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Tommaso D'Aquino

La filosofia di Tommaso segna una tappa decisiva della scolastica. Tommaso nacque a Roccasecca nel 1225; e ebbe la sua prima educazione a Montecassino. Entrò nell'ordine dei domenicani e fu mandato da Parigi dove divenne scolaro di Alberto magno. Tommaso seguì Alberto a insegnare a colonia. Tornò a Parigi nel 1252, commentò allora la Bibbia e le sentenze. Il successo del suo insegnamento si profilò subito. Scrisse due opuscoli contro i frati mendicanti parigini. Fu allora nominato maestro dell'università parigina. Tommaso tornò in Italia e gli fu affidato l'incarico di ordinare gli studi dell'ordine a Roma. Nel 1269 tornò a Parigi dove scrisse ancora contro i frati mendicanti e contro l'aristotelismo averroistico. Nel 1272 si trasferì ad insegnare all’Università di Napoli. Morì nel 1284 a causa di una malattia. Tommaso era una persona grande, bruna e chiusa per questo veniva chiamata il bue muto. Tommaso dedicò all'attività intellettuale l'intera sua vita. Scrisse 36 opere e 25 opuscoli le importanti sono: commentario ad Aristotele, commentario al libro sulle cause, commentario a Boezio, dell'ente dell'essenza, questioni, il governo dei principi e la somma teologica.

Secondo Tommaso all'uomo non basta la ricerca filosofica basata sulla ragione, è perciò necessario che l'uomo venga istruito dalla rivelazione divina, ma essa non elimina la ragione, la perfeziona. La ragione è utile alla fede in quanto: dimostra i preamboli della fede (es. l'esistenza di Dio), chiarisce tramite similitudini i misteri della rivelazione, combatte le argomentazioni contrarie alla fede. La ragione non può mai venire contrasto con la verità rivelata, se accade ciò in qualche punto la ragione sta sbagliando.
Il pensiero di Tommaso si configura come una filosofia dell'essere: ne “l'ente l'essenza” Tommaso si propone di mettere a fuoco alcuni termini che rischiavano di essere usati in significati diversi: i concetti di ente ed essenza. L'ente ossia ciò che è può essere; esi-stono 2 tipi di enti: reale ciò che è presente nella realtà o logico ciò che viene espresso in una proposizione affermativa. L'ente reale è fatto di essenza che è: ciò che una cosa è, quiddità, natura e quindi forma e materia delle cose composte. L'ente reale e anche esisten-za in quanto rappresenta l'essere e l'atto d'essere ovvero l'atto una cosa esiste di fatto. Negli esseri finiti, essenza ed esistenza stanno fra loro in un rapporto di potenza e atto, l'essenza e la potenza, l'esistenza rappresenta l'atto
In ogni realtà in cui distinguiamo le essenze l'esistenza deve aver ricevuto l'essere da qualcos'altro come gli esseri alla vita l’hanno ricevuta da un Essere e che è la vita stessa: Dio che è l'essere per antonomasia; Dio è necessario ed eterno. Gli angeli sono frutto di una creazione divina anche se sono pura forma senza materia.
La distinzione fra essenza ed esistenza rappresenta il principio riformatore che lo distingue dalla visione aristotelica. Tommaso al contrario di Aristotele afferma che la forma viene creata e non è indistruttibile o ingenerabile. Tale principio deriva dalla filosofia araba, anche se Tommaso al contrario di Avicenna afferma che le esistenza non rappresenta un accidente accessorio dell'essenza, ma una perfezione che è costitutiva dell'ente accanto all'essenza.
Dire che gli esseri finiti sono stati creati da Dio equivale a dire che hanno la loro esistenza per partecipazione. Con questo termine Tommaso intende l'atto con cui le creature grazie a Dio prendono parte all'essere.
Il principio dell'analogicità dell'essere che Tommaso desume da Aristotele acquista in lui un valore del tutto diverso: Tommaso de deve distinguere l'essere delle creature e l'essere di Dio poiché il primo è creato e separabile all'essenza, mentre il secondo è identico con l’essenza è necessario. I 2 esseri sono analoghi, simili ma di proporzioni diverse. Dio solo è l'essere per essenza, le creature hanno l'essere per partecipazione. Partecipazione e analogia salvaguardano la trascendenza di Dio ed escludono ogni forma di panteismo.
Tommaso afferma che l'essere è la cosa più perfetta, perfezione massima: questa concezione costituisce il presupposto della dottrina dei trascendentali. Mentre le categorie sono gli aspetti che distinguono l'essere in diversi generi, i trascendentali sono quei caratteri che qualificano l'essere in quanto tale e competono a ogni ente.
Tommaso identifica cinque provveda a trascendentali: res, unum, aliquid, verum e bonum. Poiché res non significa se non l'essere pre-so assolutamente e aliquid implica l'unum i, trascendentali si riducono a tre: l’unum (uno), verum (vero) e bonum (bene).
Dire che ogni ente è uno significa che ogni ente è indiviso in sé e distinto da qualsiasi altro. Dire che ogni ente è vero significa che esso corrisponde all'intelletto divino che lo ha creato e risulta quindi intelligibile e razionale (verità ontologica), cioè in grado di farsi cogliere da un'intelligenza e di configurarsi come fondamento dell'adeguatezza del pensiero (verità gnoseologica).Dire che ogni ente è buono significa che esso corrisponde a una ben precisa volontà o progetto divino e costituisce una perfezione appetibile dall'uomo.
L'essere secondo Tommaso presenta un indubbio primato metafisico rispetto al vero e al bene. Infatti per Tommaso non c'è nulla nell'essere che non sia vero e buono esattamente come non c'è alcun vero o alcun bene che non sia essere. da questa teoria dei trascendentali scaturisce una delle più radicali forme di ottimismo metafisico della storia.
Tommaso distingue cinque vie, cinque prove che provano l’esistenza di Dio: la prima via è quella cosmologica, che deve provare che tutto ciò che si muove è mosso da altro; per questo Tommaso identifica in Dio il primo motore immobile ovvero ciò che tutto muove. La seconda via è la prova causale che fa risalire a Dio la causa efficiente prima che non è stata causata ed è causa di tutto. La terza via è il rapporto tra possibile necessario, bisogna risalire a qualcosa che sia necessario di per sé e sia causa della necessità di ciò che è necessario per altro; e questo è Dio. La quarta via è quella dei gradi della perfezione: Dio è la perfezione somma di tutte le cose. La quinta via è quella del governo delle cose, che spiega che vi è un essere intelligente dal quale tutte le cose naturali sono ordinate ad un fine; e questo essere e Dio.
La ragione può arrivare a scoprire anche altri attributi di Dio, sia del via negativa sia per via positiva. La via negativa consiste nel negare di Dio tutte le imperfezioni delle creature, giungendo ai suoi attributi. La via positiva consiste nel trovare le perfezioni nelle creature ed elevarle a Dio. Quest'ultima si divide in via causalitatis e via eminentiae. La prima consiste nel derivare dal mondo, qual-che informazione circa la causa che lo ha prodotto; la seconda consiste nel liberare l'attributo in questione dai limiti che esso possiede nelle creature e pensarlo al superlativo.
Tommaso sostiene che fra gli attributi delle creature e quelli di Dio esiste analogia ovvero parziale somiglianza. Tommaso inoltre afferma che si sa qualcosa di Dio, altrimenti non se ne parlerebbe: ma il nostro sapere su di lui è un non-sapere, poiché non arriviamo al mistero ultimo di Dio.

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