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Sant'Agostino

L’anima è incarnata nel corpo a livello individuale nell’uomo, la presenza dell’anima è attestata in noi dalla profonda nostalgia che abbiamo di dio (dal quale la nostra anima deriva).
L’uomo, che è materia, ha dentro di sé l’anima quindi aspira a liberarsi dal corpo e ritornare allo spirito.
L’uomo ha di fronte a sé due possibilità (vie):
1. può scegliere di vivere secondo la carne, accontentandosi del mondo;
2. viaggio di ritorno all’uno, ascesi, cammino di purificazione, cammino per pochi che prevede diverse tappe:
- rispetto delle leggi civili
- via dell’arte: contemplazione della bellezza che è lo splendore del vero, non è solo la bellezza fisica, ma è la bellezza più alta di natura spirituale.
Per fruire di questa bellezza bisogna fruire dell’arte. Idea che l’uomo possa purificarsi attraverso l’utilizzo dell’arte come produzione, contemplazione. L’arte diventa un mezzo di catarsi, purificazione. Si nota una diversa concezione rispetto a Platone, Plotino è convinto che ciò che è bello non appartiene alla cosa, non è la materia ad essere bella ma è sempre qualcosa di trascendente, la bellezza è sempre di natura ideale.

Ciò che suscita il sentimento non è in sé la statua, nè il quadro, ma è l'ideale (tocca le cose dello spirito), quindi è di natura spirituale, il bello non è un attributo della materia.
Intraprendere la via dell’arte ci conduce alla via della purificazione.
3. Via dell’amore: può essere causa di elevazione spirituale, esiste un amore fisico ma anche l’amore al sapere; la filosofia. L’amore carnale è il punto di partenza che ti porta all’amore più alto per il bene, la sapienza. Quindi l’amante, l’artista e l’uomo virtuoso si trovano a metà tra le cose materiali (ci vive ancora), ma attratto verso l’altro mondo, non è ancora del tutto libero dal fascino del mondo ma tende all’altro mondo, quello dello spirito. Il mondo terreno per loro è solamente il segno che indica l’aldilà, realtà più profonda, non vivibile ma superiore.
Il cammino di ritorno è un cammino individuale.
4. La filosofia è l’amore per il sapere, la verità, ti converte cambia il tuo modo di essere.
5. La tappa finale è l’estasi: esperienza mistica dove dobbiamo abbandonare tutto anche la ragione, dimensione irrazionale. Più alto stato di purificazione di profondo benessere, esperienza momentanea della vita.
Plotino ci dice che la sua è una metafisica (va oltre la fisica), ci parla dello spirito delle realtà spirituali, delinea l’esistenza di un essere infinito, fuori dal tempo, eterno, trascendente.
Descrive due percorsi:
1. discendente, processo emanativo;
2. ascensione, risalita dell’anima (l’intelletto e la contemplazione).

S. Agostino
313: editto di Costantino che pone fine alle persecuzioni contro i cristiani.
380: cristianesimo religione di stato.
Religione cristiana da prima perseguitata diventa uno dei pilastri fondamentali dell’impero.
S. Agostino vive nel momento posteriore alla proclamazione del cristianesimo come religione di stato, vive nel momento in cui come vescovo a Milano c’è S. Ambrogio, figura determinante nella figura di Agostino poiché autorizza la separazione del potere religioso da quello politico e ritiene che la chiesa abbia la supremazia in campo spirituale (4 sec d.C.).
La chiesa si trova dover affrontare tanti altri problemi visto il gran numero di nuovi adepti c’è il problema di dare alla chiesa un ordine istituzionale.
La Chiesa si troverà ad essere interessata a dispute dottrinali cioè eresie, III IV sec esplodono le grandi eresie all’interno della chiesa, perché i nuovi aderenti guardano il cristianesimo secondo la loro formazione culturale andando a creare dottrine non ortodosse.
Quindi i padri della chiesa, tra i quali Agostino, cercheranno di definire l’ortodossia cristiana.
Periodo di grandi cambiamenti.

Vita di Agostino
Nasce a Tagaste, vicino a Cartagine, nelle costa nord-africana, (algeria) (nel III IV sec.) nel 354d.C.

