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SANT'AGOSTINO

Tra il quarto e il quinto secolo avviene il declino del paganesimo e l'affermazione del cristianesimo. Quest'ultimo tenta di riprendere parte della ricerca filosofica greca, ad esempio il tema della ricerca della felicità rileggendo tutto in chiave religiosa con la fede come punto critico. Uno dei primi a fare questo tentativo è Agostino, che lascia una grande impronta nel pensiero cristiano.
E' autore delle Confessioni, importante opera che da vita in occidente a un vero e proprio genere letterario, scritta molto bene perchè Agostino aveva ricevuto una buona educazione. Si tratta di una riflessione biografica, in cui racconta specialmente ciò che ci tiene a trasmettere ai fedeli. Scrive anche opere filosofiche in cui confuta lo scetticismo e la connessione conoscenza, verità, felicità, e opere teologiche, di cui ricordiamo il "De Trinitate".
VITA

Nasce in Algeria figlio di un proprietario terriero che lo avvia a studi storico giuridici e di retorica (strumento con cui gli esperti di dritto esprimevano e convincevano delle loro argomentazioni). In questo tipo di studi il dato di fondo indispensabile era la memoria. Agostino nelle confessioni ricorda negativamente questo periodo "la prima cosa che insegna la scuola è ingannare" veniva lodato quello con più memoria e puniti fisicamente gli altri. La lingua dell'impero era il latino così anche la sua formazione a quella scuola è in latino. Agostino studierà poco il greco, ma non avrà mai le competenze adatte da permettergli un accesso diretto alle fonti: la sua formazione filosofica quindi sarà essenzialmente mediata dal latino.
Ad un certo punto si imbatte in uno scritto di Cicerone per noi ora perduto dall'Hortensius che dice che la vita del saggio coincide con la ricerca della verità. Agostino pensò allora che lo scopo della sua vita dovesse essere appunto la verità. Sua madre, che era cristiana, lo indirizza alla religione, ma nel cristianesimo dell'epoca per entrare nella comunità c'era un cammino da compiere. Come primo atto della sua personale ricerca della verità, legge i testi biblici per cercare risposte alle sue domande. Ha però una reazione di rifiuto, in come lui stesso scrive "li trovo indegni della maestà ciceroniana" in quanto abituato a leggere una prosa alta e raffinata. Inoltre la Bibbia è piena di contraddizioni che il suo orgoglio non gli permette davvero di accettare. Così abbandona la strada delle scritture sacre come via di ricerca.
[s]PERIODO DEL MANICHEISMO[/s]: la ricerca della verità è accompagnata da lui con una domanda "unde malum" "da dove viene il male". Si incontra con alcuni aderenti al manicheismo, forma di religione con una variante cristiana, che si basa sull'opposizione del bene (tutto ciò che è immateriale, l'anima, scintilla divina che si deve liberare della schiavitù del corpo) e del male (tutto ciò che è materiale, i corpi). Aderisce quindi al manicheismo dicendo che questa dottrina lo accontenta poichè libera l'uomo dalla responsabilità del male. E' tormentato dalla sessualità, ciò non significa che la fuggisse, viveva infatti con una concubina da cui avrà un bambino. Il manicheismo indica per i suoi adepti una vita ascetica, respingendo i corpi e quanto vi è annesso. Sempre più convinto della bontà di questo orientamento, lo predica e convince i suoi amici. Comincia poi a porsi delle domande a cui non riesce a trovare risposta. Quando nel 383 si reca a Cartagine uno dei massimi esponenti del manicheismo, Fausto di Milevi, Agostino gli sottopone dei dubbi a cui non riesce a dare risposta. E' in atto un grande cambiamento nella vita di Agostino: si reca a Roma come insegnante e si allontana dagli insegnamenti di Mani per avvicinarsi invece allo scetticismo.
