Mongo95 di Mongo95
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Parte dall’esempio dei miracoli: sono da considerarsi come rapporto diretto di un fenomeno con l’Infinito, con l’Universo. Allora una rivelazione non è altro che un’intuizione originaria e nuova dell’Universo, e ognuno deve comunque sapere meglio di tutti che cosa per lui sia originario e nuovo. Quindi “miracolo” è solo il nome religioso di un evento. Da ciò emerge nuovamente la prospettiva del singolo, il soggetto interpretante che si fa avanti e vede in ogni finito che incontra la possibile cifra dell’infinito.
Centrale è il termine “intuizione”. Per Kant essa è limitata all’applicazione di categorie e forme della spazialità, ma non fa il salto verso l’alterità assoluta. Piuttosto è un processo percettivo di registrazione di dati sensoriali. Per Schleiermacher invece è una capacità molto elevata dell’uomo, che lo porta appunto al rapporto con l’alterità, con l’infinito, con l’Universo (non si parla tanto di divinità in senso biblico).

Ciò che conta è la singolarità, la centralità del soggetto empirico. A suo dire, alla dialettica è sempre mancato il “sentimento dell’infinito”, cioè una visione in qualche senso religiosa, che vede nella forma particolare e concreta una manifestazione dell’Universo che si individualizza. Universo che assume forma storica e concreta che l’interprete deve cogliere. L’oggetto è infinito, quindi sono giustificate infinite forme individuali di interpretazione, così come varie sono le forme di religione, in una pluralità armonica. Ogni interpretazione individuale è un pezzo dell’infinito, che però non lo esaurisce mai nella sua progressione.
Questo fatto sembrerebbe anche legittimare qualsiasi argomentazione, così come le sue conseguenze morali e pratiche. È come se, in linea di principio, ogni fatto, interpretazione, punto di vita, equivalesse.

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