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La Scuola di Francoforte


La Scuola di Francoforte ha unito un gruppo di intellettuali che solo in parte si sono richiamati al Marxismo e che hanno dato luogo a una teoria critica della società, a una analisi di aspetti, tendenze e contraddizioni della vita contemporanea, nella quale - oltre che a Marx - si sono richiamati a Hegel e a Freud.

Max Horkheimer nella Dialettica dell’illuminismo (scritta insieme a Adorno) descrive l’illuminismo come l’emblema di un atteggiamento e di un progetto umano di razionalizzazione della realtà. In tale progetto la società e la natura avrebbero dovuto ricadere sotto il controllo della scienza e della tecnica. Ma lo sviluppo economico che è seguito all’Illuminismo, se ha portato alla “società del benessere”, ha anche determinato una situazione di controllo totale della società ad opera di ristretti interessi economici. L’uso della scienza e della tecnica si è tradotto in mezzo di manipolazione e controllo delle coscienze, in una nuova forma di dominio, nella quale il ruolo dell’individuo viene mortificato e annullato. Horkheimer critica la teoria weberiana dell’avalutatività, che scinde i fatti dalle interpretazioni (inserendo i fatti in quadri concettuali che nascondono schemi valutativi impliciti) e la forma di razionalità strumentale che si è affermata nei Paesi capitalistici; ma critica anche il totalitarismo del “capitalismo di Stato” dell’URSS.

Theodor W. Adorno riprende da Hegel il metodo della dialettica, intendendo questa come dialettica negativa, non conciliatoria. I fatti non sono neutri, come pretendeva il Positivismo: essi sono problemi, implicano, quindi, un’analisi e un’interpretazione. Adorno afferma, inoltre, l’impossibilità di cogliere il senso della totalità. Occorre evitare ogni dogmatismo della ragione. Essenziale, per questo (e per la demistificazione di ogni manipolazione ideologica), è il ruolo dell’arte.

Herbert Marcuse esamina il problema del rapporto fra individuo e società dal punto di vista della felicità dei singoli. Recupera la tesi freudiana sulla repressione degli istinti e dei desideri per la sua teoria critica della società. Egli vede la “società del benessere” come quella in cui l’azione repressiva delle tendenze individuali viene generalizzata, estendendosi a tutti gli strati della società. Essa soffoca le tendenze spontanee e la creatività dei singoli, perché si preoccupa soprattutto di realizzare una piena integrazione degli individui nei sistemi di regole dominanti. Marcuse critica la società dei consumi come una “società dello spreco”, egoistica e sovrapposta ai bisogni più autentici delle persone e, soprattutto, a quelli di coloro che, nel “Terzo mondo”, soffrono povertà e fame.


Per Erich Fromm la psicoanalisi aiuta a svolgere un’efficace critica dell’alienazione dell’uomo contemporaneo e della sua infelicità. Nella sua lettura di Marx, i valori della vita, del lavoro liberato, dell’utopia e del Socialismo vengono contrapposti ai disvalori della morte, dello sfruttamento, dell’alienazione e del capitalismo. Egli afferma che occorre effettuare una scelta netta tra due categorie, due progetti di uomo: fra quello dell’avere, dominante nella società dei consumi, e quello dell’essere, che dovrebbe, invece, realizzare i bisogni più profondi e autentici dell’uomo.

Per Walter Benjamin la filosofia deve porre in evidenza il carattere contraddittorio della realtà e opporsi a qualsiasi concezione totalizzante. La storia è luogo di dominio, fra passato e futuro vi è frattura; ma occorre recuperare dal passato l’energia per sfidare il futuro. L’arte è espressione della scissione fra individuo e totalità; per questo, per interpretarla, è possibile solo il metodo dell’allegoria, e cioè un movimento dialettico che spinge a capire ciò che è rappresentato. La cultura e l’arte di massa possono diventare un mezzo di formazione critica.

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