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Baruch Spinoza

Tutto il suo pensiero partirà da una presa di posizione critica nei confronti di Cartesio.
Era un ebreo ed ebbe una vita movimentata, i suoi genitori erano scappati dalle persecuzioni in Spagna e Portogallo per andare a vivere in Olanda. Nasce ad Amsterdam nel 1632. Gli ebrei non riconoscono Cristo come salvatore, la Bibbia è il testo fondamentale.
Spinoza si chiede cosa riveli la Bibbia all'uomo: ci parla di Dio o dei misteri della natura? Proprio perché i testi sacri quando parlano della natura e di Dio si contraddicono, non è pensabile che questa contraddizione sia attribuibile all’autore, ovvero Dio.
La Bibbia non ha nulla da insegnare sulla natura né su Dio. Ne consegue che se l’uomo vuole intraprendere un’indagine sulla natura e su Dio non può affidarsi alla Bibbia.
Quindi quale strumento ha l’uomo per conoscere? E’ la ragione, è un razionalista.

A quali risultati è arrivata la ragione grazie al contributo matematico - scientifico? La conoscenza è di tipo matematico - scientifico, un dato incontrovertibile è che la natura si regge su leggi necessarie. Quindi in natura nulla avviene per caso e nulla è contingente. Nulla potrebbe essere diverso da come è. Non ci sono stati e non ci possono essere miracoli, i miracoli e le cose sovrannaturali di per sé sarebbero una violazione di queste leggi necessarie. Siccome l’uomo è parte della natura, anche l’uomo non può sottrarsi a queste leggi, è legato a quel determinismo universale, di cui tutto ciò che è natura fa parte. L’uomo quindi non è libero. Dal momento che l’uomo non è libero non è nè buono nè cattivo, non ha meriti, nè colpe. La libertà è un illusione.
Spinoza nelle sue opere scrive un trattato teologico - politico che è una vera e propria invettiva contro la superstizione ed il fanatismo religioso in difesa della libertà di pensiero.
Nella Bibbia esistono contraddizioni sia sulla natura sia su Dio, per cui, secondo il filosofo, non può essere stata ispirata da Dio.
Se l’uomo vuole sapere qualcosa sul mondo deve basarsi sulla sua ragione. L’uomo è dotato di questo lume naturale, la Bibbia riguarda l’ambito della fede ed è limitata solamente ad un messaggio di salvezza.
Per salvarsi l’uomo non ha bisogno di essere un filosofo, servono norme di comportamento piuttosto, non c’ è bisogno di credere ai miracoli, contraddittori alle leggi di Dio.
L’unico tema sul quale la Bibbia si esprime in modo univoco è il messaggio morale, delle norme di condotta finalizzate alla salvezza dell’anima.
Spinoza si accosta alle sacre scritture con lo spirito dello scienziato, bisogna leggere la Bibbia con delle conoscenze filologiche (lingua ebraica, contesto storico, vita degli autori, cosa li ha spinti a scrivere).
Seguendo questa serie di criteri Spinoza afferma che il Pentateuco (i primi 5 libri di Bibbia) sia un falso.
Le profezie del Pentateuco, che alludono a fatti poi realmente compiuti, furono scritte dopo il loro verificarsi.
Gli ebrei non sono il popolo eletto come si crede, le profezie sono tutte fonte di immaginazione non di una conoscenza profonda.
Secondo Spinoza, le profezie sono frutto di immaginazione e le hanno usate per tenere insieme la società ebraica.
I miracoli sono frutto dell’ignoranza, non conosciamo le cause vere e ricorriamo al miracolo, se Dio avesse bisogno di miracoli sarebbe impotente, invece è l’ordine razionale e si contraddirebbe.
Poiché Dio è ratio pura le leggi dell’universo sono immutabili ed eterne, creder in qualcosa che scardina queste regole vuol dire credere che Dio vada contro se stesso e violi le sue stesse leggi, agisca contro la propria natura.
Le sacre scritture non contengono alcuna verità e, a parte il messaggio di salvezza, non dobbiamo cercare in queste il principio autoritario né per scienza né per filosofia. Quello che possiamo trarne è che l’uomo è giusto e religioso, quando fa del bene e compie opere di carità e di giustizia, aiuta il prossimo.