Il padre un patrizio, piccolo proprietario terriero.
La madre, Monica, di cultura mediocre, era una fervente cristiana. La madre è una figura fondamentale poiché seguirà sempre il figlio che fin da piccolo avrebbe voluto cristiano ma segue molte vie, nei momenti di sbandamento, conosce i piaceri della carne (uomini, donne e anche sposate).
Agostino è intellettualmente vivace, studi elementari a Tagaste studi superiori nella città di Madaura, dove legge i grandi poeti latini, amava il latino e odiava il greco.
Finiti gli studi superiori torna a Tagaste e grazie all’aiuto di Romagnano, amico di famiglia ricco e benestante, Agostino riuscirà ad andare all’università a Cartagine.
Gli anni a Cartagine saranno inquieti, ne parla ne Le confessioni (con toni molto duri), si lascia andare a cattive compagnie, vita dissoluta.
Nel frattempo conosce una donna, una giovane tunisina (schiava, quindi non si sono potuti sposare), dalla quale avrà un figlio, Adeodato.
In particolare, sarà colpito dalla lettura del dialogo di Cicerone che risveglia in Agostino l’amore per gli studi, il latino e soprattutto la filosofia, intesa come ricerca della verità.
Ad Agostino piace l’idea che Cicerone non appartenga ad un movimento filosofico a che prenda un po’ del buono da tutte le correnti filosofiche e questo eccletismo, idea di poter essere liberi dall’appartenenza a un movimento.
A 19 anni aderisce al manicheismo, movimento spirituale, religione, che concepisce il mondo come luogo di battaglia tra bene e male.
Fondatore principe persiano Mani, sosteneva di aver ricevuto una rivelazione divina e a lui spettava il compito di elevare il cristianesimo al più alto livello di verità.
Ritiene che Cristo sia un semplice profeta e Mani sarà l’ultimo profeta che porterà a compimento il cristianesimo con questa nuova religione, molti elementi in comune con il cristianesimo ma gli elementi cristiani si mescolano con altri elementi attinti da altre religioni, è una religione eclettica.
Manicheismo diffusione nel medioriente e nord africa.
S. Agostino demolisce lo scetticismo: se mi inganno sono. L’uomo si differisce dall’animale perché ha una coscienza, anima.
Qual è la natura dell’anima, i contenuti? I contenuti dell’anima sono le idee, di tanti tipi:
1. idee matematiche, dimostrano che non possono derivare dall’esperienza. Per esempio il triangolo disegnato è solo una rappresentazione del concetto. Se l’anima però riesce ad utilizzare questi concetti significa che li ha dentro, non li creiamo da soli, non è la nostra ragione a produrli e non è capace di coglierne l’origine. Il fatto che l’anima riesca ad utilizzare questi principi, regole universali, sta ad indicare che nell’anima esiste una ragione superiore, intelligenza, capacità di trascendere l’esperienza.
Per esempio la stessa concezione di essere, io esisto, non deriva dall’esperienza e noi riusciamo anche a concepire il concetto opposto, il non essere, pur non sperimentandolo.
Tutti questi principi come principio di non contraddizione, di identità, principi della logica come gli assiomi della matematica, della geometria, concetto di esistenza, non essere. Queste sono come delle regole di verità, principi a noi utili per sviluppare la conoscenza, che è il processo di sviluppo di questi principi. Interiori regole di verità (interiores regule veritatis) permettono all’uomo di aggiungere un po’ alla volta la verità) sulle quali costruisce tutta la sua conoscenza però non si spiegano con la sola ragione umana.
S. Agostino immagina il dialogo della ragione con se stessa. La ragione non basta a se stessa, non è in grado di spiegare l’origine di questi principi, che non sono autarchici, non se li dà autonomamente.
Allora da dove vengono? Da Dio.
Agostino passa dall’analisi dell’anima all’esistenza di Dio, l’origine interiore di questi principi di verità è Dio, verità superiore, trascendente, eterna.
La verità superiore è Dio. Senza Dio l’uomo non sarebbe in grado di pensare, è necessario che dio sia presenta in ciascuno di noi, è presente nell’anima umana anche se non in maniera sempre evidente.
