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La vita e le opere

Agostino nacque a Tagaste. Aveva un temperamento ardente, insofferente ai freni e ebbe, nella fanciullezza, una vita disordinata, durante la quale però studiò i classici e si occupò della grammatica. Grazie all’Ortensio di Cicerone, Agostino decise di dedicarsi alla filosofia. Aderì alla setta dei manichei e insegnò a Cartagine, tra amori di donne e amicizie di cui si pentì in seguito. Leggendo "Sulle Categorie di Aristotele" si creò alcuni dubbi sul manicheismo, che neppure Fausto, il più famoso dei manichei, seppe risolvere.
Decise di recarsi a Roma per trovare una scolaresca meno turbolenta, ma, deluso, si recò a Milano, dove insegnò retorica. Qui, grazie all’influenza della madre, si liberò del materialismo a cui era legato. Dopo il suo ritiro, cominciò a scrivere le sue prime opere: "Contro gli Accademici", "Sull’ordine", "Sulla beatitudine", "Soliloqui".

Dopo la morte della madre Agostino visse per la ricerca della verità e fu ordinato sacerdote a Tagaste e poi vescovo di Ippona.
Dopo il sacco di Roma Agostino compose "La città di Dio". Le sue opere principali sono le "Confessioni".

Ragione e Fede

Agostino, nei Soliloqui, afferma di voler conoscere Dio e l’anima. Cercare l’anima vuol dire cercare Dio; ragione e fede sono unite e collaborano per rafforzarsi. Ciò si sintetizza nella duplice formula crede ut intelligas (credi per capire) e intellige ut credas (capisci per credere). La fede è come la luce che indica il cammino da seguire per credere.

Confutazione dello scetticismo

Agostino afferma che non si può dubitare su tutto, poiché, seppur dubitando dell’ estistenza, dobbiamo esistere. Per dubitare della verità si deve in qualche modo già essere nella verità. Pur essendo nella verità, l’uomo non è la verità, ma può cercarla e scoprire che essa non può essere che Dio. L’ uomo accoglie una parte di verità grazie a Dio che illumina la sua mente permettendole di apprendere.
Cristo è Maestro interiore, Luce, Verità e Vita (dator intelligentiae). Platone faceva derivare le verità dal mondo delle idee, Agostino da Dio. La verità immutabile non è la ragione, ma la legge della ragione. La verità non sta nelle cose, ma nell’uomo che giudica. Rinserrarsi dell’esistente in sé stessa è la via maestra per giungere all'apertura verso l’Essere e l’Assoluto.

Dio come Essere, Verità e Amore

L’ uomo cerca in Dio l’interiorità della propria coscienza. Dio è per lui Essere e Verità, Trascendenza e Rivelazione, Padre e Lògos. Se le prime due persona della Trinità si manifestano all’uomo che ricerca, lo stesso vale per lo Spirito Santo che è Amore. Amore e Verità sono congiunti, perché non ci può essere amore se non per la verità e nella verità. Non è amore quello che non ama nessuno: chi ama Dio deve amare il prossimo. L’amore fraterno non solo deriva da Dio, ma è Dio stesso.
Si arriva così a domandarsi cosa si ami alla pari di Dio. Se l’ uomo non cerca sé stesso, non può ricercare Dio.
La ricerca si forma sulle determinazioni della trascendenza divina. L’uomo non può cercare la verità se la trascendenza non lo chiama a sé. Non si può riconoscere Dio come Amore se non si ama; amare l’Amore significa amare e non si può amare altro che l’uomo.

La struttura trinitaria tra l’uomo e il peccato

Nella natura dell’uomo vi è intrinseca la ricerca di Dio, che è Eternità, eterna Verità e vero Amore.
Nell’uomo vi è una struttura trinitaria che lo fa essere in minuscolo ciò che Dio è in maiuscolo. L’uomo è, conosce e ama, come dio è Essere (Padre), Intelligenza (Figlio) e Amore (Spirito Santo). L’uomo è composto di tre facoltà:
- memoria che è l’esistenza;
- Intelligenza;
- Amore.
Costituiscono un’unica realtà che funge da immagine impari della trinità divina. Se l’uomo si allontana dall’essere, pecca. Dio dà solo la possibilità di rapportarsi a lui, sta all’uomo decidere.

L’uomo è vecchio, esteriore e carnale, ma può anche essere nuovo, interiore e spirituale. Ogni uomo, per natura, è vecchio, ma deve rinascere alla vita spirituale. Si può vivere sia secondo la carne che secondo lo spirito.
L’unica scelta autentica è quella con cui l’uomo decide di aderire all’essere. Il peccato è la superbia della volontà. Il peccato è rinunci a ciò che è sommo per adattarsi a ciò che è inferiore.

Il problema della creazione e del tempo

Dio ha creato tutto attraverso la Parola che non è quella sensibile, ma il Logos, ovvero il Figlio di Dio.
Questo ha in sé idee, forme e ragioni immutabili, che non costituiscono un nuovo mondo, come l’iperuranio, ma la ragione attraverso cui Dio ha creato il nostro.
L’ordine del mondo è garantito dalle ragioni seminali che determinano la divisione e l’ordinamento delle singole cose.
Dio è l’autore del tempo stesso. Prima della creazione non c’era un primo e non ci si può domandare cosa Dio facesse prima della creazione.
Il tempo è costituito da Presente, Passato e Futuro. Il passato non è più, il futuro non è ancora e il presente trapassa in futuro e passato, non essendo eternità.
Ma noi possiamo dire se il tempo è breve o lungo e lo misuriamo attraverso l'anima: conserviamo la memoria del passato e attendiamo il futuro, il presente trapassa in un istante.
L’uomo deve dare importanza al presente. Dio non ha passato e futuro, è fuori dal tempo. Il presente è il tempo dell’ attenzione.

