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Bergson e lo spiritualismo


Lo spiritualismo afferma l’esistenza di una realtà spirituale distinta dalla materia e ad essa irriducibile. La filosofia di Bergson si basa sullo studio del tempo, coscienza e libertà.

Tempo. Bergson lega la libertà dello spirito alla nozione di durata. Qui Bergson fa una distinzione:
- Tempo spazializzato; è il tempo delle scienze naturali, ci permette di quantificare i dati per poi studiarli, dividendoli in momenti discreti che possono essere ripetuti. Ne consegue che il tempo della scienza è omogeneo e reversibile (singole note o rintocchi di una campana). Può essere paragonato ad una collana di perle, in qui ogni momento è distinto dagli altri.
- Tempo come durata; la durata è propria degli stadi della coscienza, ed è fatta di momenti eterogenei ed irripetibili, essendo condizionati profondamente dal nostro stato d’animo e dal nostro vissuto (intera melodia). È qualitativo (condizionato in base alle nostre esperienze) ed è paragonato ad un gomitolo, in cui ogni segmento è diverso perché è unito a del filo già arrotolato.

Il tempo spazializzato è la base del determinismo e della scienza (posso riprodurre a piacere ogni momento che sarà sempre uguale); questo implica una previsione, che non troveremo negli stati di coscienza, in quanto in essa bisogna considerare sia la casualità sia la durata (ovvero il tempo della coscienza, che fluisce in modo continuo e ogni momento si conserva ed è unico). È proprio la durata a rendere l’anima LIBERA, cioè capace di determinarsi da sé.
ESEMPIO. Se un io intraprende un percorso da M a O e arrivato ad O vi trova una biforcazione, (OX oppure OY); poniamo che io scelga OX, secondo il determinismo questa scelta era già contenuta in MO e quindi obbligatoria mentre secondo i sostenitori della libertà io avrebbe potuto scegliere anche OY. Secondo Bergson sono entrambe errate, in quanto accettano una spazializzazione della coscienza. Bisogna infatti tenere conto della durata, che è l’elemento caratterizzante della coscienza e non può essere eliminata dall’analisi della stessa. La durata di un sentimento influenza la coscienza (‘io cambio e duro’). Per questo, Bergson afferma che quando l’io arriva al punto O ha accumulato una successione di stati d’animo (che crescono su se stessi) che è irripetibile. A causa dell’imprevedibilità del rapporto causa-effetto possiamo definire la nostra azione libera.

Materia e memoria. Il rapporto fra due tempi riprende quello tra coscienza e realtà fisica. Si indaga sulla relazione tra corpo e spirito (e tra cervello e mente); Bergson confuta l’epifenomemismo (pensiero come funzione del cervello) e il parallelismo (mente e cervello due prospettive della stessa cosa), affermando che a ogni modificazione del cervello non necessariamente consegue un evento della mente. Esiste una realtà spirituale indipendente da quella fisica ed esistono realmente la materia (che è un insieme d’immagini) e lo spirito.

Per spiegare il concetto di ‘immagine’ Bergson si appoggia all’esperienza umana: il mondo esiste distinto da noi, ma per noi esiste solo come noi lo conosciamo ed è quindi un insieme d’immagini. Noi interagiamo con queste immagini grazie al nostro io che è sia immagine (percezione; agiamo sulle cose con il corpo) sia memoria (agiamo sulle cose con la coscienza). Bergson fa quindi una distinzione delle dimensioni della memoria e dei ricordi:
- Percezioni: ricordi coscienti che usiamo per interagire con la realtà.
- Ricordi-immagine: ricordi attualizzati per agire sulle cose.
- Ricordi puri: ricordi di cui non siamo consapevoli e che affiorano solo in determinate occasioni. Sono l’insieme delle nostre esperienze passate e costituiscono la coscienza e l’individuo stesso.
ESEMPIO. Bergson utilizza l’immagine di un cono rovesciato per spiegare come si pone la vita tra pura percezione e ricordo puro. La base AB di questo cono è il ricordo puro mentre il vertice del cono S rappresenta i meccanismi senso-motori con i quali noi interagiamo con la realtà. I diversi piani (A’B’, A”B”) sono differenti stadi psichici. Essi possono essere più vicini al ricordo puro (attività artistiche) oppure all’esperienza (attività abitudinali); comunque l’individuo percorre questi piani in modo dinamico.
Bergson dimostra che mente (durata, memoria, ricordo puro) e cervello (strumento dell’azione) sono distinti prendendo ad esempio le lesioni cerebrali: infatti alcune di esse inibiscono il ricordo ma non lo cancellano del tutto, mentre si verificano amnesie su soggetti che non presentano alcuna lesione. Inoltre Bergson definisce la percezione come sintesi tra percezione pura e ricordo puro. In essa interviene la memoria, rendendola intrisa di ricordi, ed è grazie alla percezione e all’attività del cervello tesa all’azione che i ricordi risalgono dall’inconscio alla coscienza. Il rapporto anima/corpo e mente/ cervello è spiegato da questa continua osmosi, mediata dai ricordi-immagine; il cervello attinge dalla memoria ricordi utili per agire sulla realtà e i ricordi diventano coscienti trasformandosi in immagini  percezione.

