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Bacone, Francesco (6)

Vita, opere e scienza di Bacone

E io lo dico a Skuola.net
Francis Bacon
Il profeta della tecnica
Bacone ha intravisto per primo il potere che la scienza offre all'uomo sul mondo. A lui va il merito di aver concepito la scienza come l'unico elemento in grado di realizzare il dominio dell'uomo sulla natura e per questa sua forma di pensiero fu denominato il profeta della tecnica.
Vita e Opere: Bacone nacque a Londra nel 1561 da Sir Nicola Bacone. Studiò a Cambridge e in seguito trascorse alcuni anni a Parigi, dove ebbe modo di arricchire e completare la sua cultura. Di ritorno in patria intraprese una lunga e prospera carriera politica terminata quando Giorgio I nel 1621 lo accusò di corruzione per aver ricevuto doni in denaro nell'esercizio delle sue funzioni. Bacone così si riconobbe colpevole e fu condannato a pagare un'ammenda di quarantamila sterline e fu messo in prigione. Morì nel 1626. La carriera politica di Bacone fu quella di un cortigiano abile e senza scrupoli, tuttavia, egli, ebbe sempre un'idea altissima del valore della scienza, voleva rendere la scienza attiva e operante al servizio dell'uomo e la concepì diretta alla costituzione di una tecnica che doveva dare all'uomo il dominio di ogni parte del mondo naturale. Nella Nuova Atlantide volle dare un immagine di una città ideale, immaginando un paradiso della tecnica dove fossero portati a compimento le invenzioni e i ritrovati di tutto il mondo. La Nuova Atlantide è descritta come un grande laboratorio sperimentale, in cui gli abitanti cercano di conoscere tutte le forze nascoste dalla natura. I numi tutelari dell'isola sono i grandi inventori di tutti i paesi e le sacre reliquie sono gli esemplari di tutte le più grandi invenzioni. La sua prima opera, i Saggi, pubblicati nel 1597 sono vere e proprie analisi di vita morale e politica. Ma la sua maggiore attività fu dedicata al progetto di un'Enciclopedia delle Scienze che doveva rinnovare completamente la ricerca scientifica, ponendola sulla base sperimentale. Il piano di questa Enciclopedia è esposto nell'opera Sulla dignità e sull'accrescimento delle scienze pubblicato nel 1623 che divide le scienze in:
-scienze che si fondano sulla memoria
-scienze che si fordano sulla fantasia
-scienze che si fordano sulla ragione.

Di questo progetto Bacone realizzò solo il Nuovo Organo, pubblicato nel 1620.

La nuova logica della scienza
Il Nuovo Organo è una logica del procedimento tecnico-scientifico che viene contrapposta alla logica aristotelica, ritenuta adatta solo a riportare vittorie nelle dispute verbali. Mentre con la nuova logica si espugna la natura. Questa espugnazione della natura è il compito fondamentale della scienza e questa scienza ha il fine di trovare veri principi in modo da rendere l'uomo ministro e interprete della natura. La scienza e la potenza umana coincidono: l'ignoranza della causa rende impossibile conseguire l'effetto. Non si vince la natura se non obbedendole, e ciò che nell'osservazione sta come causa, nell'operare vale come regola. L'intelligenza umana ha bisogno di strumenti efficaci per penetrare nella natura e dominarla. Gli strumenti della mente sono gli esperimenti. Bacone oppone l'interpretazione della natura all'anticipazione della natura. L'anticipazione infatti prescinde dall'esperimento e passa immediatamente dalle cose particolari sensibili agli assiomi generalissimi. L'interpretazione della natura invece si addentra con metodo e con ordine nell'esperienza e ascende senza salti e per gradi dalle cose particolari agli assiomi. La via dell'anticipazione è sterile poichè gli assiomi da essa stabiliti non servono a nulla. Mentre la via dell'interpretazione è feconda poichè dagli assiomi da essa costituiti scaturiscono nuove cognizioni particolari che rendono attiva e produttiva la scienza.

