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L'Accademia platonica: Landino e Ficino

Il cardinal Bessarione, Marsilio Ficino e l’Accademia platonica: Al concilio di Firenze del 1439 partecipò anche il monaco Bessarione (Trebisonda 1403 – Ravenna 1472), che diffuse la cultura greca e in particolare la filosofia platonica, di cui dimostrò la possibilità d’accordo col cristianesimo. Questa stessa linea fu percorsa dall’Accademia platonica di Marsilio Ficino. Nato a Figline in Valdarno nel 1433, entrò nel 1452 sotto la protezione di Cosimo de’ Medici. Tradusse tutto Platone e Plotino e commentò e discusse molti testi filosofici greci. Nel 1474 aprì la nella sua villa l’Accademia Fiorentina, che accolse Landino, Poliziano, Lorenzo de’ Medici e Pico della Mirandola. Nel “De voluptate”, “De christiana religione”, “De Sole” e “De Vita”, ma anche nell’epistolario e nella “Theologia platonica de immortalitate animarum” (1469) elaborò un originale sistema filosofico, che fa coincidere la docta religio con la pia philosophia platonica, in una concezione armonica dell’Universo, al cui centro sta l’uomo che può ascendere misticamente a Dio che è Sommo Amore, grazie alla spiritualità, alla filosofia e all’arte.

Il neoplatonismo di Cristoforo Landino e quello di Pico della Mirandola: Cristoforo Landino (1424-1498), fiorentino, fece parte della cerchia di Cosimo e insegnò poetica e oratoria presso lo Studio. Negli anni giovanili scrisse elegie d’amore ispirate a Catullo, Ovidio ed orazio, che raccolse sotto il titolo di Xandra. Entrato in Accademia, compose dialoghi filosofici in accordo col platonismo di Ficino (“De anima”, “De vera nobilitate”), mentre nelle “Disputationes Camaldulenses” pose a confronto le ragioni della vita attiva e quelle, per lui più convincenti, della vita contemplativa. Commentò non soltanto i classici (Virgilio e Orazio), ma anche Dante e Petrarca, dimostrando così la sua attenzione per la dignità del volgare.
Pico (1463-1494), frequentò l’Accademia di Ficino e si interessò ai testi sacri orientali di impronta mistica (“Cabala”), studiando arabo ed ebraico. Per lui la grandezza e la dignità dell’uomo stanno nell’aspirazione all’ascesi attraverso la teologia e la contemplazione (“Oratio de dignitate hominis”): un itinerarium in Deum concesso alle anime elette, che superano i legami terreni. Fu accusato di eresia e costretto alla fuga in Francia. Pubblicò poi l’”Heptaplus”, commento allegorico alla Genesi, un commento ai Salmi, e le “Disputationes in astrologiam divinatricem”, in cui condanna le pratiche magico-astrologiche in favore del libero arbitrio.

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