Evoluzione creatrice. Bergson studiando a lungo Spencer, non crede che l’evoluzionismo sia in grado di spiegare la grande varietà del mondo organico e il ripresentarsi di strutture simili in organismi che hanno linee evolutive diverse. Per comprendere la vita in generale occorre far partire lo studio da noi stessi. Lo sviluppo della personalità è fatto di passaggi graduali che sono tuttavia distinguibili tra loro; il divenire della coscienza cresce su sé stesso tenendo conto del passato 8che influenza il presente) diventando imprevedibile (il risultato della vita è come un ritratto, fatto di creatività, variazioni e invenzioni). Anche la vita in generale segue la stessa dinamica, ed è la durata a dividere gli esseri organici da quelli inorganici; critica al meccanicismo (non tutti gli effetti sono contenuti nelle cause) e al finalismo (le nuove specie non si sviluppano tramite passaggi prevedibili). La vita è invenzione e novità, lascia spazio alla contingenza  trasformismo (evoluzione come insieme di trasformazioni successive lungo molte linee evolutive).

Esiste quindi uno slancio vitale (o spinta creatrice) che penetra la materia e produce la vita. Questa corrente è nata in un punto dello spazio ed ha attraversato numerosi corpi (poi da essa organizzati), dividendosi tra le specie e gli individui ed intensificando la sua forza. La prova dell’esistenza dello slancio vitale, secondo Bergson, è l’esistenza di apparati simili in specie molto diverse (fecondazione umana e vegetale: due ‘semi-nuclei’ si uniscono, cambiando la loro natura). Paragonando lo slancio vitale ad una mano che penetra la limatura di ferro (lasciando solchi di spessore diverso ma simili nella forma) Bergson spiega come esso abbia prodotto effetti simili in diverse specie. Da queste riflessioni egli rivoluziona il processo evolutivo, paragonandolo a una granata che esplode in tantissimi frammenti che si dividono a loro volta (lo slancio vitale si scontra con la materia e viene deviato in direzioni sempre nuove), che da vita a numerose ramificazioni di specie, tra cui l’uomo.

Istinto, intelletto e intuizione. Lo slancio vitale, per l’adattamento all’ambiente, ha fornito tre strumenti: il torpore (piante), l’istinto e l’intelligenza. I più diversi sono istinto (proprio degli animali, presente in minima parte negli uomini, produce strumenti organici) e intelligenza (proprio degli uomini ma presente un po’ anche negli animali, produce strumenti artificiali); l’animale intelligente è quello che sa usare gli strumenti artificiali e i ‘primi uomini’ sono quelli che, guidati dall’istinto, hanno costruito i primi utensili.
- Intelligenza. Avendo finalità pratiche viene usata dall’uomo per modificare l’ambiente in cui vive. Si caratterizza con la prassi ed rielabora la realtà, mediante dei concetti, così da poterla studiare (scienza) e poter agire su di essa (in altre parole per interagire con gli oggetti). A causa della sua applicazione tecnica, l’intelligenza non può cogliere il fluire della vita (durata).

- Istinto. Esso aderisce strettamente al vivente ed è incapace di riflettere. Infatti, l’intelligenza divide il vivente in elementi statici ma è incapace di comprendere ciò che è nuovo e irripetibile in esso, che può invece essere colto dall’istinto che, tuttavia, essendo incapace di riflettere, non lo cercherà.
- Intuizione. Quando l’istinto diventa cosciente, oppure quando l’intelligenza si fa spontanea, nasce l’intuizione, che da estetica (propria dell’arte) si applica alla vita generale cogliendone la durata. L’intuizione è la capacità di unire e oltrepassare le varie conoscenze assorbite tramite l’intelligenza; la differenza tra la conoscenza intellettiva e quella intuitiva è la stessa che abbiamo tra il guardare le foto di una città e passeggiare per le vie della città stessa. Mentre l’intelligenza indica i metodi per la conoscenza, l’intuizione può solo suggerire.
Bergson riconosce quindi l’importanza della conoscenza scientifica, ma solo la metafisica, grazie all’intuizione, può penetrare la vita e coglierne il significato.

Le due dimensioni della morale, della religione e della società. Lo slancio vitale viene usato anche per discutere temi morali e temi religiosi.
- Società chiusa. Società dove le norme sono imposte per il bene della collettività, che diventano abituali e meccaniche. Questa società ha come unico scopo sopravvivere, così all’individuo viene imposta una morale orientata alla sottomissione verso la società stessa e all’ostilità verso tutto ciò che è estraneo.
- Società aperta. Fa riferimento all’umanità intera, si basa sull’amore invece che sull’obbligo. La morale deriva dalle emozioni e dai sentimenti (santi e profeti del cristianesimo), quindi le norme sono dettate dal cuore (non più abitudinali) e l’intelligenza ha una funzione utilitaristica.
La religione si divide a sua volta in :
- Statica. Interiorizza la morale, si ha paura della pena e desiderio della ricompensa  funzione fabulatrice, difende dall’angoscia esistenziale.
- Dinamica. Cristo: mette in moto lo slancio vitale. Si traduce con il misticismo (antico, greco, israeliano, cristiano) in cui si lascia la propria individualità per perdersi in Dio (e nell’umanità intera). Grazie a questo si riattiva lo slancio vitale che attrae a sé altri uomini.
La religiosità di Bergson è quindi esistenziale e sociale, che deve tradursi in un nuovo atteggiamento verso la vita  aggiungere alla società tecnologica un supplemento di anima.

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