La polemica contro il manicheismo e il problema del male

Agostino, in un primo periodo, si affianca al manicheismo, che ammetteva due principi opposti: il Bene e il Male che erano in lotta tra loro. Ma poi si accorge che questa teoria è insostenibile, poiché arriverebbe a corrompere Dio: il male potrebbe nuocergli e quindi subirebbe un'offesa, oppure potrebbe non nuocergli e quindi sarebbe inutile la lotta.
Agostino usa uno schema neoplatonico secondo cui il male è una forma di non essere del bene.

Essere e bene coincidono. Il male è privazione di Bene. Il male non ha una realtà propria. Un male assoluto sarebbe un non essere assoluto e non potrebbe esistere. Il male quindi è carenza o privazione di bene. Dunque si può sostenere che Dio non crea il male, ma solo il bene, di cui il male è una sorta di parassita.

Anche se il male non può sussistere da solo, vi possono essere mali fisici o morali. Utilizzando schemi stoici e neoplatonici, il filosofo sostiene che i mali di natura:
• o derivano dalla struttura gerarchica dell’universo, il quale richiede sia esseri superiori che inferiori;
• o fungono da elementi necessari per l’armonia cosmica, come le ombre sono necessarie in un quadro per mettere in risalto le luci o come le pause sono fondamentali nella melodia.
Anche i mali fisici che affliggono l’uomo sono la giusta pena per il peccato originale.
Il male morale risiede nel peccato, che consiste nella deficienza di volontà, che rinuncia a Dio.
Possiamo affermare che secondo Agostino il male non esiste, poiché o è parte di un ordine cosmico che globalmente è un bene, oppure è dovuto all’uomo.

La polemica contro il pelagianesimo

Il punto di vista di Pelagio spiega che il peccato di Adamo è solo un cattivo esempio e non toglie all’uomo la possibilità del bene. Pelagio pensava che l’uomo potesse operare virtuosamente senza bisogno della grazia divina. Ma ciò rendeva inutile l’opera di redenzione di Cristo. Agostino spiegò che l’errore di Adamo riguardava l’umanità che era una massa di dannati. Fu indotto a difendere il traducianesimo, secondo cui l’anima viene trasmessa di padre in figlio. Così si arriva a una visione pessimistica e gli sembrò che Dio predestinasse solo alcuni uomini alla salvezza. La volontà è libera solo quando non è al servizio del peccato.

Adamo poteva non peccare, l’ uomo, ora, non può non peccare. L’individuo può vincere il peccato solo con la grazia divina.
Ai beati è data una nuova libertà: non poter peccare. Il non poter peccare è un dono divino ed è la totale liberazione dal male.

Libertà, grazia e predestinazione

La grazia divina è determinante o no per la salvezza dell’ uomo?
• è determinante, il che significa che le disposizioni che porteranno l’uomo alla salvezza dipendono da Dio;
• Non lo è, nel senso che la concessione data da Dio non è sufficiente a determinare la salvezza.
Il pensiero agostiniano si divide in due esigenze opposte: Dio concede a tutti la grazia sufficiente alla salvezza, pur lasciando a tutti la possibilità di perdersi, oppure la grazia è concessa solo ad alcune anime predestinate ab aeterno alla salvezza. Se Dio fornisce la grazia a qualcuno è bontà, se non lo fa con gli altri, è giustizia, in quanto l’umanità è composta da una massa di dannati.

La città di Dio

Ne "La città di Dio", Agostino afferma che la storia dell’umanità è dominata dall’alternativa tra il vivere secondo la carne o secondo lo spirito. Questa si basa sulla lotta tra due regni: della carne e dello spirito, la città terrena/del diavolo e la città celeste.
Nessun periodo storico è dominato dalla prevalenza di una delle due città, mescolate insieme dall’inizio alla fine della storia umana. Solo interrogando sé stessi si capisce a che città si appartiene. Agostino divide sei epoche storiche sulla base dei sei giorni della creazione: la prima va da Adamo al diluvio universale, la seconda da Noè ad Abramo, la terza da Abramo a Davide, la quarta da Davide alla cattività babilonese, la quinta fino alla nascita di Cristo e la sesta dalla prima venuta di Cristo al suo ritorno alla fine del mondo.
Accanto a questa divisione, notiamo tre periodi: nel primo gli uomini vivono senza leggi, nel secondo sotto le leggi, nel terzo sotto la grazia divina. Il libro VIII è dedicato alla filosofia pagana, soffermandosi su Platone che aveva riconosciuto l’unità del divino, ma non aveva adorato Dio e aveva ammesso il politeismo.

Nella filosofia greca verità e puro essere stavano per loro solo in ciò che permane sempre identico, senza pensare al passare del tempo e al divenire, che riguardava solo un mondo superficiale. Sia l’accadere naturale che umano era visto in modo circolare, mentre il cristianesimo ha un visione lineare, in quanto Cristo ha sofferto solo una volta sulla croce. Il cristianesimo inoltre perviene all’idea di un’unica storia universale e si approccia alla storia come una totalità dotata di significato e corpo.

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