[s]PERIODO DELLO SCETTICISMO: [/s]viene a contatto con dottrine scettiche, che costituiscono una sorta di "medicina della sospensione del giudizio" contro il dogmatismo manicheo. Dopo un anno passato a Roma, in cui le cose non vanno bene come aveva sperato, il prefetto lo sceglie per l'incarico di oratore ufficiale, una sorta di addetto stampa, ed è così che Agostino si trasferisce a Milano, sede della corte imperiale. Simmaco, il pretore appunto che lo sceglie, è preoccupato del grosso potere che ha Ambrogio, vescovo di Milano, che aveva preso disposizioni e tagliato i fondi a tutti i culti pagani, e vuole andare contro alla sua politica. Agostino entra perciò in contatto con l'ambiente cattolico e si confronta con la figura di Ambrogio, proveniente da una famiglia dell'aristocrazia senatoriale, con una buona conoscenza del greco e del pensiero di Protino, considerato la più autentica espressione della filosofia di Platone. I concetti che Agostino riprende da Plotino sono:
⦁ dice che la materia non ha alcuna realtà
⦁ dice che il male non è sostanza, ma un puro non essere
⦁ il concetto di conversione, cammino di conoscenza che va dall'esterno all'interno
[s]CONVERSIONE AL CRISTIANESIMO:[/s] una svolta avviene un giorno era nel giardino della villa imperiale di Milano quando al di là di una siepe sente un bambino che cantilena "prendi e leggi, prendi e leggi" allora apre a caso la Bibbia e legge la pagina che ha sotto agli occhi. Questa voce, da lui interpretata come una voce divina che lo porta sulla strada della fede, da' inizio la sua totale conversione al cristianesimo. pag. 978 Quella che Agostino chiama la propria conversione ci introduce al tema della grazia e della fede come prodotto della grazia.
[s]TEORIA DELLA CONOSCENZA[/s]
Agostino condivide il concetto di Plotino di conversione, per lui la conoscenza si ha tramite questo percorso, che avviene dall'esterno all'interno e si rivolge all'anima perchè al suo interno vi è Dio. Condivide anche il principio di Socrate "conosci te stesso" infatti a una conoscenza della propria anima corrisponde una conoscenza di Dio.
Il cammino della conoscenza mira alla felicità, Agostino è un erede della tradizione eudaimonistica, che identifica virtù e felicità. Tuttavia:
⦁ identifica non più bene, virtù e felicità, ma conoscenza, virtù e felicità anche se è consapevole che la conoscenza non sempre è accompagnata dalla virtù
⦁ il cammino di conoscenza, e quindi di felicità, coinvolge per lui anche la volontà. Una volta conosciuto il bene, sorge in noi il desiderio spontaneo di possederlo, ciò consiste nell'amore per il bene. Instaura una metafora tra mondo fisico e mondo psichico (dell'anima): come gli oggetti pesanti tendono verso il basso, così l'anima tende verso ciò che ritiene essere il bene. Questa gravitazione verso il bene era in realtà già stata formulata da Aristotele, che però non gli da la connotazione affettiva di amore.
[s]CONFUTAZIONE DELLO SCETTICISMO:[/s] fa parte della teoria della conoscenza anche la confutazione dello scetticismo, secondo cui non è possibile conoscere nè conseguire il bene.
1. non è vero che non esistono verità certe, quelle matematiche e geometriche lo sono
2. come sostenevano gli stoici con gli anapodittici, alcune proposizioni sono sempre vere, ad esempio quelle disgiuntive (o piove o c'è il sole)
3. come sosteneva Epicuro, la conoscenza sensibile è imprecisa, ma non è colpa delle sensazioni, queste sono sempre vere nell'ambito della sensazione, mentre i giudizi formulati su di esse possono essere errati
4. argomento autentico di Agostino che precede il "cogito ergo sum" di Cartesio, posso sbagliare ma non posso dubitare del fatto che esisto
Prosegue la trattazione su una linea neoplatonica, sostenendo che la conoscenza è un'operazione propria dell'anima e si articola su due livelli:
⦁ SENSAZIONE: esperienza dell'anima attraverso il corpo, che avviene solo a seguito di un intentio, il tendere verso qualcosa, che attua un'operazione selettiva, scegliendo specifici oggetti di cui avere sensazione tra i tanti che ci circondano
⦁ GIUDIZIO: esperienza dell'anima attraverso l'anima, quando la sensazione diventa giudizio, cioè quando in una proposizione unisco soggetto e predicato, si ha la conoscenza.
Attenzione però è necessario per avere conoscenza conoscere la forma del giudizio (non posso giudicare pesante un oggetto se non conosco l'idea di pesantezza). Le forme del giudizio sono dette rationes aeternae, entità eterne e immutabili che costituiscono il patrimonio ideale con cui conoscere il mondo, ma che necessitano dell'illuminazione di Dio. Dio è la verità comune a tutte le verità, e quindi solo l'anima che comprende Dio può concludere il percorso di conoscenza e arrivare alla verità che ha in sè.
[s]PROBLEMA DEL MALE[/s]
Agostino si era già posto in precedenza la domanda "unde malum" "da dove viene il male" e aveva trovato una temporanea risposta nella dottrina manichea. Ora ne da un'altra di stampo neoplatonico: il male non ha alcuna realtà sostanziale nè ontologica, è solo non essere, una difettività (come la cecità che risulta essere una mancanza della vista, così il male risulta essere una mancanza di bene, il non essere una mancanza di essere).