I pregiudizi della mente
Il compito di Bacone nel suo tentativo di stabilire il nuovo organo della scienza è l'eliminazione delle anticipazioni, e ad esso è dedicato sostanzialmente il primo libro del Novum Organum. Questo è volto a purificare l'intelletto dagli idola (pregiudizi) e stabilisce una triplice critica: critica delle filosofie, critica delle dimostrazioni e critica della ragione umana naturale, rispettivamente dirette ad eliminare i pregiudizi che si sono radicati nella mente umana, o attraverso le dottrine filosofiche o attraverso dimostrazioni desunte da principi errati, o per la natura stessa dell'intelletto umano. Le anticipazioni che si radicano nella natura umana sono quelle che Bacone chiama idola tribus, comuni a tutti gli uomini, ossia idee frivole e fantasiose che non permettono all'uomo di scoprire ciò che nascosto e lontano, e idola specus, proprie di ciascun individuo, ossia idee che dipendono dall'educazione e dai casi fortuiti in cui ciascuno viene a trovarsi. Oltre a queste due specie di idola, ci sono anche gli idola fori ossia i pregiudizi sul linguaggio, che sono di due specie, della prima specie sono tutti quei termini che hanno origine da false teorie, di seconda specie sono tutti quei termini generati dalle convenzioni umane che sono state rese necessarie dai rapporti tra uomo e uomo. Gli idola theatri sono invece i pregiudizi che derivano dalle dottrine filosofiche o dal passato. Egli divide le filosofie false in tre specie:
1)la sofistica il cui portavoce era Aristotele che cercò di adattare il mondo naturale a categorie logiche predisposte.
2)l'empirica, ossia la filosofia degli alchimisti, che pretendevano di spiegare ogni cosa per mezzo di piccoli esperimenti.
3)superstiziosa, ossia quella che si mescola alla teologia, portavoce soprattutto Pitagora e Platone.
Fra le cause che impediscono agli uomini di liberarsi totalmente dagli idoli c'è la riverenza per la sapienza antica. Per Bacone la verità è figlia del tempo e non delle autorità. Per uscire dalla via della vecchia contemplazione improduttiva e intraprendere la via della ricerca scientifica, bisogna mettersi sul terreno dell'esperimento. Solo quindi l'esperimento può condurre a dotare la vita umana di nuove invenzioni, a porre le basi della potenza e della grandezza umana e a portarne sempre più oltre i confini.

Il metodo induttivo
La ricerca scientifica non si fonda né solo sui sensi, né solo sull'intelletto perchè i sensi danno indicazioni disordinate e inconcludenti e l'intelletto produce nozioni arbitrarie e infeconde. Quindi il solo procedimento che farà costituire la scienza è l'induzione. Bacone si preoccupa di distinguere la sua intuizione (ossia quella scientifica) da quella aristotelica in quanto quest'ultima è solo logica che dà conclusioni precarie ed è continuamente esposta al pericolo degli esempi contrari che possono smentirla, mentre quella sua è volta alla dimostrazione delle scienze e delle arti e si fonda sull'eliminazione dei casi particolari. La scelta e l'eliminazione su cui è fondata l'induzione scientifica suppone la raccolta e la descrizione di fatti particolari che Bacone chiamerà storia naturale e sperimentale. Ma questa è così varia che confonderebbe l'intelletto anzichè aiutarlo se non fosse per le tavole, ossia coordinazioni delle istanze che si dividono in:
- tavole di presenza, ossia la raccolta dei casi nel quale un determinato fenomeno si presenta ugualmente ma in circostanze diverse;
- tavole di assenza, ossia la raccolta di casi in cui lo stesso fenomeno non si presenta pur verificandosi circostanze simili a quelle notate nelle tavole di presenza;
- tavole dei gradi o comparative, che raccolgono i casi in cui il fenomeno si presenta nei suoi gradi decrescenti;
- tavole esclusive, si trovano sulla scorta delle precedenti tavole, esse escludono il verificarsi del fenomeno.
Le tavole approntano l'intero materiale della ricerca e consentono di formulare una prima ipotesi intorno alla natura del fenomeno studiato. Quest'ipotesi è detta ipotesi di lavoro che guida l'ulteriore sviluppo della ricerca. L'induizione dovrà poi mettere alla prova l'ipotesi fatta cn ripetuti esperimenti che Bacone chiama istanze prerogative. Di tali istanze egli enumera molte specie, ma quella principale è l'istanza cruciale che riconosce la vera causa del fenomeno. Il metodo di Bacone viene così paragonato alle api che succhiano il nettare dei fiori e poi per virtù propria lo convertono in miele.
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