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Agostino: nasce a Tagaste (Numidia) nel 35. Il padre un piccolo proprietario agricolo era pagano la madre Monica fervente cristiana. Intraprende i primi studi nella città natale poi a Madaura. Il padre muore nel 371 ma prima si fa battezzare e grazie al sostegno del ricco Romaniano può continuare gli studi a Cartagine. Lì conosce una donna dalla quale avrà un figlio, Adeodato, senza essere sposato. Aderisce al Manicheismo una dottrina fondata dal persiano Mani che presentava la realtà come lotta tra i principi del bene e del male. Nel 373 legge il dialogo ciceroniano L’Hortensius come risposta ai suoi dubbi che provoca in lui un profondo mutamento che lo spinge ad interessarsi della retorica e filosofia. Nel 383 torna a Tagaste dove insegna grammatica e retorica e poi a Cartagine . Insoddisfatto delle scolaresche cartaginesi e soprattutto delle dottrine manichee lascia Cartagine per Roma dove spera di trovare maggiori soddisfazioni professionali.

Non contento della scuola di Roma,per opera di Simmaco,prefetto dell’Urbe,ottiene l’insegnamento di retorica a Milano sede della corte imperiale. Qui conosce il vescovo Ambrogio e diventa assiduo ascoltatore dei suoi discorsi grazie ai quali scopre la possibilità di una lettura allegorica delle sacre scritture. Nel 385 Monica raggiunge il figlio a Milano dove vive con il figlio.
Il 386 è l’anno della conversione ,nonostante l’educazione cattolica ricevuta dalla madre Agostino dopo il manicheismo,passa attraverso lo scetticismo e il neoplatonismo per arrivare all’accettazione di Cristo: a ciò contribuiscono i colloqui con Simpliciano, padre spirituale di S. Ambrogio che gli parla della conversione di Mario Vittorino che Agostino ha conosciuto a Roma ma soprattutto la lettura delle lettere di S. Paolo.
Per motivi di salute lascia l’insegnamento e si ritira a Cassiciaco (Brianza) insieme a Monica ,l’allievo Alipo a fare vita cenobitica (koinos comune e bios vita= comunità di monaci che vivono insieme alla medesima regola esteso ad un gruppo di persone che conducono vita appartata dedicandosi alla meditazione e condividono gli stessi interessi . usato anche con il significato di austero). A questo periodo risalgono i dialoghi filosofici quali Contra Academicos (contro lo scetticismo neoaccademico) , De Vita beata (la felicità che consiste dalla conoscenza di Dio)..
Nella notte pasquale del 387 viene battezzato da Ambrogio insieme al figlio e al suo allievo. In preparazione del battesimo scrive un De immortalitate animae e i primi 5 libri del De musica.
Decide di tornare in Africa per ritirarsi a vita monastica perché il fine ultimo dell’uomo è la contemplazione di Dio e nel raccoglimento è più facile toccare quella verità che abita in interiore homine. Ad Ostia durante l’attesa muore la madre . Prima di imbracarsi per l’Africa Agostino abbozza una serie di scritti con l’intento di chiarire la verità cristiana.
A Tagaste fonda una comunità religiosa dedicandosi alla preghiera e agli studi e compone il De magistro.
Nel 391 viene ordinato sacerdote ad Ippona (Bona in Algeria) e muore il figlio. Nello stesso anno inizia a scrivere il De trinitate . Consacrata vescovo e ausiliario di Valerio si da totalmente al popolo di Dio che gli si è affidato.
Nel 396 muore Valerio e Agostino gli succede come vescovo di Ippona . Muore nel 430.