Il ragionamento non costruisce le verità ma le svela, prima di essere scoperte esse esistono e quando sono scoperte si rinnovano.
L’anima è il luogo di transito verso Dio, dall’anima si arriva a dio, questi principi regolativi presenti in noi ma che noi non originiamo testimoniano la presenza di Dio in noi.
Per spiegare come avviene il processo di conoscenza avviene per un’illuminazione interiore divina, dio ci dona questa illuminazione, dio è trascendente, alto e separato da tutte le creature ma presente nella mente di ogni uomo, dio è il nostro maestro interiore, ci conduce alla verità.
La verità sta dentro nell’uomo ma abbiamo bisogno della grazia di dio per scoprirla.
La filo è una meditazione interiore, un dialogo con se stessi, dialogo dell’anima con se stessa.
Nel soliloquio Agostino dialoga con varie parte dell’anima: memoria, volontà, ragione…
Per Agostina è vero che necessitiamo dell’illuminazione interiore ma perché questa avvenga bisogna che tutto il nostro essere sia disponibile, la ragione deve fare la sua parte rendendosi disponibile, la ragione si deve attivare perché la fede è l’accettazione razionale in cui l’anima è coinvolta. Fede e ragione devono sostenersi a vicenda. La ragione potenzia la fede e viceversa.(credere per capire e capire per credere).
La fede offre lo spazio in cui deve lavorare la ragione. La fede spalanca gli occhi e si attiva la ragione per fare tue le verità di fede.
Per i filosofi greci l’uomo è un animale razionale. Agostino crede che questa definizione sia limitativa, l’uomo è molto di più, è complesso, è un mistero.
L’uomo è un profondo mistero, l’uomo descritto dai greci è troppo semplice.
Agostino quando una il termine anima si riferisce anche ad una complessità psicologica che è molto moderna, sconosciuta nell’antichità. L’anima non è fatta solo di intelligenza ma c’è la volontà, la memoria ed ogni individuo prima di essere un essere razionale è una persona, un essere complesso e spesso anche non coerente con se stesso.
Agostino è il primo filosofo ad interrogarsi sulla natura della volontà (fattore psicologico), gli antichi vedevano nella volontà il mezzo per arrivare agli obbiettivi dettati dalla ragione.
La volontà è indipendente dalla ragione.
Esistono due tipi di volontà contrapposte:
1. buona volontà
2. cattiva volontà
Un’altra innovazione introdotta da Agostino è la concezione del tempo, i greci spiegarono che il tempo serve per misurare il movimento, ma Agostino chi misura il tempo?
Noi distinguiamo tre dimensioni del tempo:
1. passato
2. presente
3. futuro
L’anima misura il tempo, il tempo non è qualcosa di oggettivo, di reale, ma soggettivo, come distensione dell’anima, l’anima quando va a pescare nel passato usa la memoria, attraverso l’attesa (dimensione psicologica) attende il futuro.
Il tempo non è una dimensione reale ma è una dimensione soggettiva, concezione psicologica.
La mentalità non ammetteva la creazione dal nulla, posizione di riserva nell’accettazione del creazionismo.
Il tempo prima della creazione.
Prima di creare il mondo, Dio non lo voleva?
Agostino fa chiarezza: il tempo prima della creazione non c’era perché Dio non ha creato il mondo nel tempo ma l’ha creato con il tempo.
Non si può pensare a Dio applicando la nostra mentalità (schema) umano.
La dottrina della creazione: prende una piccola affermazione dalla genesi “In principio Dio creò il cielo e la terra”.
Prende le distanze da Platone: materia (kora) creata dal demiurgo, ma la materia è passiva, non ha intelligenza, il demiurgo modella la materia per creare il migliore dei mondi possibili.
Agostano ritiene che dio sta nel creare la materia dal nulla e la materia non è preesistente , questa è l’onnipotenza di Dio.
Si risveglia in Agostino l’interesse per la filosofia, intesa come ricerca della verità, legge anche la Bibbia ma non ne rimane così entusiasmato (forse per la giovane età: 19 anni) come invece lo è con le opere di Cicerone. Ciò che lo attrae di Cicerone è il suo non appartenere a una qualche corrente filosofica, è il suo eclettismo, attingere dalle varie filosofie la verità (Cicerone diceva che la sapienza bisogna coglierla là dove c’ è).