Proprio perché la religiosità è questa, ciò non esclude che l’uomo religioso non sia anche quello razionale, proprio perché i due ambiti sono incommensurabili sono compatibili, l’uomo religioso può convivere con l’uomo sapiente dove la genuinità della sua religiosità non è la superstizione, credere ai miracoli, e quindi non esclude l’indagine razionale.
L’uomo che ricerca la verità non necessariamente deve escludere il messaggio d’amore: sono i teologi che non hanno capito niente e provocano conflitti religiosi.
Tra fede e ragione non vi è nulla in comune e proprio per questo c’è la possibilità che le due cose convivano.
L’autorità religiosa che è chi incarna al massimo questo comportamento etico di vita non ha alcun potere di giudicare l’altro o la scienza, la ricerca.
Nel suo trattato Spinoza tratta anche idee politiche.
Siccome non vi è alcun primato della rivelazione sulla conoscenza naturale non vi è neanche nessun primato dell’autorità religiosa su quella politica.
L’autorità religiosa non ha non solo nessun potere di giudicare la ricerca e la scienza ma non può neanche introdursi in affari di Stato, lo Stato per Spinoza è sovrano e non può essere subordinato a nessuna autorità religiosa. È grazie a questa sovranità che lo Stato può prendere provvedimenti anche in materia religiosa (per ciò che concerne aspetto esteriore di religione, aspetti di culto, riti, comportamenti religiosi) quando necessario.
L’intromissione della religione nello Stato potrebbe portare a delle tensioni che sfociano poi in conflitti religiosi, guerre civili.
Dove risiede la sovranità dello Stato? È legittima per Spinoza perché lo Stato nasce da un patto libero tra i singoli individui che per uscire dallo stato di guerra (generato dalla natura dell’uomo) si mettono d’accordo e delegano il loro diritto illimitato allo Stato mediante questo patto in cambio della garanzia di essere tutelati, della pace.
Chi contrae questo patto poi non può tirarsi in dietro, l’obbedienza allo Stato è sacra e viene prima di tutto perché è la posta in gioco che è sacra, la libertà.
La forma di governo che lui ritiene migliore è la democrazia: solo in una democrazia non vi è il trasferimento definitivo del proprio diritto ad altri.
Fino a che punto i cittadini hanno diritto di professare la loro libertà di pensiero e parola, anche come critica allo Stato? Mentre le azioni dei singoli sono soggette a decisioni comuni la libertà di pensiero e parola dei singoli deve essere totale, lo stato che annulli questa libertà di pensiero non ha ragione di esistere. Questa libertà di pensiero consiste nella stessa natura dell’uomo. Non può essere tollerato uno Stato che vada contro questa libertà del singolo.
Siccome l’uomo può esprimere sempre il suo dissenso anche nei confronti delle leggi stesse, se non cogliamo l’uomo nella sua capacità di ragionare e esprimere giudizi quello non è più un uomo, andiamo contro la sua naturaàogni cittadino deve avere sempre la totale liberta di esprimere anche il suo dissenso nei confronti della legge. Però il dissenso non può sfociare nella disobbedienza civile perché è diverso se uccido o faccio reati.
Non si deve passare ad un azione violenta, se passo dalle parole all’azione violenta il mio scopo è la distruzione dello stato non la critica costruttiva, lo scopo della critica deve essere di migliorarlo non distruggerlo. Libertà di pensiero e rispetto delle leggi vanno a pari passo, ovviamente le leggi possono anche cambiate in meglio. Quando distruggo lo stato distruggo il patto stipulato e la libertà stessa.
Anche lo Stato deve fare il suo dovere, permettere il dissenso ma anche, oltre a tutelarlo, favorirlo perché vuol dire favorire le critiche costruttive di modo da migliorare lo Stato.

Confronto con Thomas Hobbes
Per entrambi i filosofi, lo Stato nasce da un patto solo. Per Spinoza il patto non impegna solo i sudditi come sostiene Hobbes, ma anche lo Stato, siamo oltre il concetto di tolleranza: non si tratta solo di tollerare la libertà di critica ma anche di accoglierla come un diritto inalienabile, anche nella sfera religiosa. Spinoza favorisce anche la libertà di culto, che si verifica quando lo stato non si schiera con nessuna religione. Invece quando lo Stato è confessionale (cattolicesimo, anglicanesimo) condannerà alcune religioni. Se lo Stato sposa una religione diventa uno Stato fondamentalista, commenta nelle note religiose.

