Ali Q di Ali Q
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George Berkeley

La filosofia dell’empirista Berkeley ha lo scopo di difendere i valori religiosi.

Secondo Berkeley, il nostro spirito non è capace di formare idee astratte.
Ovvero, quando l’uomo si accorge che determinate cose hanno qualcosa in comune, isola questo qualcosa e ne forma l’idea astratta. Ma l’idea di un uomo, per esempio, è sempre quella di un uomo particolare (nominalismo).

Quelle che Locke chiama dunque idee generali (cioè un gruppo di idee particolari tra le quali è possibile riconoscere una certa somiglianza, ad esempio l’umanità), non sono differenti da queste.

Di seguito si riportano i punti chiave del pensiero di Berkeley.

Esse est percipi.
Secondo Berkeley, ciò che noi chiamiamo cosa non è che un insieme di idee. Un’idea, per esistere, deve essere percepita.

Di solito si pensa che le cose abbiano un’esistenza reale anche senza essere pensate, ma se una cosa è un insieme di idee, ciò non è possibile.
La materia dunque non esiste: esiste solo lo spirito che percepisce. Ed anche se la materia esistesse, poiché percepibile essa è comunque un’idea.
Detto questo, Berkeley afferma poi che tra qualità primarie e secondarie non vi è differenza.

La materia potrebbe essere un “substratum” per le qualità sensibili, e quindi, a differenza delle cose sensibili, non può essere percepita né se ne può dimostrare l’esistenza.

Lo spirito possiede le idee, ma esse devono essere mandate a noi da Dio secondo regole fisse: le leggi di natura.

Le cose reali (idee) sono dunque mandate da Dio.
Le fantasie sono immagini delle prime.

Berkeley conclude dicendo che le cose esistono sempre, poichè, quando non sono percepite da noi, sono comunque percepite da Dio. Se si ammette che la materia è reale, Dio diventa dunque inutile, poiché essa stessa diventa la causa delle idee. La materia è dunque alla base dell’ateismo.

In quest’ottica la scienza diventa la grammatica del linguaggio divino, e la filosofia la sua lettura.

In questa visione, l’anima è dunque immortale.
Ma spirito e idee sono talmente diversi che non è possibile avere un’idea dello spirito. Di esso possiamo avere solo una nozione.
Gli spiriti degli altri sono percepiti dunque solo in relazione alle idee che producono in noi.

Berkeley conclude poi asserendo che l’esistenza di Dio è più “evidente” di quella degli uomini.

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