roxx86 di roxx86
Ominide 199 punti

Pragmatismo

Il pragmatismo è un movimento filosofico che si sviluppò negli USA verso la fine dell’ Ottocento in
particolare dalla fondazione del Methaphysical Club nel 1870. Il pragmatismo concepisce il pensiero non
come una verità assoluta (prestabilita) o come una passibile ricezione di dati provenienti dall’esterno ma
come un processo d’intervento attivo sulla realtà.
PIERCE: il vero fondatore del pragmatismo fu Pierce, il quale criticato il concetto hegeliano di deduzione
che si traduce in una scienza delle determinazioni del pensiero concreto, di un pensiero che non presuppone
la realtà di fornte a sé come un dato eterogeneo e respinta la tesi secondo cui la struttura del movimento della
realtà coincide con quello del processo conoscitivo, non crede che il significato delle cose possa cercarsi in
ciò che è pensato nell’atto in cui è pensato ma in ciò a cui questo pensiero può essere connesso quindi

comprendere un’idea significa comprenderne le conseguenze. egli nega da un lato il valore logico
dell’intuizione immediata, dall’altro la possibilità di stabilire un fondamento assoluto della conoscenza non
essendoci le kantiane forme a priori dello spazio e del tempo. Il processo conoscitivo procede per successive
correzioni e adeguazioni delle nostre rappresentazioni dell’oggetto, non essendo il pensiero un recipiente o
uno specchio in grado di accogliere passivamente qualcosa, ma un’attività preposta a organizzare il campo
dell’esperienza. Pertanto un’idea è valida se possiamo verificare l’esito a cui essa porta attraverso le varie
operazioni ed è vera per il soggetto quando costituisce una credenza cioè l’instaurazione di una regola
d’azione la quale dà la possibilità di comportarsi in un certo modo. La sola funzione del pensiero è, perciò,
solo quella di produrre credenze.
Pierce individua quattro metodi atti a fissare la credenza:
1. Metodo della tenacia di chi si rifiuta di mettere in discussione le proprie credenze e porta al potere
la persona ostinata;
2. Metodo dell’autorità che vietando le opinioni discordanti può condurre all’accordo;
3. Metodo della ragione a priori o metafisico che si appella alla ragione e produce costruzioni e
sistemi ideali che sono però incontrollabili. Questo metodo esclude la possibilità dell’errore e quindi
della correzione perché si ritiene infallibile;
4. Metodo scientifico che, secondo Pierce, è il solo metodo che la scienza e la filosofia devono seguire
perché dà la possibilità di correggere i propri risultati e rinuncia all’infallibilità professando ciò che
egli chiama il <fallibilismo> della ragione. Ogni credenza è tale solo se può riconoscere i propri
errori. Il pragmatismo, come lo intende Pierce, non è altro che l’applicazione di quest’ultimo metodo
ai problemi filosofici.
Pierce distingue tre modalità sovrapposte e interindipendenti che costituiscono il presupposto essenziale di
ogni nostra esperienza:
· La primità che riguarda il sentire;
· La secondità che riguarda il dato di fatto, l’oggetto;
· La terzità che funge da ponte tra il sentire e l’oggetto stabilendone una relazione
Oggi Pierce è ricordato soprattutto per aver posto le basi della semiotica contemporanea, la disciplina che si
occupa dei segni. Egli afferma che non c’è pensiero senza segno, che ogni pensiero è in realtà un segno che
rimanda a un pensiero precedente che a sua volta è un segno. Ciò significa che l’universo è un insieme di
segni collegati fra loro in cui non c’è mai un punto di partenza primo e assoluto. Il nostro contatto con la
realtà non è mai diretto ma sempre mediato dal segno, è una continua interpretazione effettuata in base ai
valori condividi della comunità. Il segno viene definito da Pierce come qualcosa che per qualcuno
(l’interpretante) sta al posto di qualcosa (oggetto).
JAMES: Un carattere più spiritualistico ha il pragmatismo di James che tuttavia presentò la sua dottrina
come uno sviluppo del criterio suggerito da Pierce.
Secondo James l’attività del pensiero è sempre subordinata ai fini dell’azione e, ammettendo ciò, si deve
riconoscere che l’influenza che il desiderio e la volontà esercitano sul pensiero non deve essere eliminata ma
può essere considerata come benefica. Il pensiero, per P., non è costituito dall’insieme di sensazioni ma da
parti sostantive sulle quali <sosta> la mente nelle sue contemplazioni, e da parti transitiva, che, sfuggendo
alla contemplazione, danno luogo a quelle relazioni che garantiscono la continuità della conoscenza. In
disaccordo con chi suppone che le nostre idee corrispondano a verità afferma che la verità si forma nel corso
dell’esperienza, quante più idee possediamo tanto più aumenta la nostra possibilità di inserirci nell’ambiente
in cui viviamo, tanto più riusciamo a soddisfare quel bisogno di sicurezza alla base del nostro pensiero. La
verità di un’idea non dipende dal suo fondarsi sull’esperienza passata ma è data dalle sue conseguenze
pratiche future.
Quando la credenza non può essere fatta su basi razionali, l’uomo deve scegliere quella che risponde meglio
alle esigenze della sua vita pratica e allo stesso modo l’uomo ha il diritto di scegliere liberamente la sua fede.
Facendo riferimento alle “Ragioni del cuore” di Pascal, James afferma che bisogna affrontare il rischio della
fede e agire come se si credesse, rinunciare alla fede perché non è sufficientemente dimostrata e in attesa che
venga dimostrata, significa agire come se non si credesse. L’accettazione di una credenza può produrre la
verificazione della credenza stessa, questo è vero soprattutto nei rapporti con gli uomini: la simpatia, l’amore