Il cittadino deve rispettare le leggi in vigore ma ha anche il diritto di criticarle.
Secondo Spinoza lo stato non può solo tollerare ma anche auspicare la libertà di critica come diritto inalienabile.
Lo Stato deve garantire la libertà di culto e non deve schierarsi con nessuna religione.
Se lo Stato fosse religioso si creerebbero conflitti interni, tensioni civili che sfocerebbero in guerre di religione.
L’opera principale di Spinoza è l’Etica dimostrata secondo il rigore geometrico. Gia dal titolo si capisce l’accostamento tra etica e geometria (il testo si basa sugli elementi di Euclide).
La geometria usa un metodo riduttivo.
Questo trattato che affronta tutti i problemi filosofici partendo da una definizione (in geometria si parte dalla definizione per arrivare a dedurre un’ipotesi).
Divide il trattato in cinque parti:
1. Dio;
2. mente umana;
3. passioni,
4. schiavitù;
5. libertà umana.
Processo di innalzamento della conoscenza etica unita alla conoscenza: sono buono se conosco il bene.
Per trattare l‘argomento “Dio”, Spinoza parte dalla metafisica per arrivare all’etica. La verità non deve essere un punto di arrivo ma di partenza.
Se ho un criterio di verità posso stabilire ciò che è vero da ciò che è falso.
Spinoza sa che l’uomo vive superficialmente in balia degli stimoli esterni, questa distrazione non ci permette di cogliere Dio, la sua esistenza cioè natura stessa dell’idea di Dio. Quindi Dio deve essere dimostrato a causa della distrazione dell’uomo (se non fosse distratto non ci sarebbe bisogno).
Cos’è Dio per Spinoza? Dà otto definizioni, la più importante: Dio è sostanza (definizione aristotelica), la sostanza è ciò che è in sé ed è concepita per sé (definizione classica).
La sostanza è autosufficiente, per esistere non ha bisogno di nessun altra cosa, noi non siano sostanza. Per Spinosa la sostanza è identificata con Dio.
Sostanza è in sé e per sé: questa definizione sta bene solo a Dio.
Spinoza non è d’accordo con la considerazione della sostanza che fa Cartesio (in tre parti: res cogita; Dio; materia). Per Spinoza non si può partire dall’esperienza ma da ciò che è evidente alla ragione.
Spinoza prende le distanze da Cartesio.
Unica sostanza è Dio.
La sostanza è:
1. increata;
2. eterna;
3. causa sui;
4. unica.
Tutto è in Dio (Deus sive natura: Dio ovvero natura).
Quindi forma di panteismo: tutto è manifestazione di Dio.
Dio non è solo materia è anche spirito, la natura non è la manifestazione esclusiva, ma parte integrante di Dio.
Si ha una rottura della concezione ebraico cristiana secondo la quale dio è trascendente e non si identifica con le sue creature. Spino<a sostiene l’immanentismo panteistico: non c’è distinzione tra creatore e creatura.
Spinoza introduce il concetto di attributi: ciò che la mente umana coglie come proprietà della natura di Dio.
Dalla definizione passa alla spiegazione.
Gli attributi sono qualcosa che Dio ha, ma che la mente umana parte dall’essenza di Dio.
Gli attributi sono infiniti ma l’uomo che possiede una mente finita ne coglie solo due:
1. Pensiero (infinito in quanto pensiero);
2. Estensione (infinito in quanto estensione).
I due attributi pensiero ed estensione noi li cogliamo attraverso l’esperienza, Spinoza è un razionalista ed è convinto che tutto ciò che conosciamo lo conosciamo grazie alla ragione, però poi integra la ragione con l’esperienza perché in questo caso è l’esperienza che ci attesta che noi cogliamo solo il pensiero e l’estensione (materia - estensione, coscienza-pensiero).
Spinoza introduce anche i modi: manifestazioni concrete e particolari della sostanza, ciascuna cosa che vediamo è manifestazione di Dio.
