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Giordano Bruno - L'amore per la vita e la religione della natura

Tutti gli scritti di Giordano Bruno presentano una nota fondamentale: l'amore per la vita. Quest'amore gli rese insopportabile il chiostro che vedeva come una prigione angusta e nera e cominciò successivamente ad odiare tutti i pedanti grammatici, accademici e aristotelici che facevano della cultura una pura esibizione libresca senza guardare veramente alla natura e alla vita stessa.
Dall'amore per la vita nasce il suo interesse verso la natura, considerata animata e di qui la sua predilezione per la magia. Bruno rinunciò all'indagine naturale e preferì la mnemotecnica o arte lulliana che si impadronisce del sapere con artefici mnemonici e fa progredire la scienza con una tecnica inventiva rapida e miracolosa. Il naturalismo di Bruno è in realtà una religione della natura ed è per questo che la religione in generale gli appare ripugnante e assurda. Essa è un insieme di superstizioni contrarie alla ragione e alla natura. Bruno condanna anche il cristianesimo riformato che gli appare anche peggiore del cattolicesimo poichè nega la libertà e il valore delle opere buone e introduce lo scisma e la discordia tra i popoli. Di fronte a questa religiosità sta l'altra religiosità, quella dei teologi che cercano sempre e in ogni tempo la via per giungere a Dio. Questa religiosità è lo stesso filosofare. Egli si rifà ai presocratici in cui può trovare un più imminente interesse per la natura. E in realtà la natura è il termine della religiosità e del filosofare di Bruno.

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