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Le teologie


Teologie della speranza sono quelle del protestante J. Moltmann e del cattolico J. B. Metz. Moltmann propone una visione escatologica basata sulla fede nella resurrezione di Cristo e su un atteggiamento di fiducia, speranza, impegno nel mondo. Metz inaugura la teologia politica:
afferma che i processi di secolarizzazione, sono un prodotto del Cristianesimo, che ha desacralizzato la natura e proposto l’umanizzazione di Dio. E. Schillebeeckx reinterpreta la tradizione a partire dal presente. C’è una risposta umana e cristiana, che conferisce una sovrabbondanza di senso all’esistenza umana. Vi si aggiunge un”ermeneutica della prassi”, un impegno di umanizzazione del mondo guardando al messaggio escatologico cristiano.
La teologia della liberazione è sorta in America Latina: è una teologia militante, ma è anche una riflessione critica sulla storia alla luce della fede. I popoli sottosviluppati si trovano in uno stato di “dipendenza” che è possibile superare solo con momenti di rottura. La sfida viene dallo sfruttato che non è riconosciuto come uomo.
La teologia del Terzo Mondo è consapevole dell’impatto delle strutture economiche e sociali sulla condizione degli individui; è una teologia contestualizzata e della liberazione.
H. Kùng, piuttosto che di infallibilità, parla di indefettibilità della Chiesa, che viene conservata nella verità malgrado gli errori che può compiere. Ci si trova “di fronte al lento risveglio di una coscienza ecumenica globale”.
Nasce, sia nelle Chiese protestanti che nella Chiesa cattolica, anche una teologia femminista. Un suo concetto base è quello di sororità. Sollecita una riflessione critica sulla tradizione e dentro la Chiesa, rivendica il superamento di ogni subordinazione a vantaggio di un rapporto di reciprocità uomo-donna.
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