Ogni realtà particolare è un modo:
1. dell’attributo pensiero;
2. dell’attributo estensione.
L’idea è un modo del pensiero
La cosa materiale è un modo dell’estensione.
Da dove Spinoza deduce questo attributo di pensiero ed estensione? Rifacendosi all’esperienza, qui il sistema rigoroso di deduzione di matrice euclidea viene integrato con l’esperienza.
Dio non coincide con l’universo fisico perché è molto di più.
Dio non è divisibile perché pur essendo esteso non è corpo, solo i corpi sono fatti di parti finite.
Dio è infinito e quindi indivisibile.
I modi non sono parti di Dio ma manifestazioni di Dio. Dio si manifesta dentro non coincide con quel corpo.
Dio è l’intero, noi non possiamo nulla fuori di Dio, tutto ciò che esiste esiste in Dio e da qui deriva l’equazione Deus sive natura.
Per Spinoza, Dio è l’ordine geometrico dell’universo.
I due attributi pensiero ed estensione noi li cogliamo attraverso l’esperienza. Spinoza è un razionalista ed è convinto che tutto ciò che conosciamo lo conosciamo grazie alla ragione, però poi integra la ragione con l’esperienza perché in questo caso è l’esperienza che ci attesta che noi cogliamo solo il pensiero e l’estensione.
I modi sono infiniti di numero ma finiti. Questo però potrebbe farci pensare ad un Dio divisibile, perché se Dio è anche materia ma Spinoza dice no perché Dio è infinto e pur essendo esteso non è corpo e quindi non è divisibile.
I modi non sono tanti parti di dio ma dio si manifesta in ogni singola parte.
Dio si manifesta anche nella cattiveria perché non è un dio persona ma un dio necessità e quella azione la giudichiamo cattiva ma in realtà per Spinosa non è né buona né cattiva ma doveva accadere così, è frutto di una concatenazione di causa. Non esiste per Spinoza il libero arbitrio, la liberà dell’uomo e tanto meno la libertà di Dio. Dio non fa ciò che vuole e il dio Spinoziano non può non fare, non essere attivo e creare queste concatenazioni di cause.
Due concezioni di Dio:
1. natura naturans;
2. natura naturata.
C’è una parte passiva e una attiva in dio, ma sono due facce della stessa medaglia.
Due volti di una stessa realtà, della sostanza Dio dove tutto permane.
Il trattato L’etica è un trattato geometrico però in qualche passaggio si notano delle contraddizioni.
Uno dei punti più difficili è il rapporto tra l’uno e la molteplicità, essendo Dio uno come ne derivano infiniti modi, un dato è certo: Dio è la natura e vuol dire che tutto è rigorosamente, matematicamente necessario.
Dalla definizione, dalla natura di Dio è implicito non solo che abbia un’esistenza ma che dio sia un ordine geometrico necessario.
Ordine geometrico è anche lo stile compositivo del trattato ed è anche la struttura stassa dell’universo, della natura, stesso ordine che nella rivoluzione scientifica venne scoperto nella fisica, nelle scienze moderne, leggi necessarie che regolano la natura. Questo è dio, e quindi in Dio non c’è nulla di contingente.
Questo Dio natura è un dio geometrico, questo ordine non è statico: doppia componente del dio natura:
1. attiva: causa, natura naturans insieme della sostanza con i suoi attributi;
2. passiva: effetto natura naturata, insieme dei modi, non solo universo fisico ma anche insieme di tutte le idee.
Due punti di vista di una stessa realtà.
Dio immanente, causa sui ma la causa rimane all’interno di ciò che lui ha generato.
La prima parte dell’etica si chiude con un’appendice che dice che la causalità divina, natura naturans è solo una causalità logico-geometrica, poste premesse derivano conseguenze (come nel sillogismo).
Impostato così il problema vuol dire che tra Dio e il mondo vi è un nesso assolutam necessario. Dio non poteva non generarlo il mondo, non per un atto d’amore ma è questo ordine geometrico. Dio non è persona quindi non è capace di progettualità, non è in grado di avere fini, scopi.