Le Confessiones: in 13 libri furono composte probabilmente tra il 397-98, non si tratta di un’opera di carattere intimistico e individualisticamente autobiografica ma una storia di travaglio interiore di Agostino che narra i cadi della propria vita che ritiene essenziali per spiegare il suo incontro con Dio.
L’opera ha un valore essenzialmente religioso: agostino confessa ,proclama la sua fede (confessio fei)in un Dio buono e onnipotente che è il solo degno di lode (confessio laudis) da parte dell’uomo peccatore(confessio peccatorum).
Nei primi 9 libri prevale la riflessione sulla vita passata: i primi studi a Madaura e poi quelli a Cartagine, l’adesione e la delusione dell’esperienza del manicheismo, l’interesse per le prediche di Ambrogio a Milano, l’estasi mistica provata a Ostia ,la morte della madre.. mentre negli ultimi 4 manca l’elemento drammatico dell’autobiografia, tuttavia non cambia il carattere dell’opera che resta “confessio ,cioè riconoscimento della grandezza di Dio”.
Esiste però un’unità di fondo tra le due parti: in entrambe l’autore pone in rilievo la presenza di Dio che egli ha sperimentato nelle sue vicende personali che ognuno può intravedere in se stesso o nel mondo che lo circonda. Lo stile è una commistione di linguaggio biblico e lingua letteraria, in cui abbondano le figure retoriche quali anfore, antitesi ,allitterazioni, frequenti sono anche le citazioni dai Salmi e sacre scritture.

Le confessioni sono un genere completamente nuovo nel panorama letterario (con il cristianesimo nasce l’omelia che ha contatti con la diatriba antica storico-cinica, inno in prosa). Testo biblico o letterario?
Consideriamo le Confessioni come un’opera autobiografica nel quadro della letteratura antica.
Questo genere, nel pieno senso della parola ovvero racconto regolare di esperienze personali in prima persona, non è mai stato ampiamente trattato nella letteratura greca/latina. I Greci, infatti, preferiscono considerare l’uomo nella sua acme (all’apice della sua maturazione), l’evoluzione e il processo di maturazione non interessano a loro piace descrivere l’uomo nel suo culmen, in pieno sviluppo fisico e psichico, esso s’interessa all’astrazione che vede nell’individuo piuttosto che la sua individualità (ric. Apollo belvedere),ovvero è preferito il ritratto ideale a quello personale. Questa tendenza all’astrazione induce l’autore a celare la sua personalità al lettore, solo nella poesia (per lo più elegiaca e lirica, vedi Catullo) l’autore sfugge all’occultamento e si disvela.
I Romani invece s’interessano all’elemento individuale ed evolutivo più dei greci, ciononostante l’autobiografia nel senso inteso è stata pochissimo praticata. Alcuni esempi sono i Commentari di Cesare tuttavia scritti in 3 persona.
Solo nei circoli storici l’introspezione individuale conduce a un’analisi psicologica che prepara l’autobiografia spirituale, è il caso dei Ta eis heautón ovvero Colloqui con se stesso di Marco Aurelio.
Ciononostante possiamo affermare che l’autobiografa spirituale è propria del cristianesimo ,dove la conversione come atto libero della persona diviene il punto di partenza del racconto.
L’autobiografia cristiana si sviluppa completamente nel IV sec tuttavia essa si sviluppa contemporaneamente in Oriente e Occidente.
In oriente Gregorio di Nazianzo scrive la sua opera autobiografica “Sulla sua vita” e poco dopo Agostino racconta la storia della sua conversione in prosa nelle “confessioni”.
Gregorio Nazianzo resta più vicino alla tradizione classica e sceglie la forma poetica ,l’elegia, dove l’elemento personale sicuramente è stato più trattato risetto alla prosa .
Inoltre le confessioni sono un canto di lode sulla bontà di Dio ,sulla grazia divina che permette anche un peccatore come Agostino di trovare Dio, le poesie di Gregorio sono un lamento sulle disgrazie della sua esistenza una historia calamitatum che ci ricorda i “tristia” di Ovidio (li scrive in esilio).
Agostino non adotta la forma stilistica dei Salmi e il tono e la forma non sono ellenici come per Gregorio . Confrontando le due opere ci rendiamo conto quanto Agostino sia innovatore, esse sicuramente hanno elementi comuni: entrambe s’ispirano alla tradizione psalmica e l’elemento meditativo sopraffà il racconto; tuttavia Gregorio resta vicinissimo alla tradizione filosofica greca e la sua meditazione antropocentrica mentre in Agostino tutto si dirige a Dio. Ancora Gregorio resta fedele alla tradizione greco come anche la lingua e lo stile, agostino invece risulta fortemente rivoluzionario anche in questo: esso introduce qualcosa di nuovo non tanto perché il libro è nettamente teocentrico a anche perché c’è un sincretismo tra elemento classico e testo cristiano.

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