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Baruch Spinoza

Nacque ad Amsterdam nel 1623 e aveva origini portoghesi. La sua famiglia era ebrea e religiosissima ed era fuggita dalla penisola iberica rifugiandosi in Olanda, dove lui nacque. Frequentò la scuola religiosa di Amsterdam perché l’idea di suo padre era di farlo diventare rabbino. Era un ragazzino molto brillante, ma tendeva a mettere in discussione tutto quanto gli veniva detto tanto che venne espulso dall’intera comunità ebraica. Si ritrovò quindi isolato da tutti i suoi parenti, sfuggì a un attentato e abbandonò Amsterdam. Divenne un bravissimo pulitore di lenti e trovò così un’occupazione che gli permettesse di vivere. Nella parte finale della sua vita risedette a L’Aia. Si occupò di scienze e di filosofia, pubblicò diverse opere e si circondò di discepoli. Era molto apprezzato da alcuni esponenti della ricca borghesia olandese, addirittura della famiglia D’Orange. Fu uno dei rari filosofi coerenti con le sue idee. Gli venne offerta una cattedra presso la prestigiosa università di un principe, ma egli rifiutò perché pensava che il contesto di un’università privata avrebbe limitato la sua libertà di pensiero e di espressione. Vi furono due suoi discepoli che gli offrirono dei soldi che lui rifiutò. Ricevette una pensione ingente e se la ridusse al minimo perché disse che non aveva bisogno del denaro rimanente. Era caratterizzato da un’integrità morale e una correttezza davvero esemplari. Morì nel 1677.

