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Ambrogio (Treviri, 339-397): gli Inni

Vita. Ambrogio nacque verso il 340 da nobile famiglia romana a Treviri, in Germania. Educato a Roma, diventò governatore dell'Emilia e della Liguria nel 370. Nel 374, fu acclamato vescovo dal popolo. Ambrogio fu molto attento ad evitare ogni ingerenza del potere imperiale nelle questioni ecclesiastiche, ritenute superiori. Entrato a far parte del consiglio dell'imperatore Graziano, nel 380 lo persuase a decretare il cristianesimo religione di Stato, facendo proibire i culti pubblici pagani.
Morto Graziano nel 383, Ambrogio dovette scontrarsi con la reggente Giustina, ariana, che nel 385 impose la costruzione di una basilica ariana per un nuovo vescovo: Ambrogio, assediato nella cattedrale con i fedeli, fece recedere l'imperatrice dai suoi propositi. Nel 390 Ambrogio costrinse il nuovo imperatore Teodosio a fare pubblica ammenda per il massacro di 7000 abitanti di Tessalonica. Da quest'episodio scaturì un saldo legame tra i due, che collaborarono fino alla morte di Teodosio nel 395: Ambrogio morì due anni dopo.

Opere esegetiche: Exameron: divisa in 6 libri, sui 6 giorni della creazione; Expositio in Lucam: in 12 libri, commenta il 3° Vangelo con impostazione allegorica, ricavando princìpi morali per la vita cristiana.
Opere pastorali: De officiis ministrorum: in tre libri, è diretto al clero ed individua i doveri dei ministri del culto; De virginibus, De virginitate, Exhortatio virginitatis: rielaborazioni di prediche sulla verginità, vista come esempio perfetto di consacrazione a dio e purificazione dai peccati.
Opere teologiche: De fide (5 libri), De Spiritu Sancto (3): dogmatiche dedicate a Graziano; De sacramentis: in 6 libri, sul mistero dei sacramenti e sulla loro valenza salvifica.
Epistolario. Una raccolta di 91 missive, documento della sua attività e della sua concezione pragmatica della missione episcopale. Ambrogio è il primo a porre il principio della separazione dei poteri tra Chiesa e Impero e dell'autonomia nelle rispettive sfere d'azione.
Orazioni. Testimonianza della formazione classica di A. e della sua abilità retorica sono le orazioni funebri: De obitu Valentiniani, sulla morte di Valentiniano e De obitu Theodosii.
Inni. Ambrogio avrebbe composto degli inni per rinfrancare i fedeli assediati con lui in Milano dalle ire dell'imperatrice Giustina (386). Dei molti inni tramandati sotto il nome di Ambrogio, quattro sono sicuramente suoi: Aeterne rerum conditor, Deus creator omnium, Iam surgit hora tertia, Veni, Redemptor gentium. Tali inni hanno una struttura di otto strofe di dimetri giambici. Il metro, aderente alle esigenze popolari di ritmo e facilità d'espressione, mostra che gli inni nascono per la vita religiosa quotidiana e sono ispirati a sentimenti veri e semplici.
Considerazioni. A. fu criticato da Girolamo, che ne nota la mancanza d'originalità, dedicandogli poco spazio nel De viris illustribus: “Costui è una cornacchia che si adorna delle piume altrui!”. Va però tenuto presente quanto Ambrogio stesso dice nel De officiis (I 1): “Divenuto vescovo, ho cominciato ad insegnare ciò che neanch'io avevo imparato. Cosicché a me è successo d'insegnare prima di imparare. Quindi mi è stato necessario imparare ed allo stesso tempo insegnare”.
L'opera di Ambrogio, costretto dalla sua funzione di vescovo ad una predicazione assidua, è composta con uno scopo precipuamente pratico e concreto di "missione pastorale". La figura di pastore impegnato rappresentata da Ambrogio si rivela nell'ardente fervore con cui scrive le sue opere, che nascono tutte dal momento concreto e dalla necessità di insegnamento ai fedeli, cui la parola è strumento fondamentale per sorreggere i cristiani nel loro cammino di perfezionamento.
L'opera di A., più che evidenziare un fervore dottrinale o teologico, serve ad identificare il cristianesimo con la romanità, ossia ad unire l'Impero con lo Stato ideale punto d'arrivo della storia della fede - secondo un'ottica che poi ripresa nel provvidenzialismo medievale.

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