A 19 anni aderisce al manicheismo, che non è un’ eresia ma una vera e propria religione.
Il manicheismo è un movimento fondato dal profeta Mani, principe persiano che sosteneva di aver avuto una rivelazione divina e di essere colui che deve portare il cristianesimo a compimento.
E’ anche convinto che i precedenti profeti, compreso Cristo (che per Mani non è il vero salvatore), siano unicamente profeti.
Il manicheismo prende molti elementi dal Cristianesimo: il battesimo, si parla di redenzione e riscontriamo molti riferimenti al vangelo, al nuovo testamento.
Mani subirà poi il martirio e i suoi seguaci considereranno questo suo martirio un’ascesa al cielo, sul modello appunto di Cristo.
Il manicheismo avrà ampia diffusione in Oriente, nel nord Africa. Il IV secolo è il periodo della massima espansione, vengono fondate numerose comunità manicheiste, soprattutto in Spagna, ma anche in Cina. Queste comunità saranno in continuo antagonismo con le comunità cristiane.
Dal punto di vista dottrinale, i principi sostenuti dal profeta: esistono due forze cosmiche, sempre in lotta tra loro ma equipotenti, luce e tenebre. Queste sono presenti da sempre, da prima dell’origine del mondo. In principio erano due forze distinte, agivano indipendentemente e non vi era alcuna relazione tra l’una e l’altra.
Nel momento della loro fusione si generò il mondo. Da questo momento in poi queste due forze saranno mescolate e questo fa sì che bene (luce) e male (tenebre) si alternino in una lotta continua: visione dualistica, dove la realtà è data dalla fusione di queste due polarità contrapposte.
In questa visione dualistica non c’è spazio per un compromesso tra verità e menzogna, tra bene e male.
Nell’uomo il bene si esprime nello spirito, il male si esprime nel corpo.
Quindi si tratta di purificare l’anima attraverso le sofferenze del corpo, la carne è la sostanza da cui deriva ogni male, ogni calamità. Per purificarsi bisogna riuscire a liberarsi dalla carne e dalle passioni.
Ne consegue uno stile di vita molto rigoroso (non possono mangiare la carne, devono purificarsi attraverso dei riti quotidianamente). Il gruppo degli eletti non possono sposarsi, possedere una casa, trattenere rapporti sociali, dovendo vivere come dei monaci itineranti.
Per ben 8 anni Agostino aderirà al manicheismo.
Le adesioni a questa religione potevano essere molteplici, innanzitutto questo stile di vita ascetico.
Anche perché il manicheismo accoglieva elementi di tante culture diverse e la curiosità di Agostino era attirata dalla grande capacità dialettica che avevano i manichei nelle dispute (spesso contro Cristiani).
Un altro motivo, forse il più importante, è che questa dottrina metteva il cuore in pace dal punto di vista della colpa del male. Dato che ci sono due forze cosmiche sempre in lotta tra loro, non sono io il responsabile del male che faccio, l’uomo è solo il teatro di battaglia tra queste due potenze, che lo dominano completamente: non c’ è volontà individuale (uomo decolpevolizzato).
Più tardi ci sarà un episodio che lo metterà un po’ in crisi rispetto al manicheismo: doveva arrivare da Roma a Cartagine un vescovo manicheo e Agostino si aspettava delucidazioni, di potergli porre tutte le sue domande e risolvere i suoi dubbi.
Però rimane deluso e tutto il suo ardore manicheo subisce una forte scossa.
Così si orienta verso lo scetticismo, corrente che sente più corrispondente al suo stato d’ animo (impossibilità di stabilire la verità).
Finiti gli studi classici cerca lavoro, e dopo un anno trascorso nell’ ozio ad Acaste, trova lavoro come professore di retorica e grammatica a Cartagine.
Gli studenti erano un po’ troppo supponenti e arroganti, si era stufato.
Dopo 9 anni, nonostante la disapprovazione della madre, decide di trasferirsi a Roma.
Con un inganno riesce ad imbarcarsi.
