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Guglielmo d’Ockham (Ockham, 1290 – Monaco di Baviera, 1349)

Guglielmo d’Ockham nacque in Inghilterra ed entrò giovane nell’ordine francescano. Studiò ad Oxford, dove subì l’influsso del pensiero di Ruggiero Bacone e Duns Scoto.

La separazione tra fede e ragione

Ockham dichiarando impossibile l’accordo tra la ricerca filosofica e la verità rivelata separa nettamente la ragione dalla fede. Egli sostiene che non si può dare nessuna dimostrazione razionale dei problemi della trascendenza, perché questi superano i limiti dell’esperienza umana. Pertanto la fede non può trovare nessun sostegno nella ragione.
La fede, regolata soltanto dal dogma, ha piena libertà nel campo del soprannaturale; la ragione, regolata soltanto dalle intuizioni sensibili, ha piena libertà nel campo dell’esperienza.

Con questa separazione assoluta, Ockham segna il dissolvimento di tutto il pensiero scolastico, per il quale era fondamentale giungere al mondo della fede attraverso la speculazione filosofica. La scolastica medievale chiude il proprio ciclo storico e la ricerca filosofica sia apre, quindi, alla considerazione di altri problemi, primo tra tutti quello della natura.

Conoscenza intuitiva e conoscenza astrattiva

Ockham afferma che esistono due forme di conoscenza: la conoscenza intuitiva e la conoscenza astrattiva.
La conoscenza intuitiva, data dall’intuizione sensibile, è quella che permette di sapere se una cosa esiste o non esiste, e quali sono le sue caratteristiche e qualità. Su questa conoscenza, trova il suo fondamento la scienza, che però non può essere universale e necessaria (empirismo).
La conoscenza intuitiva può essere perfetta se ha per oggetto una realtà attuale e presente, oppure imperfetta e concernere l’oggetto di un’esperienza passata. Tra la conoscenza intuitiva perfetta e quella imperfetta c’è un rapporto di derivazione, in quanto ogni conoscenza intuitiva imperfetta deriva da un’esperienza attuale.
Inoltre, la conoscenza intuitiva, oltre che di tipo sensibile, può essere di tipo intellettuale. L’intelletto, infatti, può conoscere in modo intuitivo quelle stesse cose singole che sono oggetto della conoscenza sensibile e conosce intuitivamente anche i propri atti e, in generale, tutti i moti immediati dello spirito (piacere, dolore, amore, odio,…).

La conoscenza astrattiva (elaborazione concettuale di segni e nomi), prescinde dall’esistenza o meno delle cose. Essa deriva dalla conoscenza intuitiva perché si può avere soltanto di ciò di cui si è precedentemente avuto una conoscenza intuitiva.
Vi è completa unità tra l’atto conoscitivo e l’anima che lo compie, senza alcuna separazione averroistica dell’intelletto agente.

Il nominalismo e il problema degli universali

Ockham rifiuta la pluralità delle forme e afferma che ogni sostanza è numericamente una e singolare.
La realtà è sempre individuale e gli universali sono soltanto dei nomi o termini, sotto i quali il nostro intelletto raccoglie più entità individuali, che presentano affinità tra loro: «Nell’individuo non c’è nessuna natura universale realmente distinta da ciò che è proprio di un individuo» ; «nessuna cosa fuori di noi è universale». L’universale esiste solo nell’intelletto umano ed è considerato dal filosofo come il segno di una classe di cose particolari.

Logica e linguaggio

Per Ockham, la logica è prima di tutto analisi del linguaggio. Il logico è chiamato a fare due cose:
- chiarire il significato dei termini di una data questione filosofica;
- ridefinire la questione in un linguaggio logicamente rigoroso e controllato.
La logica di Ockham si articola in tre parti dedicate rispettivamente ai termini, alle proposizioni e agli argomenti. La prima parte, in particolare, fornisce una classificazione generale dei termini, dei loro significati e delle loro proprietà logiche fondamentali.

Tra le proprietà dei termini, due sono rilevanti per la logica: la significazione e la supposizione.
La “significazione” esprime la relazione semantica che un termine del linguaggio ha con i suoi riferimenti extralinguistici. Tale proprietà inerisce al termine in modo assoluto, ossia prescinde dal fatto che tale termine occorra o meno in un enunciato.
La “supposizione” è, invece, la funzione di segno ed è per il filosofo la dimensione semantica dei termini delle proposizioni. Gli oggetti a cui la supposizione si riferisce devono avere un modo di esistenza determinato:
- La supposizione materiale è l’uso che si fa di una parola per indicare la parola stessa: “ ‘Socrate’ ha sette lettere”;
- La supposizione semplice è l’uso di un termine per indicare il suo significato senza però significarlo: “cane è una specie”;
- La supposizione personale si ha quando un termine adempie alla funzione principale di indicare un individuo: “Socrate è un uomo”.
Quando si formulano proposizioni intorno a oggetti inesistenti si ottengono proposizioni false. Ockham, però, non nega che un concetto abbia una realtà mentale, cioè che esista soggettivamente nell’anima. La realtà soggettiva è, come ogni realtà, determinata e singola. L’universalità del concetto consiste nella sua funzione significante, per la quale esso è un’intentio, ovvero un atto intellettuale che tende a una realtà significata. Come intentio il concetto è un “segno” delle cose.
Ockham si preoccupa tuttavia di garantire la validità del concetto, che deve avere una somiglianza effettiva e riscontrabile. Ockham abbandona, così, il criterio platonico dell’oggettività per affermare che il valore del concetto è nella sua genesi: il concetto è «segno naturale» della cosa stessa.
Il rapporto del concetto con la cosa viene da lui spiegato empiricamente con la derivazione del concetto dalla cosa stessa.

