Antois di Antois
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L’età tardo-antica e Plotino

L’età tardo-antica

Con la fine dell’Ellenismo la conquista dell’Egitto da parte di Roma è completa e l’impero Romano espande la sua influenza connotandosi come una grande entità politica. Nell’età tardo-antica però l’impero Romano comincia a decadere, entrando in una crisi spirituale e dei valori che si riflette nell’esigenza di trovare dei nuovi modi di porsi di fronte alla realtà. Il tardo antico è l’età dell’aspettazione, del concetto di nuovo che gli uomini identificano nel Messia (colui che dovrà portare nuovi messaggi di rinnovamento spirituale e che permetterà il passaggio tra le due fasi). Questa esigenza del nuovo si riflette nella diffusione di differenti confessioni religiose che costituiscono lo strumento tramite il quale l’uomo può raggiungere l’equilibrio. Oltre al cristianesimo, l’età tardo antica vede lo sviluppo di movimenti religiosi quali lo gnosticismo e il manicheismo.
- lo gnosticismo è un movimento che propugna un sapere accessibile solo a pochi: oggetto di tale sapere è la credenza del fatto che il mondo materiale sia il prodotto di una degenerazione degli esseri inferiori da un principio assoluto (di cui una caratteristica fondamentale è l’unità); inoltre non ritiene che il mondo sia stato creato da Dio mediante un atto libero e volontario;
- il manicheismo è invece un movimento religioso fondato dall’intellettuale persiano Mani e considera il mondo come animato dalla lotta tra due principi: luce e tenebre, che tentano di prevalere l’uno sull’altro. La luce è simbolo del bene, mentre le tenebre simboleggiano il male. La lotta tra bene e male si svolge anche nell’interiorità della nostra coscienza. Il bene rappresenta l’anima (e quindi la ragione), mentre il male rappresenta il corpo (e quindi. la materia). Poiché il corpo è la prigione dell’anima, si pratica un ideale di vita ascetico e preparatorio per l’anima.

Gli uomini tentano di porre rimedio alla confusione spirituale ricorrendo a pratiche quali la magia, l’astrologia e la teurgia (idea in base alla quale poter mettersi in contatto con il divino per risolvere i propri problemi).

Biografia di Plotino

Plotino nasce a Licopoli, Egitto, tra il 202 e il 205 a.C.: ebbe una vita travagliata poiché fu coinvolto in vicende militari legate all’imperatore Gordiano III; si recò in Asia e, dopo essere rientrato, si spostò a Roma, dove fondò un circolo filosofico aperto anche alle donne in cui discuteva riguardo ai dialoghi platonici. Egli non comunicava le sue lezioni, ma discuteva commentando i contenuti di Platone e in tal modo sviluppava la sua personale filosofia. Fondò in Campania la città di Platonopoli, ovvero l’utopica città che Platone tentò di realizzare. Tutti gli scritti furono raccolti da Porfirio e prendono il nome di “Enneadi”.