Qui incontra però un problema, trova sì degli studenti meno turbolenti, ma con la brutta abitudine di non pagare gli insegnanti, l’onorario.
Allora Agostino coglie l’opportunità di partecipare ad un concorso pubblico per una cattedra municipale a Milano di retorica.
Vince il concorso e si trasferisce a Milano.
Qui ha un lavoro molto ben remunerato, è un personaggio molto conosciuto e tutto questo gli consente di essere raggiunto dalla sua moglie e dal figlio Adeodato, ancora a Cartagine. Anche la madre lo raggiunge a Milano.
Raggiunto l’apice della sua carriera, a Milano entra in una nuova fase della sua vita: tutto inizia ascoltando le prediche del vescovo di Milano s Ambrogio. Rimane affascinato dal suo linguaggio, dal suo carisma, dalla capacità persuasiva di quest’ uomo e piano piano anche dal contenuto dei suoi discorsi, dalla sua ideologia (abbandono definitivo del manicheismo, non ha più alcun dubbio sul fatto che sia una dottrina sbagliata).
Inizia a leggere i testi di un autore pagano, Plotino. Paradossalmente, attraverso queste letture, matura in lui la convinzione che la dottrina giusta, la verità. Apprende che Dio non può essere che uno, e di natura spirituale. Capisce che l’ uomo, nella realtà più profonda non è materia ma spirito.
Alcuni apologisti (Apologetica :discorso pronunciato da Socrate in propria difesa) sostenevano che ci fossero tra la cultura greco, pagana, classica e cristiana delle affinità, dei rapporti di continuità, altri li negavano per esaltare soprattutto l’ assoluta novità del messaggio evangelico.
Doveva esserci sì un uomo sapiente che conoscesse il mondo pagano, la filosofia antica, ma che allo stesso tempo conoscesse altrettanto bene il cristianesimo, che da una parte conoscesse il mondo e dall’ altra il superamento di questo. Questa persona è proprio S. Agostino.
Il cristianesimo ha bisogno di giudicare ciò che era venuto prima dell’avvento di Cristo, come una sorta di preparazione al Cristianesimo.
Ci voleva un uomo eccezionale, capace di vivere sia la vita pagana che quella Cristiana.
La conversione al cristianesimo è per Agostino una lenta maturazione spirituale. Di ciò ne parla nelle sue confessione, ad un certo punto dice anche di aver sentito una voce interiore che lo invita a leggere il vangelo, dove trova una frase significativa, un invito a non assecondare la carne, ma abbandonarsi s Gesù Cristo.
A livello spirituale sapeva che la risposta di tutto era il cristianesimo, ma allo stesso tempo non voleva abbandonare i suoi vizi, il dissidio interiore. Dopo questa lettura però il suo cuore decise di accogliere il Cristianesimo e la sua vita cambia completamente. Agostino si considera cristiano (quello che sua madre aveva sempre chiesto nelle sue preghiere).
Ne approfitta per risolvere la sua scandalosa situazione familiare (non sposato).
Rimanda la donna tunisina al suo paese e sposa una ragazza aristocratica di Milano.
Dopo la sua conversione al cristianesimo decide di abbandonare il suo lavoro di rettore per dedicarsi completamene alla religione. Ecco allora che si ritira nella sua villa con pochi amici, riceverà insieme al figlio il battesimo da S. Ambrogio e fa voto di castità.
A soli 17 anni muore il figlio e quindi decide di tornare in Africa.
Durante il viaggio di ritorno muore anche la madre, si trasferisce a Tagaste per realizzare i suoi progetti di vita religiosa e vende tutti i beni, il ricavato lo distribuisce ai poveri. Nel 391 diventa sacerdote e fonda l’ordine degli agostiniani.
Nel 396 viene eletto vescovo, ultimi 36 anni della sua vita a un intensa attività di predicazione e lotta contro le eresie.
Nel 410 i visigoti di Alarico saccheggiano Roma, vengono imputati di questa rovina i cristiani che non riconoscevano l’imperatore come massima autorità.
Allora Agostino capisce di dover prendere posizione e comincerà a stendere a favore dei cristiani l’opera De civitati Dei (la città di Dio).
