Ominide 2630 punti

Wittgenstein

Nacque a Vienna nel 1899 e morì nel 1951 a Cambridge. Era di origine ebraica. Inizialmente frequentò un istituto tecnico (Real Schule) a Linz (compagno di scuola di Hitler), e, in seguito, si laureò in ingegneria a Berlino, per poi prendere una specializzazione a Manchester. Andò a studiare logica e filosofia a Cambridge, dove conobbe Bertrand Russell, e dove rimase fino alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale andò a combattere sul fronte italiano nell’esercito austriaco. Venne fatto prigioniero a Trento e poi a Cassino, per essere poi liberato nel 1919 e tornare in Austria. Grazie alla lettura di Tolstoj (propugnatore di un Cristianesimo Autentico e della Carità) decise di donare il proprio patrimonio alle sorelle

Wittgenstein fu capace di dare vita a due filoni filosofici: il primo è definito Filosofia della Scienza e il secondo Filosofia del Linguaggio.

Nel 1921 esce l’opera principale del suo primo periodo: Tractatus Logico-Philosophicus, di straordinaria portata logica, al punto tale da credere di aver risolto ogni problema filosofico.
Dopo aver scritto quest’opera diventa maestro elementare, giardiniere, architetto e professore; fino a che non si rese conto, nel 1929, di dover autocriticarsi e rivedere determinati punti: tornò allora a Cambridge, dove conobbe Keynes, e si dedicò alla sua seconda importante opera, che uscirà postuma nel 1953, Ricerche Filosofiche. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò totalmente allo studio e alla scrittura.

Tractatus Logico-Philosophicus

In quest’opera Wittgenstein tratta il rapporto fra pensiero, linguaggio e realtà (mondo), che è sempre stato ampiamente trattato dalla filosofia, a partire da Aristotele (che cercò di stabilire una stretta correlazione tra questi tre elementi).
Per Wittgenstein si deve partire con la definizione di Mondo:
“Il mondo è costituito dai fatti atomici, o stati di cose, cioè da fatti che accadono indipendente l’uno dall’altro, ogni fatto complesso è composto da fatti atomici (il riferimento è a Hume).
Un fatto atomico è composto da oggetti semplici, cioè indecomponibili, che sono la sostanza del mondo.
Gli oggetti semplici compongono le proposizioni elementari, che sono gli elementi costitutivi di un linguaggio: sono le raffigurazioni formali possibili di un fatto.”

La filosofia viene quindi ridotta allo stabilire ciò che possiamo dire: noi possiamo costruire proposizioni riguardo a qualsiasi cosa, che però, per avere senso devono essere possibili e controllabili, ma non necessariamente vere, quindi devono essere empiricamente verificabili, una volta effettuata la verifica si può determinare se esse siano vere o false.

Con ciò viene di nuovo spazzata via la metafisica, perché ogni proposizione non verificabile (Dio è buono) viene negata.
Le proposizioni che meglio descrivono i fatti del Mondo sono quelle della scienza, esse infatti esprimono le constatazioni empiriche della Natura.
Il Mondo può essere descritto interamente dalle proposizioni elementari (che descrivono un possibile fatto), con in più l’indicazione di quali siano vere e quali false.

“Ma, siccome da una proposizione elementare non si può inferirne un’altra, perché ognuna raffigura un fatto atomico indipendente, e non esiste un nesso causale, è impossibile inferire gli eventi del futuro da quelli presenti. Non esistono quindi leggi naturali; esistono solo le leggi della logica. Che il Sole sorgerà domani è solo un’ipotesi (Hume)”.
Come diceva Hume, noi siamo abituati a relazionare i fatti, però essi sono singoli e scollegati e quindi si deve eliminare tutto ciò che indica una relazione, perché esistendo solo fatti atomici è falso.

Esiste però per Wittgenstein un mondo dove le proposizioni non sono solo quelle elementari (che riportano fatti che hanno senso, e sono vere o false) e quelle di non-senso (non verificabili e quindi non dotate di senso), ed è quello della Logica.
In esso si trovano le proposizioni logiche, che non hanno lo scopo di descrivere la realtà, ma hanno una funzione logica. Esse si dividono in Tautologie (greco tautos- lo stesso), che sono sempre vere perché esprimono le possibilità generali dei fatti, e sono quindi vere a prescindere dai fatti stessi; e nelle Contraddizioni, proposizioni contraddittorie che esprimono le impossibilità dei fatti e sono sempre false.

La filosofia ha quindi il compito di descrivere e analizzare le proposizioni.

I limiti del linguaggio sono i limiti del Mondo, esso, nel suo insieme di vari fatti, non può essere espresso, perchè le proposizioni possono essere legate ad un singolo fatto
Non possiamo neanche parlare di proposizioni che riguardano la religione, l’etica e i valori, la metafisica e la morte stessa, perché non sono verificabili.
Wittgenstein conclude la sua opera con due concetti importanti: il Mistico non è esprimibile con la logica ma è indispensabile per l’uomo; “ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

Sino a questo punto Wittgenstein era convinto di aver risolto tutto, ma sarà bloccato dal fatto che lui sia partito dall’asserire che i fatti determinino necessariamente la propria manifestazione linguistica, cioè le preposizioni elementari, e quindi si riscontra una contraddizione in termini perché i fatti non hanno relazioni.
Wittgenstein elimina quindi questo rapporto necessario, introducendo la totale casualità quindi la possibilità di esprimere i fatti con molteplici linguaggi, i linguaggi vengono quindi liberalizzati: essi si possono esprimere in contesti particolari e che quindi il senso di una proposizione è da trovare nel contesto e nell’uso (Torre mangia il cavallo).
Fa così una rivoluzione totale su se stesso, spostando l’attenzione all’uso.

Ricerche filosofiche

Nella sua seconda opera vi è la liberalizzazione del linguaggio e la critica al suo stesso Tractatus, che secondo il secondo Wittgenstein è solo una delle possibili forme di linguaggio per esprimere i fatti.

Teoria dei giochi linguistici
Wittgenstein paragona i linguaggi a delle forme di vita, perché se ne formano sempre di nuovi, si evolvono, cambiano ma altri si perdono o muoiono.
Alcune aree di linguaggio sono apparentate perché sono simili tra loro (ad esempio economia, politica, sociologia e diritto), mentre altre non hanno somiglianza: la metafora pone relazioni tra i linguaggi differenti.
Il compito della filosofia è quindi quello di descrivere, paragonare, confrontare e ordinare gli usi del linguaggio, ma siccome la filosofia è solo uno dei possibili modi con il quale è possibile riordinare i linguaggi, Wittgenstein la definisce come una malattia, perché si pretende che il proprio metodo sia il migliore.
L’unica cura da questa malattia sarebbe smettere di filosofare.
Sarà in seguito duramente criticato da Bertrand Russell.

Registrati via email