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Filosofia medievale: opinione

La filosofia medievale è la parte della filosofia cristiana in cui la chiesa tentò di far comprendere il significato della Rivelazione e di chiarirne il messaggio; pertanto l'oggetto della sua ricerca è la religione e quindi, l'uomo, per mezzo della filosofia tenta di avvicinarsi il più possibile alla religione e di comprendere al meglio le verità rivelate da Cristo per raggiungere la salvezza attraverso il binomio fede-ragione.
Alla filosofia medievale appartiene la "scolastica",in cui si assiste a un'elaborazione culturale del Basso Medioevo durante la fioritura delle università.
Confrontando filosofia greca e filosofia scolastica, condivido maggiormente la seconda, in quanto, non soltanto è comunitaria e aperta a tutti, rispetto alla filosofia greca, che era caratterizzata dalla presenza di un intellettuale circondato da simpatizzanti, bensì preferisce al dibattito storico il dibattito teoretico in cui il problema viene discusso a fondo.
Tuttavia le figure che spiccano in questo periodo sono maggiormente quella di Agostino d'Ippona, Tommaso d'Aquino (fioritura della scolastica) e Guglielmo di Okham (crisi della scolastica); la loro speculazione è improntata per lo più nel dare una risposta al problema del rapporto tra fede e ragione.
S. Agostino rappresenta una delle figure teologiche più importanti, e farà da base per la maggior parte delle idee teologiche e filosofiche del medioevo; egli afferma che fede e ragione non sono in opposizione tra loro,bensì si completano vicendevolmente, in quanto,per mezzo della fede si esercita la ragione e, viceversa, con la ragione si esercita la fede.
Tommaso d'Aquino si trova nel pieno del Medioevo in un contesto più ampio rispetto a quello di Agostino. Rispetto a Sant’Agostino, il suo pensiero risente molto dei cambiamenti storici vissuti: si ha lo sviluppo dei comuni, nascono le Università e la borghesia acquista sempre più importanza. Anche la religione sente di adattarsi ai grandi cambiamenti, cercando di dare una nuova dignità alla ragione che non poteva essere solo individuata con la fede.
Per lui ragione e fede non si incontrano in due rette incidenti come affermava Agostino,bensì la ragione è autonoma e può limitarsi all'indagine razionale e arricchirsi con la fede; quest'ultima non sostituisce la ragione ma la potenzia; tuttavia la loro presenza nell'uomo può solo arricchirlo.
Guglielmo di Okham, contrariamente ai primi due filosofi, "annienta" del tutto le loro tesi definendo impossibile il rapporto tra Verità (fede)e filosofia (ragione) e sminuendo le cinque prove dell'esistenza di Dio illustrate da Tommaso, in quanto secondo lui, Dio, avendo piena libertà, potrebbe cambiare l'ordine naturale di tutte le cose.
Tra essi, condivido maggiormente la tesi tomistica, poiché è quella che si avvicina del tutto alla mia concezione del rapporto che intercorre tra fede e ragione; infatti ritengo giusto che il solo utilizzo della ragione porti alla conoscenza di argomento che riguardano tale campo, con l’uso della fede invece, questo patrimonio può espandersi a conoscenze appartenenti al campo divino; a mio parere inoltre, la sua figura è quella che risalta di più poiché vuole dare maggiore spazio alla figura dell’uomo ed è per questo che deciderà di dividere l’ambito della fede da quello razionale (la ragione su un primo gradino di una scala, la fede su un altro).
Ritengo infine che Tommaso sia l’unico tra i tre filosofi colui che, nel presentare la propria tesi, ne dà una giusta risposta distinguendo ed armonizzando il contenuto, permettendoci di avere un quadro ordinato e completo del suo punto di vista.

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