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La confutazione dello scetticismo e la teoria dell’illuminazione: dal dubbio alla Verità

Contro lo scetticismo, Agostino sostiene che, attraverso il dubbio agisce il pensiero e poiché l’uomo in questo caso si riconosce essere pensante non può negare la propria esistenza ed inoltre per dubitare della verità, si deve in qualche modo già essere nella verità. Quindi, il dubbio presuppone, per sua stessa natura, un rapporto dell’uomo con la verità. Tuttavia pur essendo nella verità, l’uomo non è, lui stesso, la verità, ma è un semplice ricercatore della stessa poiché mutevole e imperfetto. Poiché la Verità trascende l’uomo, essa non è mai pienamente posseduta ma rimane sempre un mistero, che in questa vita non è dato svelare, ma solo riconoscere e amare. Dio illumina la conoscenza umana tramite le idee che infonde nella sua intelligenza e l'uomo può pertanto ritrovare Dio nella propria coscienza, (dal lat. Conscientia, deriv. di conscire, “essere consapevole”) ossia quel rapporto interiore dell’anima con se stessa che, per il suo carattere immediato e privilegiato costituisce, per l’uomo, la conoscenza più certa. La cosiddetta “Teoria dell’Illuminazione” di Agostino sostiene infatti, che l’uomo non essendo e non possedendo per se la verità, la riceve da Dio il quale simile a una vivida luce «illumina» la nostra mente permettendole di apprendere. Come Platone (teoria della reminiscenza) quindi, egli ritiene che nell’uomo esistano delle verità o dei criteri giudizio che non possono derivare dalla mutevole percezione dei sensi, ma mentre in Platone tali verità derivavano dal mondo delle idee, Agostino con la teoria dell’illuminazione, li fa provenire cristianamente da Dio in base al principio che la verità immutabile non è la ragione, cioè l’uomo, ma è la legge della ragione (afferma implicitamente un certo innatismo = processo deduttivo).

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