Dio è libero solo nel senso che essendo l’unica sostanze è causa sui, causa di se stesso, in questo senso è libero, non ha niente a che vedere con libero arbitrio. Non c’è in Dio un finalismo, Dio non ha scopi. L’idea dei fini è stata un’invenzione umana proprio perché gli uomini si credono liberi di agire in vista di scopi, ideali. Quindi ritengono erroneamente che anche dio abbia degli scopi. L’uomo è diverso da Dio, è un modo particolare, Spinoza ammette gli scopi per gli uomini ma lo scopo principale è conoscere la verità, processo di liberazione, ma cos’è la verità per Spinoza è eleversi con la conoscenza fino a conoscere le cose così come essere sono. La verità è la conoscenza dell’ordine geometrico.
Quando tu conosci l’ordine geometrico sai che ogni cosa che accade accade per necessità e non ti puoi più né sottrarre ne liberare devi solo dare il tuo assenso.
Questa argomentazione Spinoza la tratta in cinque punti:
1. falsa credenze che ha l’uomo: l’uomo si ritiene libero ma in realtà non lo è, è all’oscuro, ignorante, delle cause che lo fanno decidere in un certo modo ecc. In realtà l’uomo fa quello che l’insieme di cause lo portano a fare. L’uomo credendosi libero ha ritenuto di poter agire liberamente scegliendo fini e mezzi per raggiungere questi fini;
2. sulla base di questa illusione ha costruito anche l’immagine di Dio, persona fatto a nostra immagine e somiglianza, dotato di volontà ecc. Così sono nate tutte le religioni;
3. l’uomo vede nella natura il male e lo spiega come segno della collera di Dio, perché siamo peccatori, immagine antropomorfa ancora più rafforzata. Dio non è solo buono ma anche cattivo che si adira di fronte ai peccati e decide di punirli.
Terzo passaggio. L'uomo vede anche disastri e catastrofi naturali, malattie e dolori. Come spiega l'uomo queste cose? Le spiega dicendo che sono collera di Dio, si vendica della cattiveria dell'uomo, del peccato, è un Dio giudice, che di fronte al peccato degli uomini punisce e interviene.
Quarto passaggio: le cose brutte accadono anche agli innocenti e come spiegare questo? L'uomo dice che vuol dire che il pensiero di Dio non si può capire, le vie del signore sono imperscrutabili, l'uomo non può intuirli e fa di Dio il rifugio dell'ignoranza, cioè di tutto quello che l'uomo non si sa spiegare, invece di dire che non è opera di Dio, pensa che Dio possa trasformare anche il male in bene anche se noi non lo capiamo.
Quinto passaggio: se Dio agisse per un fine, vorrebbe dire che quel fine gli manca, allora vuol dire che Dio non è un Dio potente, desidera ciò che gli manca, non è un dio perfetto perchè imperfetto.
Alla fine di queste argomentazioni, il problema è l'ignoranza del uomo, però egli dice che questa è un'ignoranza che di recente viene spazzata via dalla rivoluzione scientifica. é un filosofo che guarda con fiducia alla matematica, alle scoperte scientifiche. La matematica, anche per lui come per Euclide e Galileo, è ciò che può spazzare via l'ignoranza, perchè è un sapere che può generare vera conoscenza, non soggettiva. È un sapere che bandisce ogni forma di finalismo e coglie la relazione di causa - effetto, come una relazione assolutamente necessaria, ma non si impiccia di metafisica e teologia, ha un campo di ricerca più stretto e quindi più certo.
