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Agostino nasce nel Nord Africa attorno al 350 d.C. Apparteneva ad una famiglia agiata.
In una prima fase, la sua vita fu irrequieta: si interessò alla filosofia e al manicheismo (religione orientale che fonde elementi cristiani, buddisti e dello zoroastrismo), convisse con una donna con la quale ebbe un figlio, per poi perfezionare la sua formazione retorica e trasferirsi a Milano per insegnare.
L’ambiente milanese e l’influenza del vescovo Ambrogio furono determinanti per l’approdo alla fede cristiana, che rappresentò per Agostino una svolta verso una totale trasformazione delle sue scelte di vita.
Nel libro VIII Agostino racconta le vicende interiori della conversione e l’episodio che lo condusse definitivamente alla fede cristiana.
Agostino sta leggendo le lettere di San Paolo in compagnia del suo amico Alipio, ma improvvisamente si sente pervaso da un grande tormento perché nel suo cuore percepisce la mancanza della fede che lo avrebbe portato a riscattarsi da quella condizione di transizione e incertezza. Si allontana per sfogare la sua crisi interiore con un pianto liberatorio. Ad un tratto sente una cantilena provenire dall’esterno che ripeteva: “Prendi e leggi”, “tolle, lege”. Agostino sente quelle parole rivolte a lui da Dio, torna indietro, apre il libro che aveva riposto e legge il primo capoverso che gli capita sotto gli occhi: è l’invito di San Paolo ad abbandonare una vita di vizio e carnalità per convertirsi alla Parola di Cristo. Agostino scrive che a quel punto smise di leggere perché non ce n’era più bisogno: il buio della sua anima si era dissolto e la chiarezza della fede lo aveva illuminato, svincolandolo dalle incertezze. “Una luce di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del buio si dissiparono”.

Il libro è incentrato sull’interiorità del protagonista, gli eventi, infatti, sono visti in base alla situazione esistenziale travagliata di Agostino. La cantilena che Agostino sente “tolle, lege” è un vero e proprio omen, ovvero una frase apparentemente priva di significato (le parole non hanno nessuna valenza particolare per chi le pronuncia), ma assumono un significato decisivo per chi le ascolta, in quanto sono portatrici di un messaggio divino.
L’immagine che sembra dominare è la contrapposizione luce e tenebre, tempesta e sereno, che si riferiscono all’affannosa ricerca della fede, capace di illuminare il buio interiore.
Inizialmente Agostino è in preda ad una pioggia di lacrime, ad una tempesta interiore che non dà pace, la sua vita è dominata dal buio dell’incertezza; ma la lettura della pagina di Paolo portano la luce nella sua esistenza, illuminando il buio del suo cuore, portando la chiarezza della fede.
Nel rievocare l’episodio, Agostino ricorda una vicenda analoga che era capitata all’eremita Antonio, il quale, dopo aver sentito una pagina del Vangelo in cui Gesù invitava a vendere tutti i beni e consacrarsi a lui, aveva lasciato tutto per vivere un’esistenza di meditazione, preghiera e privazione nel deserto.

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