere l’esistenza di forme di intelligenza analoghe o superiori all'uomo (infiniti mondi e infiniti sistemi solari).
-Ingannare gli uomini con la magia.
-Sostenere la teoria della metempsicosi (trasmigrazione dell’anima): quando il corpo muore, l’anima immortale trasmigra in un corpo mortale. Essa è costretta a reincarnarsi per liberarsi dai peccati e lo fa in base alla quantità e alla gravità di essi, così il corpo diviene una sorte di prigione. Quest'accusa però era completamente falsa. [Teoria antica proveniente dall’Asia minore legata all’orfismo; portata in Occidente da Pitagora e poi da Platone (teoria orfico-pitagorica)].

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