L’UMANESIMO

L’umanesimo è un aspetto del rinascimento, legato a due fattori: le humane litterae e l’humanitas.
Di questi due fattori possiamo anche individuare due radici etimologiche – latine – dell’umanesimo.

HUMANE LITTERAE = richiama il rinnovato interesse nel 400 per la letteratura e la lingua latina in primis, ma anche per quella greca. C’è infatti un ritorno al latino classico, quello di Cicerone, diverso da quello ecclesiastico. Per quanto riguarda il greco invece, che fu abbandonato nel medioevo, si cerca di recuperare la conoscenza linguistica e i testi in lingua originale; nasce così la filologia, ovvero quella scienza che ha lo scopo di recuperare i testi che giacevano dimenticati nelle biblioteche dei monasteri perché giudicati eretici ma anche di riportare i testi alla loro edizione originaria, cioè depurarli da tutti gli errori commessi dagli amanuensi dei monasteri e dai loro commenti aggiunti al testo , ma anche dal significato religioso che spesso gli amanuensi gli attribuivano volendoli trascrivere in chiave religiosa. Però nella foga di riportare il testo alla forma originaria, si commetteva un errore simile in quanto si dava spesso troppa importanza alla forma e non al contenuto (quindi magari alcune opere con una forma peggiore ma con un contenuto più sostanzioso venivano scartate lo stesso).

HUMANITAS = ha il significato di umanità, ma non inteso come l’insieme degli uomini ma l’insieme delle caratteristiche specifiche dell’uomo che lo differenziano dagli altri esseri, in quanto l’uomo ha una sua specificità, ha caratteristiche peculiari che appartengono solo a lui. Si differenzia da una parte dal mondo animale in positivo, in quanto l’humanitas lo rende superiore con l’intelletto, la volontà ect, dall’alta parte con Dio, dove l’uomo è inferiore, di conseguenza l’humanitas è un limite rispetto a Dio. Questo concetto pone l’uomo al centro dell’universo e introduce quindi alla visione antropocentrica della vita, che vede l’uomo artefice del proprio destino e in grado di autodeterminarsi con le proprie forze e la sua vita terrena non è più di passaggio, finalizzata solo a quella ultraterrena; nel medioevo invece troviamo una visione teocentrica, dove tutto era finalizzato solo alla vita ultraterrena ed al centro del mondo c‘era Dio. Si capisce infatti che l’uomo, oltre a dover andare un giorno nell’aldilà, vive soprattutto nell’aldiquà e si deve esprimere lavorando e conquistando la natura.
Mettere l’uomo al centro non significa però svalutare Dio, che è infatti il vertice dell’universo. L’uomo è elemento medio tra mondo inferiore e mondo superiore perché è sia corpo (che è elemento in comune con le bestie) ma ha anche un’anima (elemento che lo fa tendere verso l’essere superiore. Ritroviamo quindi una gerarchia ontologica, come in Plotino. Humanitas è quindi l’elemento medio tra divinitas (caratteristiche tipiche di Dio) e la feritas (caratteristiche tipiche delle bestie).

L’umanesimo fu espressione della borghesia, che era una classe attiva e in via di sviluppo.
Tutti i filosofi di questo periodo tenteranno di rispondere alla domanda: cos’è che distingue l’uomo da tutto il resto?

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