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Popper e la nuova epistemologia

Partendo dal presupposto che la scienza non può essere ridotta a formule linguistiche definite in
maniera univoca, Karl Raimund Popper sottolinea come l’unico principio in grado di distinguere
le proposizioni scientifiche da quelle dogmatiche (o mitiche) è il criterio di falsificabilità.
L’esperienza, quindi, viene vista come termine di confronto con cui si misurano le ipotesi dello
scienziato. Non a caso egli ritiene l’induzione un “mito”, in quanto nessuna regola può garantire di
compiere una generalizzazione prodotta da osservazioni vere, nonostante si ripetano spesso, infatti è
sempre possibile che l’esperienza falsifichi la suddetta generalizzazione.
Popper distingue:
- Determinismo fisico, che descrive il mondo come un sistema fisicamente chiuso
- Indeterminismo fisico; che ritiene che non tutti gli eventi del mondo fisico sono

predeterminati in tutti i loro dettagli infinitesimali.
Egli cerca di risolvere il cosiddetto “problema di Descartes”, che riguarda le influenze reciproche
tra stati fisici e stati mentali, attraverso la combinazione rispettivamente di libertà e di controllo.
Così Popper dimostra che i nostri stati mentali controllano, alcuni dei nostri movimenti fisici;
rivendicando la reciproca relazione causale che si può istituire tra mente e corpo, poiché tra l’altro
l’universo è proprio un insieme di eventi e di processi anch’essi interagenti.
Teoria dei tre mondi Popper individua 3 Mondi
- Mondo 1, mondo delle realtà materiali di cui facciamo normalmente esperienza;
- Mondo 2, mondo dei processi (esperienze) soggettivi;
- Mondo 3, mondo della produzione culturale (conoscenza –contenuti costitutivi della mente).
Il mondo 1 è in relazione con il mondo 2, mentre il mondo 2 è in relazione con il mondo 3. Lo
sforzo del saggio deve essere quello di capire che succede nel mondo 2 e essere asettici per
comprendere cosa succede nel mondo 3, che è una produzione dell’uomo, non stabile, ma probabile,
mutabile e corruttibile. Inoltre è necessariamente falsificabile in base al mondo 1 (quindi un lavoro
di natura congetturale).
Popper si pone in contraddizione con la dottrina dei riflessi condizionati (Pavlov), distinguendo tra
comportamento meramente passivo (comportamento rispondente), determinato dagli stimoli
ambientali e comportamento operante, che produce conseguenze sull’ambiente. Tutto ciò non
dimostra che lo studio delle attività nervose superiori degli animali chiarisca lo sviluppo della vita
psichica dell’uomo, poiché non è corretto ridurre i comportamenti individuali a movimenti
meccanici, in quanto la mente non è la somma totale delle sue esperienze. Inoltre afferma che tutti i
riflessi sono incondizionati, i riflessi condizionati sono frutto di un’alterazione che eliminano
totalmente o parzialmente le false partenze, ossia gli errori nel processo per prova ed errore.
Popper respinge sia la tesi secondo cui la nostra conoscenza del mondo è il risultato
dell’osservazione o dell’esperienza sensoriale e quella secondo cui la nostra conoscenza è frutto
dell’accumulazione, della ripetizione, delle percezioni e osservazioni. Egli giunge alla conclusione
che la nostra conoscenza sia ipotetica, perché:
· Non esiste alcun metodo per scoprire una teoria scientifica;
· Non c’è un metodo di verificazione;
· Non c’è un metodo per accertare che l’ipotesi sia probabile.
Tra la teoria della verità come coerenza (una proposizione è vera se coerente con il resto della
nostra conoscenza) e la teoria della verità come utilità (una proposizione è vera se risulta
pragmaticamente utile), Popper sceglie di abbracciare la teoria della verità come corrispondenza,
che va a correlare la teoria ai fatti fungendo da “idea regolativa”. Egli afferma che una congettura
falsa può essere più o meno vicina alla verità, questa è l’idea di verosimiglianza, necessaria in ogni
realismo critico e per qualsiasi teoria critica della scienza.