Dopo saccheggio molti profughi si dirigono sulle coste dell’ africa. Tra questi c’è un monaco cristiano, Pelagio, eretico. Sosteneva infatti che il peccato originale non ha nessuna incidenza sugli uomini, l’uomo può liberamente scegliere se fare il bene o il male.
Agostino scriverà una serie di opere contro le eresie pelagiane e alla fine nel 429 arriva questa ondata di Vandali in Africa, bruciano tutte le chiese cristiane, e agostino rimane vittima di un assedio, morendo nel 430.
Conosceva bene lo scetticismo per esperienza personale, e scrive la sua prima opera contro la controversia accademica. Critica lo scetticismo prendendo in considerazione tre argomentazioni fondamentali: lo scettico non potrà dubitare delle verità matematiche; non potrà dubitare neanche dei principi della logica, non confutabili; paradossalmente lo scettico è proprio colui che dice che non esiste nessuna verità ma a ben guardare ci dimostra l’esistenza della verità: se dubita di tutto non può dubitare che sta dubitando “se fallor sum” (se mi inganno sono).
Se non fossi nulla non potrei dubitare, dubita un essere qualcosa che esiste. Gli animali a differenza dell’uomo non dubitano. Quest’ultimo ha una mente consapevole di se stessa in grado di verificare la validità delle proprie tesi: la coscienza o anima. L’uomo ha una spiritualità.
Per Agostino anche la materia è stata creata da Dio, (per potino no), quindi la materia e lo spirito sono entrambi creati da Dio.
Unicità di Dio e ciò che Dio ha creato è perfetto, perfezione della creazione.
Strettamente connessa con la questione dell’origine del mondo è la questione del divenire, perché l’obbiezione, dubbio importante: come mai si conciliano l’idea della creazione con la constatazione che il mondo perfetto creato da Dio continua a divenire, a cambiare. Sant'Agostino assume posizione innovativa, distingue:
1. creazione originaria
2. creazione delle ragioni seminali, cause di tutte le cose, di ogni futura evoluzione, programma di tutte le cose, tutto quello che sarebbe stato e ancora non è. Creazione in svolgimento: cioè non c’è solo l’atto iniziale ma c’è anche una creazione dinamica, in svolgimento, in evoluzione. Questa creazione che si esplicita nel tempo viene chiamata provvidenza (attuazione delle ragioni seminali).
Il mondo ordinato è bene, c’è di fondo un ottimismo metafisico nel considerare la natura, al quale fa da sfondo un pessimismo antropologico, c’è una sola cosa che non partecipa a questa perfezione: l'uomo. In principio Dio lo aveva creato perfetto (Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza) ma poi l’uomo per una sua libera scelta (peccato originale) ha deciso di istigare dio in un atto di superbia.
Il male: da dove viene il male? Non può venire da Dio.
Esistono tre tipi di male:
1. metafisico, esiste un principio assoluto contrapposto al bene.
2. male fisico, morte, dolore, malattia.
3. male morale: peccato.
Comunque lo intendiamo il problema del male esiste. Come conciliare il male con la bontà, l’onnipotenza di Dio.
Plotino introduce agostino all’unicità di dio, plotino aveva parlato di irrealtà della materia.
Per agostino il male non è un vero essere, perché è mancanza di bene, di Dio.
Propriamente il male non esiste in linea con l’ottimismo metafisico. Quindi se fosse una sostanza e cioè fosse uscito dalle mani di dio dovrebbe essere bene.
L’errore sta nell’attribuire al valore di essere delle condizioni di privazione dell’essere.
L’uomo non può combattere il male da solo infatti, ha bisogno della grazia di dio, da soli non possiamo compiere il bene e non avremo bisogno di Dio.
Per agostino è presente in noi una cattiva volontà.
Chi compie il male cede alla propria condizione peccatrice, imperfetta, limitata caratterizzata dalla distanza da Dio. Per questa ragione chi fa il male potrebbe non rendersene conto perché agisce la cattiva volontà, quindi la radice del male è la cattiva volontà.
La cattiva volontà è la causa deficiente infatti la sua non è un’azione ma una defezione (mancanza di essere).