Rapporto tra anima e corpo, questione già posta da Cartesio, ma rimasta sostanzialmente irrisolta. Sono due sostanze totalmente diverse, ma com'è che nell'uomo interagiscono? Per Spinoza pensiero ed estensione (materia) sono gli attributi (due diversi punti di vista) di una stessa sostanza, ma sono distinti e non hanno nulla in comune, perciò non possono interagire l'uno con l'altro. Sono come due rette parallele che corrono parallelamente ma non si incontrano mai, c'è una connessione perchè si muovono insieme. C'è una connessione necessaria, ma non un'interazione. Un'idea non può essere causa di una cosa materiale, e un corpo non può agire su un'idea. Questo è il parallelismo psicofisico spinoziano. C'è una frase di Spinoza che dice: "Ordo et connessio (l'ordine e la connessione) rerum (delle cose) idem est (è la stessa) ordo et connessio idearum (dell'ordine e la connessione delle idee)". C'è una concatenazione del tutto parallela. Come i binari di un treno, due rotaie distanti che non si sovrappongono, ma sono sempre due. Ogni evento corporeo, materiale è dominato esclusivamente da leggi del mondo fisico, quindi hanno cause fisiche, corporee. Non è pensabile per le idee, un evento fisico non può essere causa di un evento mentale e viceversa. Quindi in questo modo è fatta fuori l'interdipendenza. Ma alla base di un azione non c'è una volontà? Alla base di un azione non c'è volontà nè libero arbitrio, perchè in Spinoza nemmeno è libero fino a questo livello, la libertà di Dio consiste soltanto nel poter agire senza dipendere da una causa che non sia lui stesso, noi invece dipendiamo da una serie di cause esterne a noi. Per Aristotele l'uomo è un animale razionale, per Cartesio l'uomo è l'unione tra due sostanze indipendenti, ma per Spinoza mente e corpo sono due punti di vista di un'unica realtà tra i quali vi è una perfetta corrispondenza però non c'è interazione, uno non può essere causa dell'altro. Il corpo non può determinare le passioni. Ad un evento fisico corrisponde un evento mentale, hai però due reazioni diverse a livello fisico e a livello mortale. Spinoza ritiene che l'anima sia mortale come il corpo, perchè non vi è nessuna ragione per pensare il contrario, dato che sono connesse, una volta che arrivano al capolinea, finisce una e finisce anche l'altra. Immortalità dell'anima è solo una superstizione.
Questione della libertà: l'uomo si crede libero ma non lo è. La mente umana, le idee sono il risultato di una catena causale infinita di rapporti casuali. Le idee sono determinate da altre idee (che le causano), non nascono dall'esperienza. L'uomo come tutti gli altri esseri di questo mondo appartiene a un'ordine più grande, che è l'Universo, dunque anche l'uomo è soggetto ad un determinismo (un rapporto necessario di causa - effetto) sia per quanto riguarda il corpo, sia per quanto riguarda le idee. Per Cartesio il determinismo rigido vale per la materia estesa, mentre per i pensieri siamo liberi, mentre per Spinoza non siamo liberi in nessun caso. Tutto è parte integrante della natura.
L’ uomo crede di essere libero, la mente dell’ uomo è una catena di idee legate tra loro tramite un rapporto causa - effetto e determinate da altre idee, infatti le idee non possono essere determinate dai corpi, dalla materia.
Quindi se fossimo persone onnipotenti potremmo risalire all’infinito questa catena di idee, non essendo Dio queste idee ci appaiono molto confuse e disordinate.
Esiste un determinismo anche per quanto riguarda le idee, non solo il corpo e la materia (l’idea che ci sia un ordine nell’Universo tuttavia non è nuova).
Quindi non esiste la libertà come libero arbitrio, nemmeno l’ordine più grande (credo Dio) di cui facciamo parte è libero.
Esiste un altro concetto che parla di libertà come la capacità di agire per propria natura. Da questo punto di vista libero è solo Dio, solo lui agisce per la sua natura, non per cause esterne a lui. Dio non agisce in base a un fine quindi è escluso il finalismo da questa visione.
Se Dio si ponesse dei fini vorrebbe dire che c’è qualcosa fuori da Dio, che lui non ha ancora realizzatoà Dio sarebbe impotente. Spinoza, invece, adotta una visione in cui Dio è tutto, fuori non c’è che il nulla. Dio non può agire in vista di determinati obiettivi, non è libero perché coincide con le leggi dell’Universo, con l’ordine.
Si può dire che Dio è libero in quanto è causa di se stesso, non costretto da qualcos’altro (è un po’ come l’Uno di Plotino che deve emanare per sua stessa natura) Dio continua a manifestarsi, non è statico poiché tutto ciò che ci circonda è sua manifestazione. Ciò non vuol dire che nulla accade perché Dio è immanente, ciò che accade è determinato da un rigido determinismo.
L’uomo non può agire da solo ne essere da solo, è parte di tutto, come gli altri enti.
Già in Cartesio abbiamo visto che non esiste una volontà per l’uomo. Per Spinoza l’uomo ha delle volizioni singole, è convinto che non si può distinguere volere da idea. Anche il volere è un’idea, non nasce da un atto di una volontà separata.