Popper contrappone il metodo dialettico al metodo per prova ed errore, e ritiene che lo sviluppo
della dialettica dovrebbe servire come esortazione a difendersi dai pericoli che riguardano la
costruzione degli stessi sistemi filosofici, quindi la filosofia non dovrebbe essere il fondamento di
qualsiasi tipo di sistema scientifico. Egli critica sia l’essenzialismo metodologico, che ritiene che il
compito della filosofia sia quello di determinare la natura più intima delle cose sia il profetismo
storico, che ritiene possibile che l’uomo possa profetizzare il futuro poiché ciò non trascende i limiti
della mente umana. Ciò dimostra che entrambe le correnti hanno confuso il concetto di previsione
scientifica con quello di profezia storica, in quanto egli ritiene che la storia dell’umanità non sia in
grado di determinare il futuro; non a caso dimostra che lo storicismo è il tentativo di sostituire alla
speranza e alla fede, la previsione tecnologica.
Popper ritiene che non vi siano grosse differenze tra metodi delle scienze sociali e quelli delle
scienze della natura, poiché da una parte non esistono teorie assolute nel campo delle scienze della
natura e dall’altro vi sono solo leggi generali di carattere ipotetico per quanto riguarda il metodo
scientifico. Dato ciò egli afferma che i progetti di riforma sociale non sono da attuarsi come
cambiamenti totali ma attraverso ipotesi di lavoro da controllare costantemente in base
all’esperienza. Dopo aver rimarcato l’antitesi esistente tra il programma dell’ingegnere sociale
gradualistico ( che persegue i suoi scopi attraverso un graduale piano di riforme) e quello del
meccanico sociale olistico (che sacrifica la vita della generazione presente in nome di una speranza
illusoria), Popper ricorda che il primo programma corrisponde a una “società aperta” (in cui i
singoli individui sono chiamati a prendere decisioni personali) mentre il secondo programma
rappresenta una “società chiusa” (una società che non prevede mutamento, ed è governata da un potere
assoluto).
Secondo l’autore il metodo sociale riformistico consente di individuare e di controllare le
conseguenze non volute delle azioni politiche, poiché il potere dello Stato non può prescindere
dall’azione che mira a promuovere la maggiore uguaglianza possibile, inoltre non bisogna
permettere al potere economico di dominare quello politico. Altre visioni dello Stato:
- Platone, riteneva che lo Stato dovesse essere controllato da una casta burocraticosacerdotale,
e retta dall’ “uomo regio”;
- Hegel, affermava che la comunità umana dovesse essere fondata sulla totalità del processo
storico, oltre che sul processo dialettico dello Spririto oggettivo;
- Marx, dichiarava che il potere dello Stato doveva costituire il mezzo attraverso cui la classe
vincente otteneva il controllo su quella più debole, essendo la miseria umana la problematica
più urgente.
Sostanzialmente lo Stato, per Popper, doveva assicurare all’individuo, alla società e al governo
rappresentativo la loro legittima funzione, poiché l’interesse generale non deriva dalla somma degli
interessi individuali. In conclusione, egli ritiene che il mondo delle democrazie occidentali non sia il
migliore di tutti i mondi pensabili, ma è migliore rispetto a tutti gli altri mondi che hanno
caratterizzato la storia e di cui noi siamo a conoscenza.
Dopo aver parlato del pensiero di Popper nel sottolineare l’importanza della falsificazione (quella
prova che avendo avuto esito negativo, porta all’abbandoni della teoria precedentemente accettata),
passiamo a Thomas Samuel Kuhn. Egli si rifà al pensiero dei razionalisti popperiani (Lakatos,
Laudan e Feyerabend) i quali ritenevano che il compito della scienza non dovesse essere quello di
spiegare il mondo, perchè la scienza non è un’accumulazione di verità, da questo presupposto Kuhn
ritiene impossibile fornire una spiegazione gradualistica dell’evoluzione della scienza. Sostiene
invece come la scienza sia un ventaglio di congetture, che si vanno a sostituire vicendevolmente,
ma che comunque non possono garantire la rappresentazione di ciò che è realmente la natura.
Kuhn afferma che in ogni epoca vi sono un insieme di regole identificate come quadro di
riferimento delle istituzioni scientifiche, esse inevitabilmente verranno sostituite da un altro
paradigma, tuttavia partendo da questo assunto egli accomuna il ricercatore a un giocatore di
scacchi, che dato un problema e data la scacchiera che gli si pone davanti, va a vagliare diverse
mosse alternative per giungere alla soluzione. Ricapitolando, Kuhn sostiene che lo sviluppo del
sapere scientifico, sia costituito dall’alternarsi di momenti diversi di acquisizione del sapere, a cui
corrisponde una progressiva eliminazione delle conoscenze ritenute erronee. E’ proprio per questo,
che sostiene infondata la tesi che vede la storia della scienza realizzarsi attraverso un processo
rettilineo. Sostanzialmente con il mutare dei problemi, muta anche il criterio che differenzia una
soluzione scientifica da una speculazione metafisica.