La causa del male è la cattiva volontà. Il male fisico potrebbe essere la conseguenza di un vizio, (diventato abituale in noi). Il male fisico può anche essere una prova che dio ti dona per verificare la tua fede (virtù), e quindi si tratta di un significato positivo della sofferenza cioè può essere in te un esponente di salvezza.
Il male è il peccato, c’è in noi la possibilità, facendo il peccato, di degenerare, l’uomo è imperfetto per natura. Il peccato si presenta in noi innanzi tutto sottoforma di superbia (peccato originale), volontà di mettersi allo stesso livello di Dio, volontà di non voler dipendere da qualcuno, accettare la condizione creaturale significa accettare che qualcuno ti ha generato: equipararsi a Dio - peccato.
Eresia pelagiana: Pelagio si fa portatore di una dottrina eretica che non riconosce la validità del peccato originale, impossibile che dio abbia condannato tutti gli uomini per la colpa di un solo uomo. Avendo Cristo vinto la morte deve aver vinto anche il peccato originale, uindi ha annullato la colpa originaria e oggi qualunque individuo quando nasce si trova nelle condizioni di adamo prima del peccato. Quindi l’uomo può scegliere di fare il bene o il male liberamente, la sua è una scelta di libero arbitrio poiché non sono libero se su di me già grava il peccato originale. Liberi di scegliere tra bene e male.
Se su di noi agisse ancora il peccato originale saremo predisposti per il male e non saremo liberi, e quindi verrebbe a mancare la nostra responsabilità. Ogni uomo è l’artefice unico del proprio destino spirituale e opera una scelta incondizionata tra bene e male.
Per pelagio non serva la grazia di dio, non è un fattore essenziale per la salvezza perché l’uomo da solo può farlo.
Per agostino pelagio sostiene che possiamo fare a meno di dio, è tutto basato sulle tue capacità dio non centra.
Agostino contrario al pelagianesimo e sostiene che l’uomo è peccatore e non può cavarsela senza la grazia di dio.
L’uomo può salvarsi grazie all’intervento della grazia divina.
Agostino dagli scritti pelagiani vuole sollevare tre questioni:
1. peccato originale
2. libertà
3. grazia di Dio
Il peccato originale è presente e opera in noi. Volere il bene non è una condizione sufficiente per salvarsi.
Rapporto tra libero arbitrio e grazia divina: ci sono diverse relazioni tra l’uomo e il peccato. Adamo prima di peccare era nella situazione di non peccare e pelagio sostiene che gli uomini si trovano nella condizione di Adamo prima di peccare.
Tutta l’umanità sta nella condizione di colpa derivata dal peccato originale quindi noi non possiamo non peccare.
Se noi riusiamo a fare il bene è per grazia di dio. La vera libertà è possibile solo con l’aiuto di Dio.
L’uomo non è buono perché compie buone opere, se l’uomo opera il bene è per grazia di dio non perché è buono.
Predestinazione divina: non è l’uomo ad essere l’artefice del proprio destino perché alcuni individui godono della grazia divina e altri no, il motivo di questo noi non lo possiamo sapere.
(Volendosi difendere dalla polemica di pelagio, agostino esalta il discorso della predestinazione)
Il male c’è perché noi abbiamo la volontà che a volte è anche cattiva.
Il male è il peccato, possibilità degenerativa perché l’uomo imperfetto per natura, creato perfetto ma a causa del peccato originale diventato imperfetto. Il peccato originale segna la tua natura.
Un’altra eresia il è il donatismo: esponente Donato, fonda un movimento eretico, vescono di cartagine, muore verso la metà del 300.
Le sue idee si diffondono nel nord-africa e queste sue idee andranno a formare una chiesa vera e propria, la chiesa donatista alternativa alla chiesa cattolica ufficiale.
Ci sono così tante adesione al donatismo per cause sociali, quasi tutti gli aderenti appartengono alla classe povera, in cuor loro interessati a questa predicazione perché contestavano e volevano rivoluzionare lo stato romano, cambiare la società e quindi i poveri vedevo una possibilità di affermazione per loro.
