Ominide 90 punti

Schelling, Friedrich - Tra natura e non-io

Schelling appartenne al movimento filosofico idealista, di cui rappresentò l'antitesi, quindi il momento della negazione dell'io. Appartenne al famoso circolo di Yena, ed inizialmente appoggiò la filosofia di Fichte, fino a quando si rese conto che L'io puro fichtiano era solo una realtà fittizia che necessitava della natura per completarsi.
Secondo Schelling la natura è sintesi di materialità e spiritualità, per cui si rifa al naturalismo rinascimentale e a Spinoza. Aderì al panteismo idealistico (la natura non ha nulla fuori di sé), affermando chhe l'io non poteva contenere in se qualcosa di più grande (la natura), seppure allo stadio inconscio come aveva affermato lo stesso Fichte.
La natura per Schelling è molteplice (non c'è solo l'io, altrimenti si parlerebbe di identità) e non c'è distinzione tra natura organica e inorganica, poiché anche nella "natura immobile" vi è uno spirito assopito.

La natura non produce cronologicamente, poiché le differenze nel mondo organico sono date dalla diversa quantità di "essere" (vita).
i gradi della produzione sono ontologici, quindi la natura producendo ontologicamente culmina con l'io (uomo-intelligenza).
La seconda fase della filosofia di s. è detta "io trascendentale" perché quando la natura giunge al culmine è l'io a dare senso alla natura stessa.
Schelling usa l'arte (ecco perchè si parla di idealismo estetico) come chiave di lettura per la sua filosofia.
Schelling individua due momenti:
- il momento inconscio, in cui l'artista abbozza il suo progetto;
- il momento conscio, in cui prevale l'intelligenza artistica.
Solo l'artista può essere creatore perchè è l'unico in grado di unire i due momenti.

Registrati via email