Possiamo affermare o negare, il nostro volere per Cartesio consiste nel fatto che possiamo dare il nostro assenso o meno alle cose, ma possiamo dare questo assenso solo se l’ idea è chiara e distinta, per Spinoza invece non possiamo distinguere questo volere, questo dare l’assenso, dall’idea stessa.
Non esiste nell’uomo una volontà, l’uomo è soggetto ad un determinismo universale che riguarda anche il suo volere.
Le volizioni singole sono gli atti di desiderare una datar minata cosa, la ragione e la volontà sono invece facoltà preposte a produrre quelle azioni.
La differenza tra Cartesio e Spinoza sta nel fatto che noi in Spinoza diamo l’adesione anche a ciò che non è poi così chiaro e distinto.
In sintesi tutte li idee sono modi dell’ attributo pensiero, i corpi sono modi dell’ attributo estensione, questi due modi sono concepiti solo in Dio e sono parallelià parallelismo metafisico. Sono aspetti diversi della stessa realtà, Dio. La realtà è divina, tutto è divino per Spinoza perché tutto è Dio. Ad ogni evento mentale ne corrisponde uno fisico e viceversa.
Dal momento che l’uomo non è libero anche le sue passioni vanno studiate dentro quest’ ottica, non sono espressioni della volontà ma sono determinate da regole precise. Se ci sono vuol dire che sono necessarie, si tratta non di giudicare o condannare le passioni, ma di comprenderle, il problema è sempre capire per Spinoza, non giudicare. Posizione umana del filosofo di fronte alla vita.
Gli Stoici erano arrivati anche a teorizzare il suicidio come estrema ratio , invece per Spinoza queste passioni siccome sono del tutto naturali vanno studiate con un atteggiamento scientifico, cercandone le cause e non le responsabilità e le colpe.
Lui dice “considero i comportamenti umani come se fossero linee, punti figura geometriche e come tali cerco di studiarle ” questo era un tema che aveva già trattato nel suo trattato politico, dove dice di aver imparato a vivere da due grandi della storia: Tacito e Macchiavelli, loro gli hanno insegnato non a giudicare l’uomo sulla base di modelli astratti, teorici, ma a ricercare le motivazioni profonde.
Per Spinoza allora da cosa dipende l’agire dell’uomo? Ogni ente essendo una manifestazione di Dio, un eccesso della potenza di Dio, ha una tendenza naturale ad auto conservarsi all’infinito. Naturalmente mai andremo in contro alla morte, in pratica però questa tendenza viene contrastata da cause che non dipendono da noi e ci sono esterne, è dell’ idea che sarebbe assurdo pensare che un ente al suo interno abbia una forza autodistruttiva, capace di distruggerlo, per natura tutti tendiamo alla vita non alla morte.
Questo accade anche nell’animale.
Anche l’uomo normalmente agisce sotto questo impulso, conatus (sforzo) di conservarsi, questo lo chiama anche appetito, volontà, desiderio. E’ una specie di amore di sé all’ autoconservazione, ed è sia della nostra mente che del nostro corpo.
Il concetto di bene e male dell’etica tradizionale non è presente in Spinoza, non agiamo in vista del bene/male. Cos’è il bene per Spinoza? È l’utile, tutto ciò che agevola e favorisce l’autoconservazione e mi mantiene unito, male è ciò che intacca questo istinto all’auto conservarsi. Il bene e il male sono visti in una visione utilitaristica. Per natura cerchiamo ciò che ci permette di stare in vita.
Quando un individuo viene agevolato in questo processo di autoconservazione prova gioia, provo piacere (mente e corpo) e si tratta di qualcosa che mi da sicurezza. Se si presenta a me un pericolo provo dolore, quando qualcosa ostacola questo naturale decorso provo dolore.
Dio non può non essere solo, non può ne amare né odiare. Infatti cosa provoca in noi la gioia e il dolore? Sono cose a noi esterne, essendo che Dio non ha nulla esterno a noi
Spinoza fa derivare dai sentimenti di odio e amore tutti gli altri sentimenti.Li analizza un po tutti.