L’uno

Il pensiero di Plotino è legato alla trascendenza, ma è differente da quello di Platone. Secondo Plotino il principio è l’“uno”: si tratta di un principio trascendente poiché vive in una realtà sovrasensibile che produce la realtà sensibile per “generazione” o “emanazione”. L’uno viene visto come un grembo materno, che contiene gli esseri, i quali, facendo una pressione sempre più forte, traboccano dall’uno e si propagano per emanazione. L’emanazionismo si contrappone alla teoria ebraico-cristiana della creazione del mondo da parte di Dio. L’uno può essere definito in maniera negativa, poiché si può dire di esso ciò che non è e non si può attribuirgli alcun carattere concreto. Esso non ha forma, non ha parti, non si può dire se è mobile o immobile. Esso è però infinito: ma l’infinito che per Aristotele esprimeva incompiutezza, per Plotino esprime illimitatezza di potenza. L’uno si identifica anche con il bene. Gli esseri che procedono dall’uno costituiscono vari gradi gerarchici che prendono il nome di ipostasi e sono l’uno stesso, l’intelletto e l’anima.
L’intelletto è lo spirito che promana dall’uno. L’ipostasi successiva è quella che Plotino chiama anima del mondo. Al di sotto vi è la materia, che non è un’ulteriore ipostasi ma il limite più basso. Ogni ipostasi, ad eccezione dell’uno, ha un movimento doppio di scissione, poiché l’intelletto da un lato guarda verso l’uno (con il primo movimento) e dall’altro verso l’anima del mondo (con il secondo movimento). A sua volta, l’anima del mondo guarda da un lato la perfezione dell’intelletto e indirettamente dell’uno e dall’altro lato la materia che si trova al di sotto di essa. La materia è privazione dell’essere, e tutto ciò che è materia implica l’idea del male.
L’intelletto ha dei limiti, che sono connessi al movimento di scissione che gli è proprio: questi limiti, che impediscono che l’intelletto sia la prima ipostasi e non la seconda, sono legati al fatto che l’intelletto non può pensare l’uno come una unità assoluta, come una sostanza semplice, poiché, essendo caratterizzato da questa scissione, pensa sia all’uno che all’anima del mondo e riesce a pensare l’uno come scisso in tante idee. Questo limite riguarda il problema affrontato da Platone nel Parmenide: quando l’idea cerca di partecipare delle cose, rischia di frantumarsi e così anche l’intelletto si scompone in diverse idee.
Le idee di Platone erano delle regioni extra-mentali, mentre per Platone l’idea è il contenuto del nostro pensiero. L’intelletto ha un carattere comune con il dio aristotelico ed è pensiero di pensiero.
L’anima del mondo è l’ulteriore elemento di connessione tra il pensiero di Plotino e la prospettiva di Platone. L’anima si pone come potenza attiva e ordinatrice ed ha la funzione di plasmare l’universo fisico (per tale motivo è considerata “vita”).
La materia rappresenta il limite più basso, è privazione dell’essere e può essere definita per via negativa. Si tratta del livello estremo di degradazione e quindi è mancanza di ciò che è. La materia è male, in quanto è il limite ultimo della scala degli esseri. Un male che però non si identifica come contrario di bene, ma come non-essere. Tuttavia nella materia esistono elementi che rimandano al soprasensibile: nel mondo sensibile sono presenti le anime degli uomini (che devono percorrere un processo salvifico per staccarsi dal corpo) e anche le ragioni seminali del mondo.

L’estasi mistica e le sue tre vie

Attraverso il concetto di anima individuale, Plotino teorizza l’idea di ascesi: ad un certo punto del loro percorso le anime degli uomini hanno nostalgia dell’uno e avvertono una condizione di spaesamento. L’anima si sente disorientata e senza alcun punto di riferimento poiché è costretta a vivere in un mondo di pura materia, in particolare all’interno di un corpo che le provoca un senso di impotenza. L’anima per risolvere questa condizione di spaesamento deve compiere un processo di risalita verso l’uno. L’approdo di tale processo di risalita dell’anima è caratterizzato dall’estasi mistica (particolare stato fisico definito come una soprarazionale immedesimazione dell’anima con l’inesprimibile che è l’uno stesso), e consiste nella fuoriuscita dell’anima da se stessa che ha come scopo la fusione amorevole dell’anima con quel principio unitario dal quale si era originata l’anima. L’estasi mistica è uno stato che ha a che fare con la vita concreta, ma non riguarda la morte o la separazione dal corpo. Alcuni ritengono che Plotino raggiunse per ben tre volte questo stato. L’anima deve seguire le tre vie dell’estasi mistica (arte, amore, filosofia) con lo scopo di rendersi il più possibile aliena da condizionamenti corporei:
- l’arte non è imitazione della realtà ma si rifà alla vita dell’uno, poiché esprime la sua intellegibile armonia, e contemplandola l’uomo compie un passo verso la perfezione dell’uno; riguardo la musica, se invece di fermarsi ai suoni, limitandosi ad un ascolto superficiale, l’uomo va oltre, riesce a cogliere l’armonia intera della melodia e a raggiungere una condizione superiore;
- L’amore per la bellezza avvicina l’uomo alla perfezione dell’uno; l’anima non deve fermarsi però alla bellezza corporea, ma deve raggiungere quella suprema (come nel Fedro platonico);
- La filosofia è la parte dell’anima con cui riusciamo a pensare l’uno;
Nonostante l’estasi è un qualcosa di irrazionale, le vie per raggiungerle sono razionali.

Plotino non cita mai il cristianesimo poiché, nonostante il suo rapido diffondersi, egli non ne condivideva gli assunti di fondo. Ha in comune con il cristianesimo l’idea dell’esistenza di un principio che sia trascendente rispetto al mondo sensibile e la valorizzazione ontologica dell’anima rispetto al corpo, mentre le principali differenze riguardano la creazione del mondo (alla “creatio ex nihil” del Dio cristiano si contrappone l’emanazionismo anticreazionista dell’uno) e l’anima (che secondo la religione cristiana si salva mediante la fede, le opere buone e la volontà divina; mentre per Plotino è autonoma in quanto compie da sola il percorso ascetico verso l’uno mediante le tre vie).

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