Il donatismo si fonda su alcuni principi, i sacramenti non hanno nessuna efficacia se chi li somministra non è una persona moralmente santa, il sacrificio lo fanno dipendere da una persona moralmente santa. Questo ha a che fare con i lapsi(caduti)= cristiani che durante le persecuzioni erano arrivati al punto di abiurare, rinnegare la propria fede per paura della morte.
Donato sostiene che ciò è ammissibile per i fedeli ma non per i sacerdoti, quindi li considera traditori e quindi è escluso che possa ancora tornare a celebrare i sacramenti. Sviluppa una dottrina basata su tre principi:
1. purezza del rito dipende dalle qualità morali del sacerdote.
2. la chiesa non deve tollerare i fedeli che potrebbero essere di cattivo esempio per gli altri. Tutta questa gente deve essere estromessa dalla chiesa. Quindi la comunità della chiesa deve essere formata da martiri, eroi della fede, che non è degno fuori.
3. la chiesa deve assumere una figura di assoluta intransigenza nei confronti dello stato: chi è cristiano non deve prestare obbedienza a nessuna forma di autorità civile.
Agostino interviene aprendo una disputa teologia su questi principi. Sostiene
1. necessità di una chiesa universale e di massa in cui soprattutto i peccatori ne possano far parte. Il peccatore deve trovare conforto in vista della salvezza. La chiesa deve essere aperta a tutti.
2. la chiesa si fa mediatrice attraverso il sacerdote tra il singolo individuo e Dio, interpretare in maniera ortodossa la rivelazione di Cristo. Il singolo non può interpretare da solo le sacre scritture.
3. i sacramenti sono efficaci indipendentemente dalle purezza del sacerdote.
Agostino riprende la questione del donatismo nel

De civitate Dei - La città di Dio
Opera divisa in 22 volumi, la scrive intorno ai 70 anni.
Motivo saccheggo di roma nel 410, visigoti di alarico, evento senza precedenti e scuote tutta l’opinione pubblica. Cristiani responsabili della disgregazione sociale.
Agostino quest’opera è incentrata sul problema della storia, il mondo greco immaginava lo scorrere del tempo in modo ciclico, (stagioni e natura hanno un ritmo), agostino critica questa posizione, sostiene l’idea lineare del tempo storico, perché così come tutto ha avuto un’ origine con la creazione la storia avrà anche una fine, va verso una direzione, ha un senso.
Bisogna leggere la storia in funzione di una provvidenza che si sta realizzando, ago immagina l’esistenza di due città
1. dell’uomo
2. di Dio
l’uomo ha due possibilità d’azione, cioè può lavorare per la città dell’uomo o per la città di dio, queste due città corrispondono a due passioni, atteggiamenti fondamentali:
1. la cupiditas amore di sé portato fino a disprezzare dio.
2. la caritas amore di dio portato fino all’estreme conseguenze cioè il disprezzo di sé, fino ad annullarmi, scomparire.
l’uomo deve scegliere.
Uno è il bene l’altro il male. Ogni epoca, ogni singolo evento è un miscuglio inestricabile di amore, valore o disvalore. Nessuta epoca storica è stata mai dominata da nessuna di questi due singoli mondi, poiché queste due realtà agiscono sempre insieme, interagiscono, su alcuni temi può esserci una coincidenza di interesse tra le due città, per es la pace, temi che hanno un valore sia per il cristiano che per chi non lo è.
Le due città non sono riconducibili ad una specifica istituzione, ma sono qualcosa che alberga in ciascuna anima, coesistono queste due dimensioni e l’uomo è chiamato a decidere tra le due dimensioni. La città terrena ha a che fare con il demonio, l’uomo si lascia dominare dalle passioni.
La città di dio è l’esatto contrario ed è la comunità dei giusti: esiste la provvidenza e chi vive nella città di dio pone le sue scelte, ragioni già in uno sguardo ultraterreno e quindi vive già in prospettiva della salvezza eterna sua, degli atri, dell’umanità. Caritas provvedere ai bisogni del prossimo.
Noi non possiamo sapere guardando le persone dall’esterno a quale città appartengano, non dobbiamo vivere di apparenze, nessun segno esteriore può contraddistinguere quei due tipi di uomo. Sarà dio a giudicare.

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