Un altro esponente della nuova epistemologia è Imre Lakatos, egli afferma che lo sviluppo della
scienza debba essere ricercato da un continuo confronto tra due teorie discordanti, e i fatti e non
semplicemente tra teoria e fatti. Così viene dimostrata l’ unilateralità:
- della tesi giustificazionistica, che pretende che le teorie scientifiche vengano provate ancor
prima di essere pubblicate;
- di quella probabilistica, che crede che una macchina possa fotografare istantaneamente il
valore di una teoria;
- di quella falsificazionistica, che immagina che l’eliminazione sia il risultato del verdetto
dell’esperimento.
Lakatos propone un nuovo criterio di demarcazione tra “scienza matura” (un progetto scientifico in
cui vengono anticipati fatti nuovi e nuove teorie) e “scienza immatura” (trama di tentativi ed errori);
la scienza matura infatti è costituita da un programma di ricerca, ossia un insieme di teorie che
obbediscono a regole di ordine metodologico. Questo programma di ricerca è costituito da un
nucleo euristico, cioè un insieme di ipotesi non falsificabili, attorno al quale gli scienziati
allestiscono una cintura protettiva, fatto ciò elaborano un’euristica negativa che protegga la teoria
dall’euristica positiva, che va a trasformare i problemi per creare nuove previsioni. Ciò dimostra che
per Lakatos non c’è un momento nel quale un programma di ricerca può essere screditato e quindi
accantonato.
Tuttavia la posizione di Lakatos non spiega il perché gli scienziati ritengono risolte, la maggior
parte delle controversie scientifiche; mentre Larry Laudan sostiene che la modifica di una teoria
costituisce un progresso solo se la nuova teoria risolve più problemi della precedente. Laudan si
pone in dissenso con Kuhn per quanto riguarda la questione che vede i meccanismi razionali utili
per stabilire se una linea di ricerca è preferibile rispetto a un’altra; questo perché egli sostiene che la
scienza è un’attività che tende a elaborare i metodi cognitivi più adeguati per la soluzione di
problemi sia concettuali che empirici.
L’ultimo pensatore di questa corrente che andremo a trattare è Paul Feyerabend, egli sostiene che
la scelta tra una teoria o un’altra non deriva da metodi razionali, ma più semplicemente dal gusto
del ricercatore. Dato che il lavoro di ricerca è tanto più creativo quanto più non si lascia incatenare
da regole precostituite, e dato che i procedimenti della scienza non si conformano a uno schema
comune poiché gli uomini intelligenti non si lasciano limitare da regole ma sono opportunisti, ossia
utilizzano quei mezzi che in una data situazione si rivelano più utili al raggiungimento del proprio
fine; Feyerabend giunge alla conclusione che non è possibile una forma definitiva di razionalità.
Ad esempio è impossibile provare che la popperiana società aperta è realmente una società libera,
infatti i criteri della razionalità scientifica non si stabiliscono passo dopo passo, ma solo nell’ambito
di determinati quadri mentali, poiché la scienza è uno dei tanti strumenti inventati dall’uomo per far
fronte al proprio ambiente.
Feyerabend sostiene che il potere di uno Stato non viene introdotto dall’alto, ma parte dall’interno,
cioè da quegli uomini che vogliono diventare indipendenti, nel modo a loro più consono. Egli
arriverà a sostenere persino che l’anarchismo (relativismo democratico), può essere un’eccellente
medicina sia per l’epistemologia sia per la filosofia della scienza, poiché nella vita non decide il
valore del singolo ma la contesa tra molti valori.
LIPTON (medico) contrario all’affermazione che all’interno del DNA è possibile costruire la
nostra storia biologica e definire anche il nostro destino, afferma che la mente è più forte del DNA
infatti ci sono dei casi in cui malattie spesso fatali vengono sconfitte. Inoltre, viene posta
l’attenzione alle anomalie e bisogna fare in modo che non venga sempre adottata la ricerca normale
o convergente perché tende a mantenere in atto lo stesso procedimento metodologico, invece, il
metodo deve essere cambiato. Bisogna sostituire alla base logica una base di natura psicologica e
sociologica. Ciò portò all’accusa di Khun di essere un relativista.

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