La sua riflessione filosofica fu scandalosa per i tempi. Era un sistema filosofico privo di Dio e per questo Spinoza venne definito “ateo” anche se non è proprio corretto. Spinoza infatti identifica Dio con la natura ed è quindi un panteista. Sicuramente la concezione della divinità di Spinoza non è in linea con quella delle religioni positive. La concezione di Spinoza può essere affiancata a quella di Bruno. Conosceva benissimo la Bibbia e sottolineò come fosse stata composta da diversi autori e fosse una creazione umana con tanti errori e incongruenze. Spinoza nella storia della filosofia ebbe un ruolo fondamentale e fu un riferimento per molti filosofi ottocenteschi. Aveva una rigorosa formazione classica e aveva avuto influenze filosofiche riconoscibili nel naturalismo rinascimentale, nello stoicismo e nella rivoluzione scientifica. Spinoza era un pensatore molto originale ed era un razionalista. Scrisse un’opera sui principi cartesiani da cui prese spunto per alcune opere come l’incompleto Trattato sull’emendazione dell’intelletto, che come intento viene paragonato al Discorso sul metodo. In quest’opera morale Spinoza intendeva indicare la strada per la felicità duratura. Donne, soldi e successo non danno la felicità vera, ma solo quella temporanea perché in realtà rendono schiavi chi li possiede. La vera felicità consiste nel rendersi conto di fare parte dell’universo e del divino. Bisogna capire che bisogna stare in sintonia con il tutto dopo che si è capito di farne parte. Questa concezione di Spinoza è molto stoica perché invitava a non badare troppo alle cose terrene ed effimere, ma a comprendere di essere parte dell’universo. La felicità sta nel conoscere. Vi sono diversi livelli di conoscenza:
- la conoscenza più superficiale e basata sull’apparenza, che è inadeguata;
- la conoscenza per sentito dire, che è anch’essa inadeguata;
- la conoscenza dimostrativa, che è basata sulla ragione e tipica dello scienziato.
il livello più alto di conoscenza è la conoscenza intuitiva, cioè il sentirsi parte dell’infinito e della natura.
Come Cartesio, cercò di elaborare le regole di morale provvisoria. La prima invitava a cercare di essere chiari nella comunicazione e nel rapportarsi con il prossimo. Scrisse Ethica ordine geometrico demonstrata. Nell’Ethica Spinoza rifletté sulla sostanza e prese le distanze da Cartesio. In Cartesio la sostanza è ciò che è causa di se stesso e quindi è Dio, anche se poi questo termine venne utilizzato per descrivere anche la res cogitans e la res extensa. Per Spinoza la Sostanza è ciò che esiste per sé e per sé è concepito. La Sostanza inoltre è ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di nessun’altra cosa per essere spiegato. Queste due definizioni hanno rispettivamente valore ontologico e logico. Spinoza condivide con Cartesio la fiducia nella ragione e nella corrispondenza tra l’ordo idearum (l’ordine dei pensieri) e l’ordo rerum (l’ordine delle cose della realtà). L’impostazione di Spinoza, essendo un razionalista, è deduttiva. La Sostanza è increata, eterna, unica, infinita e perfetta. Secondo Spinoza quindi la Sostanza è identificabile con Dio e con la Natura. Se la Sostanza è infinita ha infinite qualità, chiamate attributi, e infinite manifestazioni, chiamate modi. Gli uomini conoscono solo i due attributi della Sostanza di cui sono composti, cioè il pensiero e l’estensione. C’è una contraddizione del pensiero di Spinoza perché l’affermare che gli uomini sono fatti di pensiero ed estensione rappresenta un procedimento induttivo e non deduttivo. In Cartesio pensiero ed estensione erano due sostanze, mentre in Spinoza sono due degli infiniti attributi della Sostanza. I modi del pensiero sono l’intelletto e la volontà, mentre i modi dell’estensione sono la quiete e il movimento. Secondo Spinoza la Sostanza è libera perché è sempre se stessa, ma è condizionata perché non può essere diversa da quella che è. La Sostanza per queste sue caratteristiche è la garanzia della validità delle leggi scientifiche. Spinoza affermò che Dio è l’ordine geometrico dell’Universo. Rifiutò l’idea di un Dio creatore. Tutto deriva da Dio non per caso come in Plotino, ma secondo un ragionamento geometrico: affermò infatti che tutto deriva da Dio come dato un triangolo deriva che la somma dei suoi angoli interni è di 180°. La derivazione del tutto da Dio è un processo logico e assoluto. Spinoza sosteneva che i fatti della vita accadevano secondo un senso logico che agli uomini sfugge. È inutile disperarsi degli eventi negativi ed esaltarsi eccessivamente per quelli positivi. I modi degli attributi possono essere infiniti e finiti. Gli attributi hanno modi infiniti di manifestarsi, ma hanno anche modi finiti che sono ad esempio i singoli pensieri per l’attributo del pensiero e le singole cose per l’attributo dell’estensione. Gli uomini possono conoscere solo i modi relativi agli unici attributi della Sostanza che sono in grado di conoscere. Spinoza non spiega come si passi dall’infinito al finito. Il panteismo di Spinoza è differente da quello di Plotino e Bruno perché si rifaceva alle innovazioni introdotte dalla rivoluzione scientifica. Spinoza disse che pensiero ed estensione interagivano perché sono manifestazioni di un unico principio. Questa dottrina è chiamata parallelismo psicofisico. Il difetto delle religioni per Spinoza consiste nell’antropomorfizzazione della divinità. Spesso questo difetto era alla base delle numerose intolleranze religiose.
Dato che tutto è legato alla sostanza, anche per il comportamento dell’uomo c’erano delle regole logiche e precise che Spinoza cerca di elaborare nell’Ethica. Partì dalla considerazione che l’uomo è un essere naturale che risponde quindi come gli animali alla legge naturale dell’istinto di sopravvivenza, che è chiamato conatus. Da questo elemento, Spinoza cercò di ricavare tutte le passioni e i comportamenti dell’uomo. Innanzitutto dal conatus derivano i desideri mentali (voluntas) e i desideri del corpo (appetitos). Ci sono appetiti di cui l’uomo è consapevole e che danno vita alla cupiditas, cioè il desiderio cosciente di stare sempre meglio. La cupiditas origina due affetti primari, cioè le matrici di tutte le passioni umane: la tristezza (tristizia) e la gioia (letizia). La tristezza è ciò che rende difficile e ostacola il conatus, mentre la gioia è ciò che lo asseconda e lo rende più facile. Gli affetti secondari sono i sentimenti che derivano dalla tristezza e dalla gioia; i due principali sono amore e odio. Spinoza spiegò gli affetti secondari attraverso delle operazioni matematiche a partire dagli affetti primari. Spinoza disse che l’uomo saggio deve evitare il pentimento e la compassione perché sono atti inutili e non modificano la realtà. C’è il tentativo di incasellare ogni situazione umana in una tabella rigorosa frutto di calcoli logici e matematici. Non esiste l’essere assolutamente cattivo, né quello assolutamente buono. In senso assoluto il libero arbitrio non esiste perché le cose vanno come devono andare secondo un senso logico sconosciuto agli uomini. L’uomo può scegliere in una precisa situazione: può decidere di farsi trascinare passivamente dalle passioni oppure gestirle in modo irrazionale. L’uomo saggio è in grado di controllare le sensazioni con la ragione e di godere della felicità duratura. Nell’Ethica Spinoza distinse tre livelli di conoscenza: quella sensibile, quella razionale e quella intuitiva. La prima si ferma alle apparenze ed è superficiale e inadeguata, la conoscenza razionale svela le relazioni logiche e le leggi particolari della realtà, ma per cogliere a pieno la realtà serve la conoscenza intuitiva (amor dei intellectualis).
Scrisse il Tractatus teologicus politicus in cui si trattava di religione e di politica. Si discute sui temi fondamentali della tolleranza religiosa e della libertà di pensiero. Importante in quest’opera fu l’analisi della Bibbia da cui emerse un’opera non divina ma umana e non priva di errori. Dall’analisi filologica della Bibbia Spinoza chiarì che era stata scritta da molte persone diverse in periodi storici differenti e c’erano diverse incongruenze e contraddizioni evidenti tra alcune parti dell’opera. L’idea di Spinoza è che, una volta dimostrato che alla base della religione c’è l’uomo, è imprescindibile il rispetto tra le religioni perché Dio è di tutti e può essere adorato in infiniti modi. In quest’opera c’è anche un’importante riflessione sullo stato. Come Hobbes, partì dallo stato di natura e condivideva le considerazioni compiute dal filosofo inglese. Differiva da Hobbes sulle affermazioni riguardo a come dovesse essere lo stato. Spinoza chiarì che lo stato doveva garantire l’ordine, la libertà di pensiero e l’esercizio della ragione. Uno stato che non garantisce questi principi è destinato a lungo termine a declinare. L’uomo ha creato lo stato per garantire al meglio la vita e la libertà, essendo dotato di ragione e di intelligenza. Perché sia sviluppato e progredito, lo stato deve garantire al meglio la ricchezza massima dell’uomo che è la libertà, soprattutto quella di pensiero.

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