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Russell, Bertrand - Teoria del linguaggio, teoria della conoscenza e etica

Appunto di filosofia contemporanea che, brevemente, fornisce una descrizione dei punti fondamentali del pensiero di Russell.

E io lo dico a Skuola.net
Bertrand Russell

Russell vuole portare l'intera matematica alla logica, dimostrando che essa è costituita da pochi concetti logici fondamentali. Egli elabora una teoria del linguaggio secondo la quale:
1. il linguaggio è costituito da proposizioni (enunciati);
2. i simboli, sono gli elementi che costituiscono le proposizioni, quindi sono i costituenti dei fatti (ciò che costituisce i fatti) che rendono le proposizioni vere o false;
3. dei costituenti dei fatti bisogna avere conoscenza diretta per capire il significato dei simboli;
4. la conoscenza diretta è diversa da individuo a individuo.
Un linguaggio perfetto avrebbe una sintassi fondata solo sui primi tre capisaldi e con l'aggiunta del vocabolario diverrebbe un linguaggio perfetto; esisterebbe una sola parola per identificare un oggetto semplice e ogni cosa che non fosse semplice sarebbe indicata con una combinazione di parole semplici.
Ma il quarto dei capisaldi rende irrealizzabile un linguaggio perfetto perché ogni persona deve avere conoscenza diretta per capire il significato di un simbolo, ma questa conoscenza è diversa per ogni individuo e quindi se esistesse una sola parola per indicare un oggetto e questo oggetto non cadesse nell'esperienza della persona che parla, sarebbe impossibile comunicare. Quindi Russell afferma che il linguaggio può esercitare una funzione di comunicazione solo per la sua imperfezione e ambiguità e più imperfetto ed equivoco è, più serve a comunicare.
Ma nelle proposizioni del linguaggio non esistono solo nomi, ma anche verbi che esprimono relazioni tra oggetti. Queste relazioni non sono oggetti particolari percepibili ma universali. Russell, ammettendo l'esistenza degli universali, ammette che si possa parlare di oggetti non esistenti e di oggetti di cui non si ha conoscenza diretta. Per superare questa difficoltà Russell escogita la teoria della denotazione: esistono frasi che non dicono niente sugli oggetti esistenti , ma dicono qualcosa sui simboli della frase. Ad esempio la frase "il presente re di Francia è calvo" non contiene alcun costituente che denota la persona esistente, infatti si può tradurre come "c'è un'entità che è il re di Francia, e questa entità è calva".

La teoria della conoscenza
Russell vuole esaminare la relazione tra l'esperienza individuale e la conoscenza scientifica. "Come conosco io ciò che conosco?"
Il punto di partenza della conoscenza è l'esperienza individuale, ma la conoscenza non si riduce a tale dominio, infatti le parole hanno definizioni ostensive (si può capire una parola riferendosi direttamente al dato immediato senza l'uso di altre parole) e gli enunciati possono essere capiti se composti da parole che comprendiamo, anche se non abbiamo un'esperienza che corrisponde al significato totale dell'enunciato.
• La conoscenza diretta è quella che si riferisce immediatamente all'esperienza; è cioè quella dei cui oggetti «siamo direttamente consapevoli senza un qualsiasi processo di deduzione o di qualsiasi conoscenza di verità». Oggetti della conoscenza diretta non sono le cose, ma i dati sensibili, i dati dell'introspezione, e da quelli forniti dalla memoria.
• Inoltre, Russell ammette che si abbia conoscenza immediata di universali e che tale conoscenza sia il concetto.
• La conoscenza per descrizione è costituita dalla conoscenza della verità; in tal caso, ciò che noi conosciamo è per l'appunto una descrizione e conosciamo inoltre che c'è un solo oggetto al quale la descrizione si applica. Sia gli oggetti fisici, sia gli spiriti delle altre persone non sono conosciuti direttamente ma soltanto mediante la conoscenza per descrizione.
Per Russell la conoscenza per descrizione è comunque riconducibile alla conoscenza diretta, infatti ogni proposizione che noi possiamo capire deve essere composta interamente di costituenti dei quali abbiamo conoscenza immediata.
Per non cadere nel solipsismo (non esiste nulla al di là dell'oggetto, tutto quello che l'individuo percepisce venga creato dalla propria coscienza) Russell sostiene che: osservando che gli altri si comportano in modo simile a me in circostanze simili, ne deduco che i loro stati mentali siano simili ai miei.
Ma gli stati mentali altrui sono desunti in maniera indiretta e quindi non ho nessuna ragione di sostenere la correttezza di tale inferenza (= deduzione), quindi gli stati mentali altrui rimangono sempre e comunque nascosti.

L'etica
L'etica ha il suo punto di partenza nell'esperienza immediata e privata degli individui. Questa esperienza è il desiderio.
Gli enunciati dell'etica non sono enunciati dichiarativi o descrittivo-denotativi, ma sono semplici espressioni di desideri. L'etica non contiene asserzioni vere o false ma soltanto desideri di tipo generale, perché la scienza può dare i mezzi per realizzarli, ma non può dare dei giudizi etici.
Se il giudizio etico è personale e privato, ciò che viene desiderato è universale, cioè si desidera che il proprio desiderio sia il desiderio di tutti.
Quindi le regole morali servono a realizzare i fini che desideriamo e non i fini che dobbiamo desiderare (cioè ciò che qualcun altro desidera che noi desideriamo).
La morale deve soltanto cercare di modificare i desideri degli uomini in modo da minimizzare le occasioni di conflitto. In ogni caso non si tratta di distruggere le passioni ma di rafforzarne alcune di esse a scapito di quelle che generano infelicità. Un valore è l'espressione di approvazione o riprovazione di un soggetto nei confronti di un atto o di un comportamento. Russell afferma che non esistono valori assoluti come la "colpa" o il "peccato" e denuncia la falsità della religione nei suoi aspetti più superstiziosi e incoerenti.

Critica alla scienza
Il difetto della nuova etica è che essa privilegia la società invece dell'individuo, farà quindi soffrire gli individui per il bene pubblico.
La radice di questo pericolo è l'uso della scienza come strumento di potere. I governi e le grandi industrie che si servono dei tecnici, assumono una mentalità completamente diversa da quella degli uomini di scienza: una mentalità piena di senso di potenza, di arrogante certezza e del piacere di manipolare il materiale umano.
La scienza tuttavia offre la possibilità del benessere: l'abolizione della guerra, l'uguale distribuzione della forza ultima e la limitazione dello sviluppo della popolazione. Gli ostacoli alla realizzazione di questo benessere sono le peggiori condizioni dell'uomo: il sospetto , la paura, la forza, l'odio e l'intolleranza.
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