La speranza e la paura sono sentimenti che sono stati storicamente usati dal clero facendo leva sul timore di Dio, del castigo o sulla speranza di dover pregare per delle grazie, fiducia in Dio, idea della vita dopo la morte con felicità eterna ecc. Queste sono idee che per Spinoza sono superstizioni non hanno fondamento scientifico, che hanno indotto gli uomini a pensare l’immortalità dell’anima. Tutte le religioni sono superstizioni. Per Spinosa le passioni, che sono naturali e quindi necessarie,lui contesta la strumentalizzazione del potere religioso su alcuni sentimenti. L’uomo invece di conoscere le emozioni ne è diventato schiavo. Spinoza propone un’etica diversa, partendo da radici metafisiche, dalla definizione di Dio, ma l’esito punta a creare una serenità interiore, il suo obbiettivo. L’uomo non è felice con il potere, materiali, ricchezze, piacere carnale ne onori: etica molto diversa, etica utilitarista, l’utile coincide con il bene, bisogna cercare ciò che accresce la gioia e evitare ciò che provoca dolore. Da qui prende distanza dai sentimenti sempre esaltati come l’umiltà pentimento compassione, questi non aiutano a elevare l’uomo. Lui coltivava anche le amicizie,che aiutano ad essere sereni. Per lui chi ha questi comportamenti è ignorante non sapiente.
Conoscenza dal punto di vista eterno,l’amore intellettuale di diomassimo della sapienza,vedere le cose dal punto di vista di dio,ciò a cui bisogna tendere,x chi non arriva a questo può adeguarsi ai comportamenti di umiltàcomportamenti della bibbia La bibbia serve ad educare il popolo,le masse che non si sforzano di conoscere.
Il bene è l’utile, e l’utile è ciò che soddisfa l’istinto a auto conservarsi. Per il filosofo non ci sono valori oggettivi, non esiste giusto o sbagliato bene o male perché sono concetti soggettivi, relativi. Non c’è bello o brutto perché è un punto di vista. In natura esiste solo la necessità tutto è necessario, tutto quello che giudichiamo sono frutto dell’ignoranza perché non conosciamo la concatenazione degli eventi, delle cause dietro ad ogni evento. Noi subiamo l’ignoranza con l’immaginazione con la quale giudichiamo.
Nella sua opera, L’etica , parla della liberazione dalla schiavitù delle passioni, sembra una contraddizione perché lui ha negato la libertà, ha detto che i sentimenti passionali sono necessari come possiamo liberarcene? Noi non possiamo andare contro le leggi naturali,ma l’uomo può avere due condizioni diverse rispetto a questa legge naturale: possiamo ricercare l’utile o da ignoranti o da sapienti,cioè l’ignoranza o la sapienza. Se noi cerchiamo l’utile dagli ignoranti saremmo schiavi, dominati dalle passioni, se invece lo cerchiamo dai sapienti noi potremmo dominare le passioni, nel primo caso saremmo soggetti passivi,nel secondo soggetti attivi,le circostanze sono uguali ma nel secondo caso si è protagonisti della propria vita. L’ignoranza porta alla schiavitù nel secondo caso all’agnosi ,la conoscenza mi permette un’alternativa. Esempio dell’amico che ti ferisce e tu puoi capirlo o arrabbiarti. Ogni evento o azione è collegato ad una catena di altri eventi, bisogna capire che ogni cosa è dovuta a qualcos’altro, il sapiente ha un punto di vista esteso: maggior serenità,tende all’auto conservazione,dal negativo al positivo, mentre l’ignorante non ragiona sulle cause e si sofferma sulla prima idea. Uno non decide si essere sapiente o ignorante si è l’uno o l’altro per una concatenazione di eventi che ti portano a uno o l’altro.
Amore intellettuale di Dio: tutto è in Dio, tutto è manifestazione divina, Dio è l’ordine geometrico dove tutto è necessariamente concatenato, le cose non sono contingenti nemmeno l’uomo, ognuno di noi è necessario, manifestazione divina.N oi non ci concepiamo così perché non abbiamo idea di cosa sia la sostanza di dio,perché noi non seguiamo la ragione secondo lui, l’uomo è schiavo dei sensi, noi vediamo le cose come fossero cose isolate separate noi non vediamo la concatenazione per mancanza di conoscenza rimaniamo schiavi delle passioni.

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