A distanziare Agostino dai neoplatonici è però la concezione della materia: per loro ha una connotazione negativa in quanto risulta essere il limite della capacità di emanare e unificare l'uno. Per lui ha una connotazione positiva, la materia in quanto creata da Dio è un bene. Ogni cosa però possiede una maggiore o minore quantità di essere e l'agire male, cioè il peccato, si inserisce nel momento in cui l'uomo pone come prioritario ciò che è dotato di un bene minore dimostrando un amor inordinatus. L'uomo è capace di peccare in quanto è dotato di libero arbitrio, il che lo rende simile a Dio nella capacità di scegliere, ma distante da lui in quanto impossibilitato a [s]scegliere sempre il bene.
INTERPRETAZIONE DELLE SCRITTURE[/s]
Interpretare il testo vuol dire orientarsi all'interno di un sistema di signa, che possono essere:
⦁ signa propria, per indicare ciò per cui sono stati concepiti
⦁ signa traslata, per indicare qualcosa di diverso rispetto a ciò per cui sono stati concepiti
I signa sono connessi letteralmente a un oggetto ma sovente allegoricamente ad un altro. Questo porta a due possibili letture del testo (esegesi):
⦁ LETTERALE, come sosteneva la scuola di Antiochia, metodo molto usato dagli interpreti di testi sacri ebraici
⦁ SPIRITUALE, come sosteneva la scuola di Alessandria, di stampo neoplatoneggiante
L'interpretazione delle scritture di Agostino propone un'unione di queste due esegesi. Per lui era necessaria una prima analisi formale del testo, in cui bisognava servirsi di tutte quelle competenze (grammaticali, logiche, storiche...) tipiche della cultura profana, per poi passare a un'interpretazione sulla base della dottrina cristiana. In questo modo egli concepisce un rapporto tra cultura profana e cristiana, cioè tra la sapientia, conoscenza delle cose divine, e la scientia, conoscenza delle cose umane, è dato dalla polarità tra uti (usare qualcosa come mezzo) e frui (godere di qualcosa fine a se stesso). Dato che solo Dio merita di essere amato e goduto come fine a se stesso, tutto il resto deve servire come mezzo per raggiungerlo.
A questo proposito Agostino utilizza la metafora del "furto sacro" di Clemente Alessandrino: gli ebrei che lasciano l'Egitto per recarsi nel deserto portano con se oro e argento. Per l'esegesi questo rappresenta l'abbandono del mondo secolare (l'Egitto) per quello spirituale (il deserto) con i mezzi per la nuova vita (oro e argento).
[s]RAPPORTO FEDE RAGIONE[/s]
La fede è la dimensione del cristiano e la ragione quella dell'uomo educato alla filosofia. La fede possiede una sua autonomia e una volta che la si possiede si aprono le porte della ragione (credo ut intellegas, credo al fine di comprendere). Una volta che si possiede il credere si può ribaltare la sentenza in intellego ut credam, comprendo al fine di credere, poichè la ragione può essere un valido mezzo per rafforzare e supportare in maniera razionale la fede. C'è una relazione circolare in cui però il punto di partenza è la fede.
[s]POLEMICHE[/s]
Contro i donatisti, seguaci del vescovo Donato delle Case Nere, il quale sostiene che i fedeli che hanno rinnegato il cristianesimo all’epoca delle persecuzioni romane non possano essere riammessi nella comunità locale. Donato rappresenta i piccoli proprietari terrieri opposti all’impero e si chiede: “cos’ha a che vedere il cristianesimo con l’impero?”. La risposta di A. è che bisogna costringere tutti ad aderire al cristianesimo (extra ecclesia nulla salus, concetto derivante dall’episodio).
Contro i pelagiani, seguaci di Pelagio, monaco irlandese che predica in Africa. Secondo Pelagio bisogna rispettare alla lettera le norme etiche del vangelo: Dio non avrebbe fatto richieste al di fuori della portata dell’uomo. Il peccato originale viene eliminato col battesimo e non costituisce alcun ostacolo ad aderire al Vangelo. Per Agostino invece l’uomo non può aderire perfettamente al cristianesimo con le sue sole forze, ha conservato il libero arbitrio ma non la libertà, cioè la capacità di scegliere il bene, può solo scegliere il male, a meno che non intervenga la Grazia, di cui Pelagio, secondo Agostino, sottovalutava l’importanza.
[s]CITTA' DI DIO[/s]
Per Agostino la comunità umana è malvagia in quanto colpita dal peccato originale. Le due città dell’uomo e di Dio sono inscindibilmente unite; solo nei tempi ultimi, i malvagi verranno separati dai buoni. C’è quindi una visione provvidenzialistica della storia che implica una temporalità lineare, dalla nascita di Cristo in senso ascendente verso la salvezza.

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