La critica della metafisica scolastica

La metafisica di Ockham è sostanzialmente una critica della metafisica tradizionale:
- Sostanza: noi ne conosciamo soltanto le qualità, manifestateci nell’esperienza sensibile. Ma dalla conoscenza delle qualità non possiamo risalire alla conoscenza della sostanza che le possiede, la quale può essere indicata solo negativamente come ciò che non è qualità.
- Concetto di causa: egli insiste nella radicale diversità tra causa ed effetto, per cui dalla conoscenza dell’effetto non si può in alcun modo risalire alla conoscenza della causa. E l’unico fondamento possibile del legame tra causa ed effetto sembra essere l’esperienza, la quale ci dimostra che due fatti sono legati l’uno all’altro in modo tale che quando si verifica il primo, anche il secondo tende a verificarsi.

- Causa finale: il fine costituisce una causa in quanto amato o desiderato dall’agente; ma che il fine sia amato e desiderato non significa che esso agisca effettivamente, in un qualsiasi modo: la causalità del fine è dunque metaforica, non reale.
- Causalità teologica di Dio: gli agenti naturali producono i loro effetti indipendentemente dalla conoscenza di Dio. Gli avvenimenti naturali si verificano in virtù di leggi necessarie, che ne garantiscono l’uniformità ed escludono ogni arbitrio o contingenza.
- Volontarismo teologico: secondo Ockham il mondo non procede dalla volontà misteriosa e sovrarazionale di Dio, ma Dio avrebbe potuto creare il cosmo in modo totalmente diverso e dotarlo di leggi dissimili da quelle vigenti. Siccome il mondo non è stato costruito secondo dei “perché” logici, ai filosofi non resta che prendere atto della realtà così com’è, senza pretendere di spiegarne le ragioni metafisiche. Quindi bisogna sforzarsi di descrivere come avvengono i fenomeni abbandonando la pretesa di capirne l’essenza o il fine.

Il pensiero politico e religioso

Secondo Ockham il compito principale dello Stato è quello di mantenere l’ordine, favorire il progresso e comminare sanzioni e pene ai trasgressori delle leggi. Per fare ciò, lo Stato deve contare esclusivamente su se stesso. Rifacendosi a una sorta di relativismo storico, il filosofo ritiene che le forme dello Stato, le sue strutture e le sue leggi vadano istituite volta per volta a seconda del momento e delle situazioni. I governanti devono lavorare in vista del bene comune. Nel complesso, l’ideologia di Ockham è un’ideologia politica moderata, che si fonda sull’enorme valore attribuito dal filosofo alla libertà individuale.
Ockham condusse per tutta la vita una strenua lotta contro il papato e il pensiero scolastico. Sostenne le tesi dei re di Francia e degli imperatori affermando l’indipendenza dello stato rispetto alla Chiesa e, addirittura, la tesi rivoluzionaria della supremazia del potere laico su quello ecclesiastico.
Come l’amico Marsilio da Padova, autore del Defensor Pacis, Guglielmo d’Ockham sostenne l’indipendenza dello stato rispetto alla Chiesa, perché compito dello stato è la felicità degli uomini sulla terra e non nella vita futura. Affermò pure che lo stato deve organizzare la vita religiosa, perché i suoi aspetti organizzativi riguardano la comunità.
Secondo Ockham la Chiesa è una libera comunità di fedeli ed in virtù di ciò il filosofo combatte il papato avignonese perché un papato che tende ad esercitare un potere politico assoluto appare al filosofo come la negazione dell’ideale cristiano della Chiesa. Ockham difende il potere imperiale ed esclude ogni autorità del papato sull’impero, ammette sostanzialmente la teoria dell’indipendenza reciproca dei due poteri. Il filosofo riconosce, tuttavia, un certo potere dell’impero sul papato per ciò che riguarda l’elezione del papa.

Il rasoio di Ockham e il metodo della conoscenza

Il cosiddetto “rasoio di Ockham” o “principio di economia” è un’affermazione metodologica fondamentale che sta alla base della logica di tutto il pensiero del filosofo: è dannoso e inutile moltiplicare gli enti, creando realtà in sovrannumero rispetto a quelle da spiegare.

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