si conquistano credendo nella loro possibilità. Ma che la fede possa trovare spiegazione è cosa che può
accadere solo in un mondo non dominato da determinismo meccanico. James perciò ha rivolto il suo
pragmatismo alla difesa di una concezione pluralistica e indeterministica del mondo: il mondo è per lui una
totalità di esseri indipendenti e finiti che sono tra loro in rapporto di azione e reazione ma che non sono
dominati da un disegno totale. Il sentimento religioso si origina da un senso di disagio di fronte a ciò che
appare inadeguato alle nostre aspirazioni, James riconduce l’atto del pensiero all’atto religioso. Convinto che
l’idea di Dio costituisca l’unica garanzia per instaurare nel mondo un ordine naturale, James osserva che
l’unico Dio meritevole debba essere finito sia in potenza che in sapere, compagno di strada che incoraggia
gli uomini ma non li domina.
DEWEY: il punto di partenza di Dewey è l’esperienza ma il suo concetto di esperienza è diverso da quello
tradizionale dell’empirismo che afferma che l’esperienza è l’intero mondo dell’uomo, un mondo privo di
elementi di disordine, turbamento e di errore. L’esperienza di cui parla Dewey è primitiva, indiscriminata e
grezza, e include dentro di sé tutte le qualità o i fattori di rischio e di errore che agiscono nella vita umana.
L’esperienza non si riduce a conoscenza né tantomeno a soggettività, l’esperienza deve essere assunta nel
suo significato più vasto; l’esperienza comprende l’intero mondo degli eventi e delle persone: essa è
sostanzialmente storia in quanto racchiude le condizioni oggettive (forze e eventi) e la registrazione e
valutazione di questi eventi fatte dall’uomo. Perciò l’esperienza è sempre esperienza umana.
La posizione di Dewey è dunque naturalistica perché mette in relazione mondo biologico e mondo
spirituale infatti l’esperienza, come la natura, si sviluppa attraverso tre livelli, fisico, psichico e mentale, i
quali pur essendo collegati da un rapporto di continuità evolutiva, presentano caratteristiche proprie. La
coscienza è il momento critico e negativo dell'esperienza, quando l'esigenza di un mutamento radicale viene
sentito con intensità particolare. La coscienza è l'esperienza stessa nel momento della sua crisi. Il rapporto
dell'uomo con l'ambiente naturale e sociale è sempre incerto e instabile. Nessuna struttura e tantomeno
l'autoillusione ("la fallacia filosofica", come la chiama Dewey) garantisce questi rapporti. Lo spirito per
Dewey è il sistema di credenze, interessi, accettazioni e rifiuti che si forma sotto l’influenza dell’abitudine e
della tradizione. L’individuo con mente è capace di cogliere i significati delle cose, di intendere le loro
relazioni e le loro connessioni; il comportamento individuale non è la risultante della percezione di uno
stimolo e di una reazione ma è dato dall’insieme delle disposizioni che produce e si costituisce solo in
relazione al soggetto conoscente, non essendo possibile separare la mente e la vita organica dalla natura
fisica.
Egli afferma che la filosofia se non vuole rompere del tutto con la scienza, deve diventare operativa e
sperimentale.
Fini e mezzi  Molte sono le cose che hanno il potere di soddisfarci, che sono valori di fatto in un certo
momento, ma i valori più propriamente umani sono i valori di diritto che promettono di rendere la nostra
esperienza più operosa, più feconda. Non esistono valori o fini assoluti cioè indipendenti dal rapporto con i
mezzi, i fini propriamente umani sono costruiti in base ai mezzi necessari per la loro realizzazione. I mezzi,
dice D, sono le parti frazionarie del fine. Da qui si nota la critica a Machiavelli cioè <Nessun fine giustifica i
mezzi>, infatti un fine conseguibile solo con mezzi ripugnanti, è esso stesso ripugnante.
Scienza e democrazia  L’atteggiamento scientifico si identifica con la razionalità democratica cioè con un
metodo di coesistenza basato sulla libera discussione, sul pluralismo e sull’autocorreggibilità. Quindi la
democrazia, per Dewey, non è solo una tecnica politica ma anche un ideale umano e sociale e precisamente
l’ideale di una partecipazione sempre più vasta degli individui alla vita comunitaria. Lo Stato democratico è
qualcosa di più di una forma di governo, è prima di tutto un tipo di vita associata.
Il pragmatismo in Italia si sviluppò con:
- Giovanni Papini: la filosofia deve trasformare il mondo con la ricerca di nuovo modi di conoscenza
e accrescerlo con la creazione di nuovi mondi.
- Giuseppe Prezzolini: il pragmatismo include non soltanto un metodo conoscitivo e chiarificativo ma
anche l’affermazione della creatività spirituale dell’individuo.
- Giovanni Vailati: individua nella deduzione non solo il criterio di prova della verità di un fatto ma
anche lo strumento di ricerca di nuove verità. Afferma, inoltre, che le teorie scientifiche, che
correggono o precisano meglio i risultati delle esplorazioni precedenti, rendono più facile il
raggiungimento degli scopi stabiliti a quelle che susseguono.
- Mario Calderoni: in linea con Vailati, secondo il quale le teorie scientifiche sono strumenti per la
previsione e la determinazioni di fatti futuri, ritiene che la storia delle scienze ci mostra che molte
cose credute in un dato momento, prive di senso, nascondevano un senso più profondo delle altre.
Nell’applicare il criterio pragmatico alla condotta umana, afferma che il valore di un’azione non va
ricercato nell’universalità della norma ma si identifica con le conseguenze pratiche della nostra
condotta.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email